Di Luca Franceschi
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Il senatore Stefano Patuanelli, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione bilancio del Senato, è intervenuto in merito all’audizione sul Documento di Finanza Pubblica, lanciando un duro attacco alla politica economica del governo Meloni.
Durante l’audizione sul Dfp, Bankitalia ha sottolineato come con una crescita reale inferiore all’1% annuo l’Italia non possa pensare di risolvere i suoi problemi strutturali. Un’indicazione che si scontra con i dati sulla crescita del Pil da quando Meloni e Giorgetti sono al governo: nel 2023 si è registrato un +0,9%, nel 2024 un +0,8%, per il 2025 è previsto appena un +0,5%, mentre per il 2026 le stime oscillano tra +0,4% e +0,6%, percentuali che secondo tutti gli auditi sono destinate a essere verosimilmente riviste al ribasso.
Il Movimento 5 Stelle solleva questa questione fin dalla prima Legge di bilancio del governo Meloni, dalla quale emergeva chiaramente che l’esecutivo aveva individuato come unico obiettivo del suo operato l’avanzo primario, nella convinzione che questo avrebbe garantito chissà quali risultati contabili. Ma la posizione è netta: senza crescita il Paese muore.
L’assenza di dinamismo del Pil rende infatti qualsiasi misura di spesa, ben oltre il discusso Superbonus, potenzialmente responsabile di uno sforamento del parametro deficit/pil. Per questo motivo la discussione relativa al 3,1% o al 2,99% appare surreale.
Nessuno vuole aumentare il deficit, ma non si può continuare a illudersi, dopo 30 anni di storia economica italiana, che il deficit e il debito si possano abbassare esclusivamente a colpi di avanzi primari, azzeramento della crescita, crollo della produzione industriale e arretramento delle retribuzioni reali.
