Di Luca Franceschi
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Un nuovo scossone scuote la compagine governativa di centrodestra. Il ministero della Cultura è stato al centro di importanti movimenti organizzativi, dove il ministro Alessandro Giuli ha disposto il riordino completo del proprio staff. Sono stati revocati gli incarichi affidati a Emanuele Merlino, figura vicina al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, e a Elena Proietti. Nel primo caso, le ragioni risiedono nella mancata supervisione riguardante un documentario dedicato a Giulio Regeni, cui il ministero aveva negato il finanziamento. Per quanto concerne la seconda, la mancanza di presentazione presso l’aeroporto ha determinato l’assenza dalla missione ministeriale a New York dello scorso mese.
La successione di dimissioni e allontanamenti dall’esecutivo Meloni risulta ormai considerevole. La lista include le dimissioni di Vittorio Sgarbi, l’uscita dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano, investito da uno scandalo di natura personale, il passo indietro della ministra Daniela Santanchè, le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro e la cessazione dall’incarico della capa di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi.
Ormai risulta evidente come non si tratti più di episodi frammentari e isolati. Emergono chiaramente i segni di una coalizione dilaniata da conflitti interni, contenziosi reciproci, rivalità fra correnti e leadership che si contendono il controllo. Questi fenomeni si manifestano in primo luogo all’interno di Fratelli d’Italia, ma coinvolgono anche gli altri partiti della coalizione: nella Lega con l’allontanamento del generale Roberto Vannacci e in Forza Italia con dissidi e opposizioni verso Antonio Tajani.
Risulta particolarmente significativo ciò che emerge intorno al ministero della Cultura: la presenza di personalità e figure riconducibili a ambienti della destra più radicale, che richiama alla memoria pagine estremamente oscure della storia del Paese. Tra i nominativi circolati nei giorni scorsi compare quello del figlio di Mario Merlino, noto esponente di Avanguardia Nazionale che si introdusse negli ambienti anarchici, un nome che rappresenta uno dei periodi più bui della Repubblica contemporanea: quella della strategia della tensione, dei complotti eversivi, degli attentati e dello scontro violento su base politica.
Questa era la coalizione di destra che ha raggiunto l’esercizio del potere. Nel presente, questa stessa destra evidenzia segni di disgregazione, logora dalle proprie incongruenze interne, dai contrasti organizzativi e dalla dimostrata difficoltà nel governare efficacemente le istituzioni nazionali.
L’opposizione progressista ha il compito di costruire tempestivamente un’alternativa solida e credibile. L’area di centrosinistra deve intensificare il percorso verso l’unificazione, ponendo in evidenza i temi della legalità, della giustizia sociale, dei diritti, della pace e della qualità democratica. Perché mentre la maggioranza si divide nella contesa per il potere, l’Italia necessita di una dirigenza in grado di affrontare le disuguaglianze crescenti, l’emergenza sociale e la trasformazione straordinaria che il Paese sta attraversando.
