Di Luca Franceschi
///
La Cassazione ha rigettato la richiesta di archiviazione presentata dalla procura di Caltanissetta riguardante le piste di indagine alternative su via D’Amelio rispetto a quella della “mafia-appalti”. La decisione del supremo collegio rappresenta un provvedimento di grande rilevanza, poiché contraddice l’orientamento della procura e sostiene invece l’ordinanza del GIP che si era già opposto alla richiesta di archiviazione. Questa sentenza consente dunque la continuazione del percorso di ricerca della verità sulla strage del 1992.
Con il rigetto della Cassazione, definitivamente viene meno la pista della mafia-appalti, quella che era stata sostenuta con maggiore intensità dalla maggioranza di centro-destra della commissione parlamentare antimafia e dal suo Presidente. La strada della ricerca investigativa torna a focalizzarsi su altri scenari.
Riacquista centralità il movente che individua il coinvolgimento di un complesso intreccio tra mafia, terrorismo di matrice neo-fascista e poteri deviati, sia nei servizi segreti che nelle strutture della massoneria. Secondo questa prospettiva, queste entità avrebbero perseguito un progetto eversivo, caratterizzato da azioni destabilizzanti pensate per indebolire e controllare gli apparati dello Stato, nonché per minacciare il sistema democratico nel suo complesso. Dentro questa cornice interpretativa, la strage di via D’Amelio rappresenterebbe uno dei capitoli più inquietanti e oscuri di una strategia più ampia.
