Di Luca Franceschi
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Il rapporto dell’OCSE sulla sanità italiana delinea una situazione critica per il sistema sanitario nazionale sotto l’attuale governo. La spesa sanitaria rimane ferma al 6,4% del Pil, registrando quasi un punto percentuale in meno rispetto alla media dei Paesi OCSE. Si tratta di un divario significativo che non può essere attribuito alla componente privata, ma alla stagnazione della spesa pubblica.
L’Italia si colloca solamente al quattordicesimo posto tra i ventisette Paesi europei dell’area OCSE per quanto riguarda la spesa pro-capite destinata alla sanità. Un posizionamento che evidenzia il ritardo del nostro Paese rispetto ai partner europei in termini di investimenti nel settore sanitario.
Le liste d’attesa rappresentano un problema che ha assunto dimensioni insostenibili. Nonostante il ministro della Salute Schillaci abbia riconosciuto questa criticità come prioritaria, ad oggi non sono ancora state implementate soluzioni concrete ed efficaci per affrontare l’emergenza.
La carenza di personale sanitario è diventata una questione drammatica. Con una densità di infermieri che si attesta al di sotto della media europea e un numero insufficiente di medici di medicina generale, il governo non sta affrontando in modo adeguato queste problematiche, lasciando sia i professionisti che i pazienti in gravi difficoltà.
Il nodo dei finanziamenti si conferma cruciale. La spesa sanitaria italiana, già inferiore alla media dell’Unione Europea, continua a ridursi, costringendo i cittadini a sobbarcarsi oneri privati sempre maggiori. Un modello che non solo contraddice i principi fondamentali di universalità ed equità del sistema sanitario pubblico, ma rischia di compromettere seriamente la salute pubblica e di accentuare ulteriormente le disuguaglianze nell’accesso alle cure.
La traiettoria attuale del Servizio Sanitario Nazionale, così come impostata dall’Esecutivo, suggerisce che in assenza di una strategia chiara e di interventi strutturali, la sostenibilità economica del sistema sarà pagata a un prezzo ancora più alto dai cittadini.
