Di Luca Franceschi
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Il senatore Stefano Patuanelli, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, lancia un forte appello all’Unione Europea affinché abbandoni l’atteggiamento passivo di fronte alle iniziative geopolitiche, commerciali ed economiche del presidente americano Donald Trump.
Secondo Patuanelli è giunto il momento di smettere di subire. I dazi imposti su auto e camion europei non rappresentano una semplice misura commerciale, ma costituiscono un vero e proprio attacco diretto al cuore industriale del continente europeo.
Di fronte a questa situazione, l’esponente pentastellato denuncia l’immobilismo dell’Europa, che appare priva di una linea chiara e di una reazione adeguata alla portata della sfida.
Sul fronte italiano, Patuanelli non risparmia critiche alle figure istituzionali di governo. Il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto risulta di fatto scomparso dai radar. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso è una figura su cui, secondo il senatore, è persino difficile esprimere un commento. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti viene descritto come ossessionato dall’avanzo primario, mentre da quattro anni l’industria italiana continua a rallentare e perdere terreno.
La questione fondamentale che Patuanelli pone è chiara: l’Europa vuole continuare a subire oppure è pronta a iniziare a difendersi? L’Unione Europea rappresenta un mercato di 500 milioni di cittadini ed è una potenza economica globale. Per questo motivo, sostiene il vicepresidente del M5S, è arrivato il momento di comportarsi come tale.
La risposta richiesta deve essere immediata e credibile. Patuanelli propone contro-dazi mirati per ristabilire l’equilibrio, accompagnati da un vero piano industriale europeo capace di proteggere le imprese del continente, sostenere la produzione e rimettere al centro lavoro e crescita.
Continuare a inseguire priorità sbagliate come il Rearm EU, mentre altri paesi colpiscono l’economia europea nel suo cuore, rappresenta un errore che non ci si può più permettere di commettere.
