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ISTAT * ECONOMIA: «NEL PRIMO TRIMESTRE 2026 CRESCITA GLOBALE DISOMOGENEA / PIL ITALIANO +0,2%, PRODUZIONE INDUSTRIALE +0,7% ED INFLAZIONE AD APRILE +2,9%»

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11.12 - martedì 12 maggio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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• Nel primo trimestre del 2026 il ciclo economico internazionale è caratterizzato da un marcato dinamismo della regione asiatica, una buona performance degli Stati Uniti e una persistente debolezza in Europa.

• I dati disponibili incorporano solo in parte gli effetti del conflitto in Medio Oriente, che sta determinando una forte riduzione nell’offerta e un marcato rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche. Le prospettive restano incerte, strettamente legate alla durata della guerra e ai suoi effetti sul mercato energetico.

· Il Pil italiano, è cresciuto, secondo la stima preliminare del primo trimestre 2026, dello 0,2% su base congiunturale, proseguendo il percorso di espansione iniziato nel secondo semestre 2025.

· A marzo, l’indice destagionalizzato della produzione industriale ha segnato il secondo incremento consecutivo in termini congiunturali (+0,7%, dopo +0,2% a febbraio). Nella media del primo trimestre la produzione è, tuttavia, leggermente diminuita rispetto ai tre mesi precedenti (-0,2%).

· Sul mercato del lavoro, scende lievemente il numero di occupati a marzo (-0,1% rispetto a febbraio), attestandosi a 24 milioni e 124mila unità. Il calo coinvolge le sole donne, i 15-24enni e chi ha almeno 50 anni di età. Per posizione professionale, l’occupazione si riduce tra i dipendenti a termine e tra gli autonomi. Nel primo trimestre 2026, la dinamica congiunturale degli occupati risulta in lieve crescita (+0,1%).
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Ad aprile, secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è aumentato in Italia del 2,9% su base tendenziale, con una accelerazione (+1,6% a marzo) causata dai recenti eventi internazionali, avvicinandosi alla media dell’area euro (+3,0% ad aprile; +2,6% a marzo).

Focus: L’impennata inflazionistica registrata tra il 2022 e il 2023 e le recenti pressioni al rialzo dei prezzi hanno riacceso il dibattito sul drenaggio fiscale (fiscal drag), il fenomeno per cui l’aumento nominale dei redditi spinge i contribuenti verso scaglioni d’imposta più alti, aumentando l’aliquota media. Secondo le stime Istat condotte con il modello FaMiMod, le riforme fiscali attuate tra il 2021 e il 2026 hanno più che compensato il drenaggio osservato nello stesso periodo, comportando un beneficio medio pari a 40 euro per contribuente. Un ruolo cruciale è stato svolto dal passaggio dalle detrazioni per i figli a carico all’Assegno unico, la cui legge istitutiva ne prevede l’indicizzazione al costo della vita. Le misure hanno avuto un forte profilo redistributivo, favorendo i redditi medio-bassi e i lavoratori dipendenti, mentre i pensionati e i redditi più elevati risultano penalizzati o non interamente compensati.

Le prospettive dell’economia mondiale restano incerte, a causa del perdurare delle crisi geopolitiche e della frammentazione dei mercati internazionali. L’acuirsi del conflitto in Medio Oriente, innescato dall’attacco all’Iran di fine febbraio, ha causato una forte riduzione nell’offerta di prodotti energetici e un conseguente aumento dei prezzi. Il blocco prolungato dello Stretto di Hormuz ha escluso dal mercato internazionale una quota significativa della produzione petrolifera, spingendo il Brent ben oltre la soglia dei 100 $/barile (120,4 $/barile la quotazione media ad aprile secondo i recenti dati della Banca Mondiale). Tale dinamica ha generato effetti sistemici immediati: l’inflazione globale, che sembrava in fase di rientro, ha subito nuovi rialzi, costringendo le banche centrali a sospendere il ciclo di tagli dei tassi d’interesse previsto per la primavera. La dimensione dell’impatto economico della crisi attuale rimane di difficile valutazione, ma la persistente compromissione delle rotte di approvvigionamento e delle infrastrutture energetiche presenti nell’area suggerisce che il mercato non abbia ancora interamente scontato gli effetti di un eventuale conflitto di lunga durata.

Commercio mondiale in crescita nei primi due mesi dell’anno. Il volume degli scambi internazionali di merci (secondo i dati del Central Plan Bureau) è aumentato dell’1,9% a febbraio 2026 rispetto a gennaio, facendo seguito a un incremento del 2,8% nel mese precedente. Dal lato delle importazioni, si osserva un aumento sostenuto in molti paesi e regioni. Solo le importazioni dalla Cina (-1,0%) e dall’Asia emergente (-1,5%) mostrano una moderata flessione, dopo la forte crescita registrata a gennaio. Anche dal lato delle esportazioni, si riscontra un incremento congiunturale significativo in diverse aree geografiche. A febbraio crescono in particolare l’export dell’America Latina (+4,8%), delle altre economie avanzate (+3,3%) e degli Stati Uniti (+3,9%). Al contrario, si registra una contrazione delle esportazioni per il Giappone (-5,8%) e per il Regno Unito (-3,8%).

Tensioni nei mercati delle materie prime energetiche. Nonostante l’elevato livello degli stoccaggi a livello internazionale, l’incertezza sulla sicurezza delle infrastrutture estrattive e la necessità di diversificare ulteriormente i canali di fornitura mantengono i prezzi del gas e soprattutto del petrolio su un sentiero di crescita rispetto ai valori di inizio anno (Figura 1). In particolare il Brent è salito di oltre il 16% ad aprile (dati Banca Mondiale) mentre l’indice del gas naturale nello stesso mese ha mostrato un calo di circa il 12%.

L’euro in moderata ripresa a marzo. Nei primi mesi del 2026, il tasso di cambio nominale dell’euro rispetto al dollaro (1,13 il valore medio nel 2025) ha mostrato una tendenza al rafforzamento, spinto principalmente dalle dinamiche geopolitiche (1,17 dollari per euro, in media tra gennaio e aprile). Al momento l’apprezzamento nominale dell’euro appare ancora abbastanza contenuto e non sembra potere determinare forti effetti in termini di minore competitività di prezzo sui mercati internazionali dei prodotti realizzati nell’area euro.
Ritmi differenziati di crescita a inizio anno. ll primo trimestre del 2026 delinea una evoluzione del ciclo internazionale caratterizzata da un marcato dinamismo delle economie asiatiche, dalla buona performance di quella americana e da una debolezza di quelle europee. La Cina si conferma il principale motore della crescita mondiale (+1,3% la crescita congiunturale del Pil, da 1,2% nel quarto trimestre 2025) grazie a un aumento robusto del comparto industriale, mentre gli Stati Uniti (+0,5%, da +0,1%) mostrano una ripresa, grazie alla spinta dei settori tecnologici legati all’IA. Al contrario, l’area euro appare in una fase di sostanziale stagnazione (+0,1%, da +0,2%) a seguito di costi energetici ancora elevati e delle incertezze geopolitiche che continuano a pesare sulla fiducia di imprese e consumatori.
In forte peggioramento le prospettive per l’economia euro: l’Economic Sentiment Indicator (ESI) della Commissione europea segnala ad aprile un forte calo (-3,2 punti, Figura 2), causato dal deterioramento della fiducia tra i consumatori, così come nei servizi e nel commercio al dettaglio. Il sentiment nelle costruzioni e nell’industria è rimasto sostanzialmente stabile. A livello nazionale, l’ESI è peggiorato significativamente in Germania (-3,9 punti), Francia (-3,0) e Italia (-2,8) mentre è diminuito in Spagna (-0,9).

 

LA CONGIUNTURA ITALIANA
PIL italiano ancora in crescita nel primo trimestre. Nel periodo gennaio-marzo del 2026, il Pil italiano, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2020, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, ha evidenziato, secondo la stima preliminare, una crescita dello 0,2% su base congiunturale, proseguendo il percorso di crescita iniziato nel secondo semestre 2025. La performance dell’economia italiana è stata migliore di quella francese (+0,0%) ma peggiore di quella spagnola e tedesca (rispettivamente +0,6% e +0,3%, Figura 3). La crescita congiunturale registrata in Italia riflette un incremento del valore aggiunto nei servizi, a fronte di una flessione nell’agricoltura e nell’industria. Dal lato della domanda, la componente nazionale (al lordo delle scorte) fornisce un contributo negativo, mentre la domanda estera netta un contributo positivo. La variazione acquisita per il 2026 è pari a +0,5%.

Produzione industriale nel primo trimestre in leggero calo. Con riferimento all’industria in senso stretto, l’indice di produzione destagionalizzato, dopo il calo di gennaio, ha registrato aumenti congiunturali sia a febbraio sia a marzo (+0,2% e +0,7% rispettivamente), non sufficienti, tuttavia, a evidenziare una crescita nel primo trimestre (-0,2% rispetto ai tre mesi precedenti). Tra gennaio e marzo, in media, la produzione dei beni strumentali e di quelli energetici ha evidenziato un incremento rispetto ai tre mesi precedenti (+0,3%), i beni di consumo e i beni intermedi una diminuzione (pari a -1,3% e -0,5%).

Settore delle costruzioni in ripresa…. A febbraio, dopo tre mesi di cali consecutivi, il comparto ha mostrato una ripresa (+0,5% la variazione congiunturale). Su base trimestrale, tuttavia, per l’indice di produzione si è osservata una flessione (-1,1% nel periodo dicembre 2025 – febbraio 2026 rispetto ai tre mesi precedenti). Segnali favorevoli ma eterogenei emergono dai dati relativi ai permessi di costruire del quarto trimestre 2025: nel settore residenziale si registra un aumento su base congiunturale sia del numero di abitazioni (+4,5%) sia della superficie utile abitabile (+2,8%), in continuità con la crescita avviata nel secondo trimestre. L’edilizia non residenziale, al contrario, ha evidenziato un marcato calo in termini congiunturali (-12,4%), dopo i tassi di crescita positivi registrati nei due periodi precedenti.
… ma servizi in rallentamento.

L’indice dei volumi del fatturato ha segnato in febbraio una contrazione (-0,3% su base congiunturale), con flessioni più marcate per il trasporto e magazzinaggio (-1,1%), per il commercio all’ingrosso, il commercio e la riparazione di autoveicoli e motocicli (-0,7%) e per le attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (-0,4%). Per le attività professionali, scientifiche e tecniche e dei servizi di informazione e comunicazione si sono invece registrati lievi aumenti (+0,4% e +0,1% rispettivamente). La contrazione di febbraio segue il calo di gennaio e determina, nella media dicembre-febbraio, una stazionarietà dell’indice rispetto ai tre mesi precedenti. Nel quarto trimestre del 2025, gli investimenti fissi lordi delle società non finanziarie hanno registrato un lieve aumento (+0,1% su base congiunturale) dopo la forte contrazione dei tre mesi precedenti. Di conseguenza, il tasso di investimento è diminuito di 0,2 punti percentuali, attestandosi al 24,6%, a seguito anche di una maggiore crescita del valore aggiunto (+1,1%). Nello stesso periodo, la quota di profitto delle società non finanziarie è tornata ad aumentare, dopo il calo del terzo trimestre (43,2%, +0,2 p. p.).

La fiducia delle imprese ha registrato un deciso peggioramento ad aprile, dopo la sostanziale stabilità osservata nei primi tre mesi dell’anno, interessando tutti i principali comparti economici ad eccezione del commercio al dettaglio. La flessione è risultata più contenuta nella manifattura, mentre si è mostrata particolarmente intensa nelle costruzioni e nei servizi di mercato, soprattutto nel comparto turistico. Nella manifattura si rileva un deterioramento sia dei giudizi sugli ordini sia delle attese sulla produzione, a fronte di scorte giudicate stabili. Ad aprile, nelle costruzioni, peggiorano sia i giudizi sugli ordini e/o sui piani di costruzione sia le attese sull’occupazione. Nei servizi di mercato, infine, il deterioramento ha interessato tutte le componenti del clima di fiducia. Nel primo trimestre del 2026 è inoltre aumentata la quota di imprese che segnala ostacoli alle esportazioni.

Scambi commerciali italiani in contrazione Dopo aver mostrato nel corso del 2025 una sorprendente resilienza agli effetti delle restrizioni determinate dalla politica tariffaria dell’amministrazione statunitense, il 2026 si è aperto con una contrazione degli scambi commerciali dell’Italia: nel bimestre gennaio-febbraio i flussi in valore si sono infatti ridotti in termini tendenziali (-2,2% le esportazioni e -4,2% le importazioni).
Per le esportazioni della manifattura (calate del 2,2%), all’incremento delle vendite nei comparti dei prodotti in metallo (+24,2%) e della farmaceutica (+4,6%) si è contrapposta la contrazione di tutti gli altri settori, particolarmente marcata nel caso delle vendite di prodotti della raffinazione (-29,1%), dei mezzi di trasporto (-12,5%), delle altre attività manifatturiere (-8,5%) e chimici (-6,7%). Il ridimensionamento delle importazioni per i comparti della manifattura (in calo dello 0,5%) è invece dovuto in gran parte ai minori acquisti di prodotti chimici (-13,6%) e prodotti della raffinazione (-14,1%). Con riferimento al solo commercio extra Ue, nel primo trimestre del 2026 le esportazioni in valore sono aumentate dell’1,0% su base tendenziale, mentre le importazioni sono diminuite del 2,1%.

Sotto il profilo geografico, nei confronti degli Stati Uniti la dinamica tedenziale dell’export resta leggermente positiva (+1,3% rispetto al primo trimestre 2025), mentre risultano fortemente in crescita le vendite verso la Cina (+11,3%) e Svizzera (+44,1%). Gli effetti della guerra tra Stati Uniti e Iran sono invece visibili nei dati delle vendite verso il Medio Oriente, che a marzo si sono ridotte del 52,5% su base tendenziale, a causa dell’interruzione alle spedizioni di merci dirette nell’area del Golfo Persico. Dal lato delle importazioni, spiccano gli incrementi degli acquisti dagli Stati Uniti (+29,8%) e la contrazione di quelli dal Medio Oriente (-15%) e Giappone (-14%).

Occupazione in calo. Il numero di occupati diminuisce a marzo dello 0,1% su base mensile, (pari a -12mila unità) attestandosi a 24 milioni 124mila unità. Il calo coinvolge le sole donne, i 15-24enni e chi ha almeno 50 anni di età; per posizione professionale l’occupazione diminuisce tra i dipendenti a termine e tra gli autonomi. Il tasso di occupazione risulta stabile al 62,4%. Rispetto al mese precedente si segnala un calo della disoccupazione, per effetto di una diminuzione che coinvolge sia gli uomini sia le donne e gli individui di tutte le di età ad eccezione dei 15-24enni. Nel confronto mensile, il tasso di disoccupazione totale, che nell’ area euro è sceso al 6,2% (-0,1 punti), risulta in calo al 5,2% (-0,1 punti) mentre quello giovanile sale al 18,1% (+0,6 punti). Rispetto a febbraio 2026, infine, è in crescita al 34,1% (+0,1 punti) il tasso d’inattività.
Nel primo trimestre 2026 si registra un incremento del livello di occupazione pari allo 0,1% su base congiunturale (+28mila occupati) che interessa i soli uomini, gli autonomi e chi ha almeno 50 anni d’età. La crescita dell’occupazione si associa al calo delle persone in cerca di lavoro (-7,9%, pari a -114mila unità) e all’aumento degli inattivi (+0,9%, pari a +108mila unità).

Nel quarto trimestre del 2025, diminuisce il potere d’acquisto delle famiglie dello 0,8%, rispetto ai tre mesi precedenti (a fronte di una variazione dello 0,4% del deflatore implicito dei consumi). Nello stesso periodo, anche il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è diminuito dello 0,4%, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,5%. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 7,8%, in diminuzione di 0,8 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

Il clima di fiducia dei consumatori è in flessione in aprile, con un calo dell’indice complessivo (da 92,6 di marzo a 90,8). Anche a seguito degli eventi bellici di fine febbraio 2026, si osserva un generalizzato deterioramento delle valutazioni sulle prospettive attuali e future, particolarmente accentuato per quelle relative alla situazione economica del Paese: il clima economico diminuisce da 88,1 a 82,7, quello futuro scende da 85,3 a 82,5.
A marzo le vendite al dettaglio, rispetto al mese precedente, registrano un aumento sia in valore (+0,8%) sia in volume (+0,7%). Andamenti positivi simili si segnalano per le vendite dei beni alimentari (+0,9% in valore e +0,5% in volume) e per quelle dei beni non alimentari (rispettivamente +0,7% e +0,9%). Nel primo trimestre del 2026, in termini congiunturali, l’indicatore evidenzia un incremento in valore (+0,6%) e in volume (+0,2%), con andamenti positivi sia per i beni alimentari (+0,9% in valore e +0,1% in volume) sia quelli non alimentari (rispettivamente +0,6% e +0,3%).
Peggiorano le attese sull’occupazione. Ad aprile 2026, si riducono nei settori del Commercio al dettaglio e delle Costruzioni e rimangono stabili nei Servizi di mercato; si osserva, al contrario, un lieve miglioramento nel settore Manifatturiero.
Aumenta a marzo l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie (+0,1% rispetto al mese precedente e +2,4% rispetto a marzo 2025). L’aumento tendenziale è stato più significativo per i lavoratori della pubblica amministrazione (+3,2%) rispetto a quello dei dipendenti dell’industria e dei servizi privati (+2,3% per entrambi). I settori che presentano gli aumenti più elevati sono: energia e petroli (+7,7%), estrazione di minerali (+7,4%), servizio smaltimento rifiuti (+5,7%).
Accelera significativamente in aprile l’inflazione al consumo… Ad aprile, secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è cresciuto in Italia del 2,9% annuo, mostrando una significativa accelerazione rispetto all’1,6% di marzo e avvicinandosi alla media dell’area euro (+3,0% ad aprile; 2,6% a marzo). Il confronto con i principali paesi indica un’inflazione pari a quella della Germania (+2,9%; +2,8% a marzo), più contenuta rispetto alla Spagna (+3,5%; +3,4%) e più elevata rispetto alla Francia (+2,5% +2,0%). Analogamente, la dinamica tendenziale dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) passa dall’1,7% di marzo al 2,8% di aprile, raggiungendo il livello più elevato da ottobre 2023, con una crescita congiunturale dell’1,2% (+0,5% a marzo). L’inflazione acquisita (NIC) ad aprile per il 2026 è pari a +2,4%.

….a causa del rialzo dei prezzi dei beni energetici… L’accelerazione inflazionistica riflette sostanzialmente la forte crescita dei prezzi dei beni energetici (misurata sulla base dell’indice NIC) che in aprile è pari al 9,5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (-2,1% a marzo) e al 5,3% in termini congiunturali (+5,2% a marzo). Il confronto europeo sulla base dell’indice armonizzato (IPCA) indica che la crescita tendenziale del prezzo al consumo di energia in Italia, pari al 9,7% in aprile, risulta moderatamente inferiore alla media dell’area euro (+10,9%).

…e degli alimentari non lavorati Anche la dinamica tendenziale dei prezzi dei beni alimentari risulta in accelerazione (+2,9% ad aprile; +2,6% a marzo), per effetto della crescita molto robusta dei prezzi degli alimentari non lavorati (+6,0% ad aprile; +4,7% a marzo), mentre gli alimentari lavorati mostrano una dinamica di crescita più moderata ed in rallentamento (+1,1% ad aprile; +1,3% a marzo). In termini congiunturali, i beni alimentari crescono dell’1,0% ad aprile (+0,3% a marzo); in particolare quelli non lavorati del 2,1% (da +0,7%) e i non lavorati del 0,3% (crescita nulla a marzo).
L’’inflazione nei servizi decelera a +2,4 ad aprile (+2,8% a marzo). Rallentano soprattutto le dinamiche dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +2,2% di marzo a +0,5% di aprile) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% di marzo a +2,6% ad aprile).

….e si mantiene contenuta e stabile per gli altri beni. L’inflazione relativa agli altri beni, non alimentari e non energetici, rimane bassa e stabile, registrando un incremento dello 0,4% sia in aprile sia in marzo, con una crescita congiunturale dei prezzi nulla in entrambi i mesi.
Sale ancora il prezzo del carrello della spesa che si porta ad aprile al 2,5% (+2,2% a marzo; +2,0% a febbraio), risentendo della forte crescita dei prezzi dei beni alimentari.

L’Inflazione di fondo si riduce. L’inflazione relativa alla componente di fondo (escludendo quindi le componenti più volatili come i beni alimentari non lavorati e i beni energetici) rallenta ulteriormente in aprile portandosi all’1,6% (+1,9% a marzo, 2.4% a febbraio). L’inflazione acquisita per la componente di fondo ad aprile è pari all’1,3%.
Diminuiscono i prezzi dei prodotti importati dall’industria a febbraio (ultimo dato disponibile) del 3,4% (-3,2% a gennaio) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per effetto soprattutto della forte flessione che in quei mesi hanno registrato i prezzi delle importazioni del comparto energetico (-19,9% sia a febbraio sia a gennaio) e, in misura minore, di quella dei prezzi nei comparti non energetici (-0,5% in ciascuno dei due mesi).

Accelera l’inflazione nell’industria e nelle costruzioni. A marzo (ultimo dato disponibile) i prezzi alla produzione dell’industria crescono in termini tendenziali del 4,2% (-2,7% di febbraio), trainati dal balzo nel settore energetico (+13,4% da -11,1% di febbraio) in presenza di una moderata accelerazione negli altri comparti (+1,3%; +1,0% a febbraio). In termini congiunturali, l’aumento è pari al 4,4% (-0,4% di febbraio), con i prezzi che nel comparto energetico crescono del 16,8% (-2,4% nel mese precedente) e dello 0,4% nella media degli altri settori industriali (+0,2% a febbraio).
Aumentano le attese di rialzo dell’inflazione. Ad aprile la percentuale di consumatori che si attende un aumento dell’inflazione, nei successivi 12 mesi rispetto ai 12 mesi passati, si porta al 69,4% (dal 58,1% di marzo e 41,7% di febbraio). Per quanto riguarda le imprese, il saldo tra le quote relative alle intenzioni di rialzo e quelle di ribasso dei listini nei successivi tre mesi, aumenta ad aprile in tutti i comp

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