(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Accoglienza donne straniere: la risposta della Provincia non corrisponde alla realtà.
La risposta fornita dal Presidente della Provincia autonoma di Trento a una precedente mia interrogazione in materia di accoglienza di donne senza dimora afferma che a novembre 2025 il sistema di accoglienza di bassa soglia è stato rafforzato tramite l’apertura di un ulteriore dormitorio per donne senza dimora. Da tale data “a tutte le domande presentate allo sportello per l’accoglienza di donne senza dimora viene data risposta” e che il sistema provinciale garantirebbe un monitoraggio costante e interventi adeguati.
Quanto dichiarato risulta in evidente contrasto con i fatti documentati sul territorio, che restituiscono una realtà ben diversa e profondamente critica. Alcuni esempi: il Gruppo Albora, sta attualmente ospitando nella loro sede donne straniere – in diversi casi richiedenti protezione internazionale – escluse dai circuiti ufficiali di accoglienza.
In più episodi recenti e documentati (3 novembre 2025, 18 marzo 2026 e 14 aprile 2026), lo Sportello Casa per Tutt* e Assemblea Antirazzista è intervenuto direttamente, sostenendo anche economicamente soluzioni di emergenza, come il pagamento di strutture ricettive, per evitare che queste donne rimanessero in strada.
Tali situazioni non rappresentano casi isolati, ma evidenziano una falla strutturale del sistema di accoglienza provinciale. Permane una criticità già segnalata: donne vulnerabili, dopo brevi permanenze in strutture di bassa soglia, vengono di fatto lasciate senza prospettive e senza continuità assistenziale, con conseguenze gravi sul piano sanitario, sociale e della sicurezza personale.
Le dichiarazioni relative all’esistenza di strumenti di coordinamento e monitoraggio appaiono, alla prova dei fatti, inefficaci nel garantire risposte tempestive e adeguate.
Ritengo sia inaccettabile che, in un territorio che si definisce attento alla coesione sociale, donne sole e vulnerabili siano costrette a dipendere dalla disponibilità del volontariato per un diritto essenziale quale l’accoglienza.
La distanza tra comunicazione istituzionale e realtà concreta rischia di minare la credibilità delle istituzioni e di aggravare ulteriormente situazioni già critiche.
si interroga pertanto il Presidente della Provincia per sapere:
se intenda riconoscere pubblicamente le evidenti criticità del sistema provinciale di accoglienza, prendendo atto di quanto accade concretamente sul territorio;
quali siano i dati reali, aggiornati e verificabili sul numero di donne escluse dal sistema di accoglienza, con particolare riferimento alle richiedenti protezione internazionale;
quali interventi urgenti e straordinari si intendano attivare per garantire un’accoglienza continuativa, evitando che persone vulnerabili vengano lasciate senza soluzioni;
quali responsabilità siano state accertate rispetto alle carenze emerse e quali azioni concrete si intendano intraprendere per superarle;
come si intenda rafforzare in modo sostanziale – e non meramente formale – il coordinamento con Comuni e terzo settore, affinché non siano più i cittadini a dover supplire alle mancanze del sistema pubblico;
quali misure strutturali si intendano adottare affinché nessuna donna vulnerabile venga più esclusa dal sistema di accoglienza e costretta a condizioni di precarietà incompatibili con i principi di dignità e tutela della persona.
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Lucia Coppola
Consiglio Provincia autonoma Trento (Avs)
