Di Luca Franceschi
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Anche il presidente del CNEL, Renato Brunetta, ex ministro del centrodestra nominato dal Governo Meloni, ha espresso una valutazione fortemente critica sul nuovo Patto di stabilità europeo durante l’audizione sul Documento di finanza pubblica. Brunetta ha definito il Patto “prociclico” e quindi dannoso, utilizzando parole inequivocabili: “fa stare ancora peggio chi sta già peggio”.
La dichiarazione arriva in un momento particolarmente delicato per l’esecutivo, che si trova a dover difendere un accordo presentato inizialmente come vantaggioso per l’Italia. Il sottosegretario Fazzolari di Fratelli d’Italia aveva infatti sostenuto che il compromesso raggiunto fosse “migliorativo” e avrebbe liberato ben 35 miliardi di risorse in più rispetto al precedente Patto.
La capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione bilancio del Senato, Elisa Pirro, ha commentato duramente queste affermazioni, sottolineando come non servisse un’ulteriore valutazione rispetto a quanto già ampiamente argomentato da numerosi osservatori nazionali e internazionali. Secondo Pirro, la testimonianza di Brunetta rappresenta l’ennesima conferma dell’errore commesso dal governo.
Durante i lavori delle Commissioni bilancio emerge con sempre maggiore chiarezza la distanza tra le dichiarazioni dell’esecutivo degli ultimi anni e la realtà dei fatti. Il nuovo Patto di stabilità, lungi dall’essere il “buon compromesso” promesso da Meloni e Giorgetti, si configurerebbe come una vera e propria camicia di forza per l’Italia.
La situazione appare tanto critica che lo stesso esecutivo e la maggioranza parlamentare stanno ora chiedendo disperatamente la sospensione del Patto, in una evidente inversione di rotta rispetto alle posizioni iniziali. Una contraddizione che evidenzia, secondo l’opposizione, l’enormità del danno inflitto al Paese con una firma definita “supina e subalterna”.
La conclusione della senatrice pentastellata è netta: quel Patto non andava proprio firmato, e oggi se ne stanno pagando le conseguenze.
