Di Luca Franceschi
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La dichiarazione di Chisinau, adottata dai ministri degli Esteri dei 46 Stati membri del Consiglio d’Europa in materia di migrazione nel quadro della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, rappresenta una conferma della validità delle politiche immigratorie del governo Meloni, che si pongono come modello di riferimento per l’intera Europa. Il documento sottolinea il diritto sovrano degli Stati di controllare gli accessi alle proprie frontiere e di tutelarle, oltre ad aprire prospettive concrete per la realizzazione di hub dedicati ai rimpatri, strumento essenziale per contrastare e disincentivare la migrazione irregolare.
Il governo italiano ha abbandonato definitivamente l’approccio delle “porte aperte” che aveva caratterizzato le amministrazioni precedenti, un modello che si era rivelato fallimentare generando sprechi di risorse e problemi di sicurezza su tutto il territorio nazionale. Giorgia Meloni e la sua squadra di governo hanno portato avanti un lavoro decisivo per invertire questa rotta.
I dati attestano il successo di questa strategia: i rimpatri hanno registrato un incremento del 50% rispetto al 2022, mentre gli sbarchi continuano a diminuire significativamente. Nel corso dei primi quattro mesi del 2026, il calo degli arrivi ha raggiunto una flessione superiore al 45% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente. Questi numeri dimostrano l’efficacia della lotta al traffico di esseri umani e il superamento dei fallimenti della precedente gestione dell’immigrazione.
