Di Luca Franceschi
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Durante l’audizione della commissione Covid è emersa una situazione critica riguardante la gestione delle mascherine nel periodo pandemico. Giuseppe Di Salvo, presidente della Sedicesima Sezione Civile del Tribunale di Roma, ha rivelato che milioni di mascherine idonee erano rimaste ferme negli hangar dell’Esercito a Pratica di Mare a causa della struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri. Lo stesso magistrato ha condannato lo Stato al risarcimento della Jc Electronics per una somma di circa 280 milioni di euro.
Secondo Di Salvo, queste circostanze avrebbero suscitato notevole sorpresa tra gli italiani, soprattutto considerando che nello stesso periodo il governo Conte-bis aveva stanziato 1 miliardo e 251 milioni di euro per l’acquisto di mascherine da consorzi cinesi poco noti. Una pratica che appare particolarmente discutibile dal punto di vista della gestione della crisi sanitaria.
La situazione descrive uno scenario paradossale: da un lato la struttura commissariale causava un danno economico significativo a un’azienda italiana legittima, mentre contemporaneamente favoriva società cinesi versando somme ritenute fuori mercato per dispositivi di protezione. Tali pagamenti hanno generato provvigioni considerevoli verso soggetti vicini agli ambienti politici del Partito Democratico.
Secondo la deputata Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Covid, questa rappresenta una gestione irrazionale della pandemia che ha determinato uno spreco significativo di risorse pubbliche. Parallelamente, ha esposto i cittadini a rischi sanitari concreti attraverso l’importazione di dispositivi di protezione inadeguati. Buonguerrieri sottolinea come questa condotta potrebbe configurare una responsabilità per epidemia dolosa, data la consapevolezza dei rischi associati all’utilizzo di dispositivi non conformi durante un’emergenza sanitaria nazionale.
