Di Luca Franceschi
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Da giorni la destra attacca Alessandra Todde e il Movimento 5 Stelle sostenendo che sarebbero contrari alle energie rinnovabili. Si tratta però di una ricostruzione falsa e smentita dai numeri. Il Movimento 5 Stelle rappresenta la forza politica che più di tutte ha investito in fotovoltaico, comunità energetiche, efficienza energetica e autoconsumo. Senza il lavoro dei governi a guida pentastellata, l’Italia si troverebbe oggi molto più indietro nel percorso della transizione ecologica.
A dichiararlo è il vicepresidente M5S Stefano Patuanelli attraverso un lungo intervento pubblicato sui social.
La legge regionale della Sardegna non blocca affatto le energie rinnovabili. La Regione ha una superficie complessiva di 24.100 chilometri quadrati e la norma contestata dal Governo lascia comunque disponibili oltre 241 chilometri quadrati di territorio, una superficie sufficiente per installare tra i 15 e i 20 GW di nuova capacità fotovoltaica. Attualmente in tutta la Sardegna sono installati circa 2,5 GW e l’obiettivo assegnato per il 2030 è di 6,2 GW, un traguardo che la presidente Todde ha già confermato di voler raggiungere. Parlare quindi di blocco delle rinnovabili costituisce una bugia.
La legge regionale identifica come aree idonee tetti, capannoni, pensiline e superfici già urbanizzate, prevedendo investimenti per 678 milioni di euro, che con ulteriori interventi si avvicinano al miliardo, destinati a comunità energetiche, fotovoltaico, sistemi di accumulo e autoconsumo. La Sardegna non dice no alle rinnovabili, ma dice sì a un modello in cui l’energia pulita produce benefici concreti per cittadini e imprese, non rendite per pochi speculatori.
Il rischio della deregulation voluta dal Governo appare evidente: autorizzare indiscriminatamente grandi impianti a terra senza obbligo di accumulo significa produrre energia nelle ore in cui la rete non è in grado di assorbirla. In questo modo una parte dell’energia viene tagliata o esportata a prezzi bassissimi. I profitti restano ai grandi operatori, mentre i costi di congestione e bilanciamento della rete vengono sostenuti da Terna e scaricati sulle bollette di famiglie e imprese.
Per questo motivo si insiste su comunità energetiche, accumuli e autoconsumo. Si tratta dell’unico modello che consente di utilizzare localmente l’energia prodotta, ridurre davvero le bollette e generare benefici diffusi sui territori.
Il paradosso è che il Governo attacca la Sardegna ma non risolve i problemi reali. Non ha introdotto l’obbligo di accumulo per i grandi impianti, tiene bloccate da mesi migliaia di domande relative alle Comunità Energetiche Rinnovabili e non sta pagando con tempi certi le imprese che hanno anticipato i costi del Reddito Energetico Nazionale.
Per queste ragioni è stato chiesto direttamente a Giorgia Meloni di chiarire quante domande sulle Comunità Energetiche siano ancora ferme, quante risorse siano effettivamente disponibili e in quali tempi il Governo intenda sbloccare le pratiche. Era una domanda concreta che riguarda migliaia di famiglie e imprese. La Presidente del Consiglio non ha risposto e ha preferito buttarla in polemica politica.
La vera contraddizione è tutta del Governo: impugna una legge regionale che consente comunque di installare fino a 20 GW di fotovoltaico, blocca le Comunità Energetiche, ritarda i pagamenti del Reddito Energetico e non impone sistemi di accumulo. Poi pretende di dare lezioni di transizione ecologica. La verità è semplice: il Movimento 5 Stelle e la Sardegna vogliono più rinnovabili, ma vogliono che servano ai cittadini e ai territori, non agli speculatori.
