Di Luca Franceschi
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Stefano e Virgilio Mattei rimangono due vittime innocenti della strage di Primavalle, uccisi dall’odio politico in uno dei capitoli più oscuri della storia della Repubblica italiana. Per decenni quella tragedia è stata accompagnata da silenzi, imbarazzi e rimozioni che hanno pesato sulla memoria collettiva.
La memoria storica, tuttavia, non può essere selettiva né strumentalizzata in base a convenienze politiche o ideologiche. Restituire verità e dignità ai fatti significa difendere un principio basilare della democrazia: ogni vita spezzata dalla violenza merita uguale rispetto, giustizia e riconoscimento, senza alcuna ambiguità di fondo.
Lavorare per costruire una memoria davvero condivisa rappresenta il fondamento stesso della democrazia, anche se rimane ancora un obiettivo lontano a causa della persistenza di letture parziali e atteggiamenti che finiscono per stabilire gerarchie tra le vittime, attribuendo a talune un valore inferiore rispetto ad altre.
Finché non prevarrà il coraggio di riconoscere ogni dolore senza filtri ideologici, non potrà realizzarsi una vera memoria comune, né una autentica maturità democratica della società. Questo l’appello rivolto alla sinistra, che secondo questa prospettiva continua a operare distinguo anche nelle commemorazioni che si svolgono nelle Aule parlamentari.
