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RAI STORIA * “LEONE PICCIONI. CULTURA COME APPRODO” – 14/05(15.00) : «L’INTELLETTUALE CHE DIRESSE “L’APPRODO”, LA STORICA RUBRICA DELLA RADIOTELEVISIONE ITALIANA, STUDIOSO DI LEOPARDI E PROMOTORE DEL JAZZ» (VEDI-SEGUI DIRETTA VIDEO – LINK / RIVEDI STREAMING)

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09.12 - mercoledì 13 maggio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Leone Piccioni (Torino, 9 maggio 1925 – Roma, 16 maggio 2018) ha vissuto una doppia identità, intimamente intrecciata: letterato e dirigente del servizio pubblico radiotelevisivo. In occasione dell’anniversario della scomparsa, Rai Cultura lo ricorda con lo speciale “Leone Piccioni. Cultura come approdo”, in onda giovedì 14 maggio alle 15.00 e in replica venerdì 15 maggio alle 23.00 su Rai Storia.

Figlio di Attilio, senatore democristiano più volte ministro e vicepresidente del Consiglio, e fratello minore di Piero, pioniere del jazz in Italia, Leone Piccioni è stato per tutta la vita studioso di Leopardi – ne parla Fabiana Cacciapuoti, presidente del Centro Studi Leopardiani – e ha avuto tra i suoi maestri e sodali Giuseppe Ungaretti, del quale è stato prima assistente universitario alla Sapienza e poi curatore dell’opera omnia.

Ha avuto contatti con tutto il mondo letterario e artistico italiano e a lui si deve la valorizzazione della musica jazz e brasiliana e della letteratura afroamericana. Di questo aspetto parla Silvia Zoppi Garampi, docente di letteratura al Suor Orsola Benincasa, che ha incontrato e studiato l’opera letteraria di Piccioni.

In Rai ha diretto per oltre trent’anni “L’approdo”, la più celebre rubrica di lettere e arti del servizio pubblico, che rappresenta un compendio di testimonianze e di momenti della cultura dell’Italia repubblicana unica nel suo genere.

Nata a Radio Firenze libera nel 1944, “L’approdo” è stata poi rivista culturale (dal 1952) e trasmissione televisiva (dal 1963), attraverso l’impegno costante di Piccioni e dei membri del comitato di redazione, Ungaretti, Gadda, Carlo Bo, Roberto Longhi, solo per citarne alcuni.

Da dirigente Rai, Leone Piccioni ha diretto il Telegiornale, ha avviato le Tribune politiche, ha reso grande lo spettacolo televisivo e rilanciato la radio negli anni ’60, e sotto la sua direzione (1965-69) sono nati programmi come “Bandiera Gialla”, “Gran Varietà”, “Chiamate Roma 3131”. Renzo Arbore è il testimone di quella felice stagione della radio, una “seconda giovinezza” nell’epoca del transistor e dell’autoradio.

Micol Forti, curatrice della mostra ai Musei Vaticani, parla invece della collezione d’arte di Leone Piccioni (“mio vanto, mio patrimonio”, come lui stesso la definiva), in cui si riscontra l’interesse per il ‘bello’ e per il ‘nuovo’ dell’arte contemporanea.

Una vita intensa e piena di interessi quella di Leone Piccioni, vissuta fino alla fine come promotore culturale, in special modo della poesia e della letteratura. Lo racconta la figlia Gloria Piccioni che, con la Fondazione Conservatorio San Carlo Borromeo di Pienza presieduta da Giampietro Colombini e con il Comune di Pienza, sta organizzando il Centro studi nella città toscana che il padre elesse suo “buen ritiro” dagli anni ’70.

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