Di Luca Franceschi
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Il disegno di legge sulla “Risorsa mare” presentato dal Governo ha suscitato forti critiche durante la discussione generale in Aula. A sollevare perplessità è stato il deputato Antonio Ferrara del Movimento 5 Stelle, che ha definito il provvedimento come un insieme di interventi privi di una chiara direzione strategica.
Secondo Ferrara, nonostante il titolo ambizioso, il disegno di legge utilizza il mare più come una semplice cornice all’interno della quale far convivere misure eterogenee, piuttosto che metterlo realmente al centro di una politica organica. Si tratta dell’ennesimo provvedimento governativo che annuncia grandi visioni ma poi non stanzia né le risorse né fornisce una direzione precisa, configurandosi come un collage normativo privo di una vera rotta.
Il testo della legge è estremamente ampio e spazia tra diversi settori: diporto, porti, pesca e attività offshore. Tuttavia, secondo il parlamentare pentastellato, manca l’indicazione di priorità chiare e non si riesce a costruire una strategia coerente. Questo approccio rischia di lasciare maggiore spazio a chi ha capacità di influenza più forti, relegando l’interesse generale in secondo piano.
Sul fronte della governance, il disegno di legge insiste molto sul coordinamento e sulla pianificazione, rafforzando organismi e strumenti esistenti. Ma anche in questo caso emerge una criticità importante: queste scelte non sono accompagnate da risorse adeguate. Una governance senza finanziamenti appropriati, ha sottolineato Ferrara, rischia di rimanere solo un esercizio formale, senza tradursi in azioni concrete ed efficaci.
Un altro elemento problematico riguarda le semplificazioni previste dal provvedimento. In alcuni casi queste sembrano spostare l’equilibrio verso una riduzione delle tutele, soprattutto sul versante ambientale. Il Movimento 5 Stelle non si dichiara contrario al principio della semplificazione, ma quando si interviene su contesti delicati come quelli marini è necessaria grande attenzione per evitare che la semplificazione si trasformi in deregolazione.
Il nodo centrale rimane quello delle risorse economiche. Un provvedimento che si presenta come strategico dovrebbe indicare con chiarezza gli investimenti previsti, i tempi di attuazione e gli obiettivi misurabili. Invece, nel testo prevale una logica di invarianza finanziaria che rende difficile comprendere come le misure proposte possano effettivamente tradursi in risultati tangibili per il Paese.
In conclusione, per il deputato Ferrara questo non può essere considerato un disegno di legge di sistema, ma piuttosto un insieme di interventi che non riescono a costruire una politica organica e coerente sul mare. A fronte di grandi dichiarazioni d’intenti, il Governo ha prodotto un testo che non incide realmente né sullo sviluppo né sulla tutela di una risorsa fondamentale per l’Italia.
