Di Luca Franceschi
///
Gianfranco Rotondi, presidente della Democrazia Cristiana e deputato di Fratelli d’Italia, interviene sul blog di Huffington Post per fare il punto sulla ripresa del dialogo tra i diversi eredi politici della Dc. La domanda da cui parte è diretta: esiste ancora un futuro per la Democrazia Cristiana? La risposta che offre è affermativa.
Per comprendere le ragioni di questa convinzione, Rotondi ripercorre gli avvenimenti recenti, in particolare le due manifestazioni democraticristiane promosse dallo stesso Rotondi e da Dario Franceschini nell’ultimo fine settimana di marzo. L’elemento decisivo emerso da questi incontri è che quella che definisce “la guerra dei trent’anni è finita”.
Rotondi riporta le parole di Franceschini, che ha sottolineato come sia venuto il momento di smettere reciprocamente di accusarsi di tradimento. Chi è andato verso i comunisti e chi verso i fascisti avevano ragioni specifiche, ma nessuno ha tradito gli ideali originari. Nella Democrazia Cristiana originaria coesistevano infatti sia una componente di sinistra sia una di destra, per cui era naturale che nel sistema bipolare ciascuno seguisse la propria strada. Questo non impedisce però di condividere il ricordo della storia comune e di trarne insegnamenti per costruire il futuro.
Rotondi recupera anche un insegnamento risalente al 1972 del suo maestro Fiorentino Sullo, che aveva già intuito questa evoluzione: secondo Sullo, l’unità dei cattolici è una condizione temporanea e il giorno in cui fascisti e comunisti diverranno democratici, i cattolici si divideranno naturalmente tra conservatori e riformisti.
L’analisi di Rotondi prosegue osservando che non può più esistere una sola Democrazia Cristiana, ma questo non significa che debbano frammentarsi in ventidue diverse anime. L’obiettivo dovrebbe essere mantenere in vita due posizioni politiche distinte, una a destra e una a sinistra, seguendo la categoria di Sullo: conservatori da un lato, riformisti dall’altro.
A destra, spiega Rotondi, l’identità democristiana viene rivendicata esplicitamente solo dalla “Dc con Rotondi”, che nel 2022 ha deciso di mantenere la propria autonomia partitica collocandosi però all’interno del gruppo di Fratelli d’Italia. Una scelta politica di cui Rotondi si assume pienamente la responsabilità e che, a quattro anni di distanza, dichiara di rifarebbe oggi.
Rotondi conclude affermando che tanto la componente di sinistra quanto quella di destra della tradizione democristiana hanno senso politico solo se i loro principi fondamentali si depositano nelle forze che sono disposte a formare l’architrave del nuovo sistema bipolare.
