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RAI STORIA * “LA GUERRA DEL VIETNAM. IL PESO DEI RICORDI” – 28/04(21.10) : «CINQUANT’ANNI DALLA CADUTA DI SAIGON, IL DOCUMENTARIO RACCONTA IL CROLLO DEL VIETNAM DEL SUD / LA FUGA DEI PROFUGHI» (VEDI-SEGUI DIRETTA VIDEO – LINK / RIVEDI STREAMING)

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08.50 - lunedì 27 aprile 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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«Danang non è stata catturata, si è disintegrata nel suo stesso terrore». Parola di un reporter statunitense, il 19 marzo 1975.

E’ il giorno in cui l’esercito nordvietnamita entra nella seconda città più grande del Vietnam del Sud. I civili sono terrorizzati, in migliaia annegano nel tentativo di raggiungere le barche, altri sono uccisi dai colpi d’artiglieria sulla spiaggia. Stavano scappando. Esattamente due anni prima le truppe statunitensi avevano lasciato il Vietnam del Sud.

È da qui che prende avvio “La guerra del Vietnam. Il peso dei ricordi”, lo speciale proposto da Rai Storia martedì 28 aprile alle 21.10, nel cinquantesimo anniversario della caduta di Saigon, introdotto dallo storico militare Gastone Breccia.

Attraverso immagini d’archivio e testimonianze dei sopravvissuti, il documentario ricostruisce gli ultimi, drammatici mesi del conflitto: gli accordi di Parigi, il ritiro americano, lo scandalo Watergate che travolge il presidente Nixon fino al progressivo isolamento di Saigon e l’avanzata inarrestabile di Hanoi. Mentre gli Stati Uniti si riprendono i propri prigionieri e voltano pagina, il Vietnam resta in una guerra che non finisce e che precipita verso il collasso fino all’ingresso dei carri armati nordvietnamiti nel palazzo presidenziale il 30 aprile 1975.

Ma il racconto si spinge oltre: la conversione forzata dei vinti («Sono stato detenuto in un campo di “rieducazione” per la bellezza di 17 anni», racconta Pham Duy Tat, reduce del Sud), la cancellazione della memoria sudvietnamita, il fallimento economico del dopoguerra, la fuga di un milione e mezzo di profughi, i boat people, e poi, negli anni, il lento cammino verso una possibile riconciliazione.

A guidare il film è soprattutto la memoria. Quella dei vietnamiti («Non avevamo alcuna voglia di festeggiare il mio ritorno perché i nostri vicini avevano perso i loro figli», racconta Bao Ninh, soldato del Nord) e degli americani che, a distanza di decenni, sulle tombe dei caduti e dei reduci ad Arlington, continuano a interrogarsi sul significato di quella guerra che sopravvive ancora nei ricordi e nei corpi di chi l’ha attraversata. Perché, con le parole del giornalista David Brinkley, «se un politico del futuro, per qualche ragione, dovesse sentire il bisogno di trascinare questo Paese in guerra, potrebbe venire qui ad Arlington e mettersi lì, in quel punto, e dire cosa ha in mente».

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