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CONSIGLIO PAT * «INFERMIERI E OSS, APPROVATO IL TESTO UNIFICATO PER CONTRASTARE LA CARENZA DI PERSONALE SANITARIO»

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15.25 - mercoledì 15 aprile 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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in Consiglio provinciale
Personale infermieristico e Oss
Al via l’esame del testo unificato Cia/Zanella

Il Consiglio provinciale ha avviato stamattina l’esame del testo unificato dei disegni di legge 44 e 65 in materia di formazione del personale infermieristico, proponenti rispettivamente il consigliere Claudio Cia (Misto-Forza Italia) e il consigliere Paolo Zanella (PD). Un testo che ha registrato ampia e trasversale convergenza. Obiettivo della proposta contrastare la carenza di infermieri e operatori sociosanitari, considerata una delle principali criticità del sistema sanitario. Il provvedimento, frutto di un lavoro condiviso tra maggioranza e minoranza, viene riconosciuto come un primo segnale concreto di attenzione e valorizzazione delle professioni sanitarie, pur nella consapevolezza che non sarà risolutivo. Dal dibattito è emersa con forza la necessità di interventi strutturali: non solo incentivi economici e rafforzamento della formazione, ma anche migliori condizioni di lavoro, riconoscimento professionale, modelli organizzativi più efficaci e politiche capaci di attrarre e trattenere personale, soprattutto nei territori periferici. Centrale, inoltre, il valore umano e relazionale della cura, insieme all’urgenza di restituire attrattività a professioni fondamentali per garantire qualità e sicurezza del sistema sanitario.

Cia: un primo, importante segnale di attenzione alle professioni sanitarie

Claudio Cia ha esordito con i ringraziamenti: il primo rivolto al collega Zanella, poi all’assessore e alla struttura che ha assistito nell’elaborazione del testo e non ultimo all’Ordine degli infermieri che ha dato un contributo di informazioni e idee utili alla redazione della proposta. Una proposta che nasce dalla consapevolezza delle eccezionali criticità che stiamo sperimentando nel reperire risorse umane nel comparto sanitario. Una proposta che arriva dopo un lungo percorso di riflessione sul tema e sulla quale quale c’è stata convergenza di visione ed intenti tra maggioranza e minoranza: un aspetto, questo, di grande soddisfazione. Il disegno di legge non riempirà le corsie di infermieri ed Oss, sgombriamo subito il campo da questo possibile equivoco, ha dichiarato Cia: tuttavia riconosce attenzione a queste professionalità e questo è un primo, importante segnale. Un segnale di gratificazione del ruolo, della professionalità, della carriera. Un riconoscimento che è anche sociale, ha aggiunto, ad un grande professionista non subalterno al medico, ma di affiancamento del medico.

Zanella: il nodo personale, senza infermieri e Oss salta il sistema

Si è unito ai ringraziamenti a tutti coloro che hanno contribuito al percorso anche Paolo Zanella. Il consigliere del PD ha sottolineato come la carenza di personale sia l’aspetto che oggi più minaccia il sistema sanitario pubblico. Il diritto alla salute, riconosciuto come modello assoluto è oggi ad un millimetro dal baratro e rischia di saltare. Quella in discussione oggi è una proposta minuscola perché il sistema è sotto finanziato. In Italia la situazione è particolarmente critica, con meno infermieri rispetto alla media OCSE e un sistema sbilanciato rispetto ai medici. La carenza di cui si diceva riguarda in particolare le professionalità oggetto del presente intervento, ovvero infermieri ed Oss, e rappresenta una vera emergenza, in Italia e in Europa: entro il 2030 potrebbe mancare fino a un milione di infermieri e già oggi molti sono vicini alla pensione, con forte burnout e calo di interesse verso la professione. Questa carenza incide direttamente sulla qualità e sicurezza delle cure: meno personale significa più rischi per i pazienti. Il problema nasce anche dalla scarsa attrattività della professione: le iscrizioni a infermieristica sono molto inferiori rispetto agli standard internazionali e spesso non coprono nemmeno i posti disponibili. Per questo si punta su incentivi economici e sull’aumento dei posti formativi, ma è solo un primo passo: serve un intervento più ampio su formazione, riconoscimento e condizioni di lavoro per rendere queste professioni davvero attrattive. La misura di incentivi va introdotta anche per evitare che gli studenti scelgano altre regioni, dove sono già previsti contributi economici (e in alcuni casi anche tirocini retribuiti), rischiando così una “fuga” di futuri infermieri. L’obiettivo è quindi sia attrarre iscrizioni sia trattenere i professionisti nel sistema sanitario provinciale, anche attraverso vincoli di permanenza dopo la formazione. Zanella ha anche annunciato quattro ordini del giorno, che saranno illustrati meglio in seguito, uno sull’abitare, un secondo per estendere attenzione anche ad altre professioni sanitarie in caso di future carenze, un terzo per intervenire sulla formazione e sul sistema nel suo complesso e infine un ultimo documento per correggere una disparità: i laureati sanitari non medici (es. psicologi, farmacisti, biologi) hanno oggi vincoli di permanenza più lunghi (5 anni), ritenuti eccessivi rispetto agli altri percorsi.

Tonina: sulla sanità l’autonomia può fare la differenza

L’assessore Mario Tonina ha sottolineato come il disegno di legge nasca da un lavoro condiviso tra Giunta e Consiglio per contrastare la grave carenza di infermieri e operatori sociosanitari in Trentino, aggravata anche dagli effetti del Covid. L’obiettivo è intervenire in modo concreto sulla formazione, introducendo nuove misure e aggiornando la normativa provinciale per renderla più efficace e coordinata. Il provvedimento, ha aggiunto, punta a rendere queste professioni più attrattive, considerate sempre più strategiche in una società che invecchia e avrà crescente bisogno di assistenza sanitaria qualificata. Tonina ha sottolineato l’importanza di riconoscere e valorizzare il lavoro di infermieri e OSS, non solo dal punto di vista economico ma anche umano e professionale: ciò che emerge dal confronto con gli operatori è soprattutto il bisogno di considerazione e rispetto, ha osservato. La Giunta ha dato un segnale concreto con il rinnovo dei contratti: 27 milioni di euro per il triennio 2025-2027 destinati a circa 7.500 dipendenti del comparto sanitario e ulteriori risorse anche per la dirigenza medica e sanitaria. Nonostante le difficoltà nelle trattative, l’accordo è stato raggiunto, rappresentando un passo importante per valorizzare il personale e rafforzare la qualità del sistema sanitario. L’approvazione di questo provvedimento, che sono convinto avverrà in maniera unanime e condivisa, ha concluso l’assessore, rappresenterà il segnale che su temi come questi, sfruttando gli strumenti preziosi dell’autonomia, quest’aula può fare la differenza.

Segnana: una strategia costruita nel tempo che oggi si rafforza

L’ex assessora alla salute Stefania Segnana, consigliera della Lega, ha apprezzato l’attenzione ad un tema che si sta affrontando già da parecchi anni. Il disegno di legge è frutto di un lavoro condiviso tra Consiglio, Giunta e strutture tecniche per rendere più attrattive le professioni sanitarie e contrastare la carenza di personale. Il tema degli incentivi è complesso: negli ultimi anni si è lavorato molto sull’orientamento nelle scuole, con protocolli tra istruzione e sanità per far conoscere le professioni sanitarie e incentivare le iscrizioni e i risultati si vedono: nel 2025 le domande sono aumentate (495 richieste su 390 posti totali, 162 su 120 per infermieristica). Sono stati inoltre ampliati i corsi (radiologia, laboratorio, lauree specialistiche) e rafforzata l’offerta formativa, anche con la nuova facoltà di medicina, per rendere il sistema trentino più attrattivo. In sintesi, Segnana ha sottolineato che il percorso, già avviato, ora si rafforza con nuovi incentivi e strumenti.

Demagri: una sfida strutturale che richiede risposte concrete

Paola Demagri (Casa Autonomia) ha espresso apprezzamento per la condivisione trasversale dell’aula su questi temi. Ha riflettuto sulla carenza di personale e le preoccupazioni a questo connesse, a partire dalla criticità della presa in carico dell’utenza. Una fuga di personale che non è finita, ma che dobbiamo tentare di contenere, con iniziative come questa, di valorizzazione dei professionisti, offrendo occasioni formative e la possibilità di programmare una carriera all’interno del servizio sanitario provinciale o nazionale. Si tratta di un intervento sostenuto con convinzione perché nasce da un contesto chiaro: la necessità di affrontare concretamente la carenza di personale sanitario e di dare risposte a una situazione ormai strutturale.

Coppola: la vera sfida, qualità del sistema e valore della cura

Lucia Coppola (AvS) ha richiamato le competenze, la professionalità, l’umanità e le attenzioni ricevute nel corso della sua recente, lunga degenza ospedaliera. Questo disegno di legge mette in rilievo la necessità di compensare adeguatamente la nobile professione del lavoro di cura, che richiede competenze anche umane particolari, che non sono di tutti e che vanno enfatizzate e valorizzate nel migliore modo possibile. Coppola ha espresso ampio apprezzamento per il lavoro condiviso sul disegno di legge e per i contributi emersi nel dibattito, che hanno chiarito l’urgenza del tema: la carenza di infermieri e la necessità di valorizzare una professione fondamentale. Accanto alle criticità (turni pesanti, burnout, difficoltà organizzative), ha ricordato anche il valore relazionale e professionale della cura, che può essere ancora attrattiva per i giovani. Per Coppola è strategico rafforzare e sostenere una professione centrale per il sistema sanitario, mantenendo alta la qualità di un modello e incentivandolo da ogni punto di vista.

Valduga: sanità di squadra, ma senza valorizzazione non sarà attrattiva

Francesco Valduga (Campobase) ha osservato che la medicina evolve sempre più rapidamente e richiede un lavoro d’équipe basato su competenze diverse, ma complementari: medici, infermieri e OSS hanno ruoli distinti e pari dignità, non sono “paramedici” ma professionisti autonomi e fondamentali. Il nodo centrale è il riconoscimento: non basta parlare di vocazione, dedizione o “eroi”, serve garantire condizioni di lavoro adeguate, possibilità di carriera, formazione e una giusta valorizzazione economica. Particolare attenzione va data a suo avviso anche alla medicina territoriale: le case di comunità e l’assistenza domiciliare funzionano solo se adeguatamente dotate di personale e risorse, senza sovraccaricare gli operatori. La sanità nelle aree montane, ha proseguito, presenta difficoltà specifiche: territori frammentati, popolazione dispersa in molte piccole frazioni e condizioni logistiche complesse rendono l’assistenza sanitaria molto più impegnativa. Per questo serve un modello di “sanità alpina” capace di adattarsi a queste realtà, altrimenti diventa difficile rendere attrattive professioni già faticose, soprattutto fuori dalle strutture ospedaliere. L’attrattività non può basarsi solo sulla vocazione o sulla dimensione umana del lavoro: servono condizioni concrete, riconoscimento sociale e adeguata valorizzazione economica per sostenere nel tempo motivazione e presenza sul territorio: per attrarre e trattenere personale sanitario bisogna tenere conto delle specificità del territorio e offrire non solo ideali, ma anche reali condizioni di lavoro e prospettive.

Parolari: non bastano incentivi, serve ripensare tutto il sistema

Un tema cruciale che richiede l’impegno da parte di tutti, ha premesso Francesca Parolari (PD). Il disegno di legge è a suo avviso un passo utile ma parziale per affrontare una crisi profonda: la grave carenza di personale infermieristico, destinata a crescere con l’espansione della medicina territoriale e di figure come l’infermiere di comunità. Servono interventi su più livelli: non solo incentivi economici, ma anche migliori condizioni di lavoro, ambienti attrattivi, opportunità di carriera e formazione continua. Centrale è anche la revisione dei carichi e dei flussi di lavoro e un nodo fondamentale riguarda a questo proposito i modelli organizzativi: superare strutture troppo gerarchiche e puntare su maggiore autonomia e autogestione del personale, valorizzandone competenze e responsabilità. Infine, anche gli spazi e l’organizzazione fisica delle strutture incidono sulla qualità del lavoro: modelli architettonici più funzionali possono ridurre la fatica e migliorare l’efficienza. Per la consigliera del PD, la crisi si affronta con un approccio sistemico, che tenga insieme risorse, organizzazione e qualità del lavoro.

Angeli: senza ascolto e partecipazione la crisi non si risolve

Eleonora Angeli (Misto) ha ribadito il sostegno al disegno di legge, sottolineando però che la crisi della professione sanitaria, in particolare infermieristica, non può essere affrontata solo con misure economiche o normative. Accanto alla valorizzazione professionale, alla retribuzione e ai modelli organizzativi, emerge a suo parere un bisogno spesso trascurato: l’ascolto autentico dei professionisti da parte dei vertici dell’azienda sanitaria. Attingendo a esperienze dirette, ha evidenziato come in passato modelli di leadership più partecipativi, basati sul confronto, sull’ascolto e sul coinvolgimento anche dei livelli operativi, abbiano prodotto risultati migliori. Coinvolgere chi lavora “sul campo” consente non solo di individuare meglio i problemi, ma anche di raccogliere soluzioni concrete e rafforzare il senso di responsabilità condivisa. Un altro punto centrale riguarda a suo avviso l’attrattività della professione: oltre agli incentivi, è necessario promuoverla attivamente, ad esempio entrando nelle scuole e raccontandone il valore, le opportunità e le prospettive. La formazione, già di alto livello in Trentino, rappresenta un punto di forza, ma va accompagnata da un’azione più incisiva di orientamento. Angeli ha poi accentuato un tema culturale e organizzativo: la necessità di superare modelli gerarchici rigidi, che talvolta limitano l’espressione dei problemi e delle criticità, generando frustrazione. È fondamentale creare ambienti in cui i professionisti possano esprimersi liberamente senza timore, contribuendo al miglioramento del sistema. Infine, ha denunciato la perdita di un elemento chiave: il senso di appartenenza all’azienda sanitaria. Se in passato i lavoratori si identificavano fortemente con l’organizzazione, oggi questo legame si è indebolito. Recuperarlo è essenziale per motivare il personale, rafforzare la coesione interna e rendere il sistema sanitario più solido e attrattivo.

Guglielmi: attrarre professionisti anche con politiche abitative

Nel suo breve intervento il consigliere Luca Guglielmi (Fassa), ha richiamato la necessità di fare rete tra istituzioni (Provincia, Comuni, enti locali) per affrontare la carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico, tema di rilievo nazionale. Ha quindi presentato un ordine del giorno con due obiettivi principali: promuovere informazione e sensibilizzazione tra i giovani per rendere più attrattiva la professione; affrontare uno dei principali ostacoli all’attrattività nelle aree periferiche, cioè la difficoltà abitativa (costi elevati e scarsità di alloggi), attraverso una mappatura delle soluzioni disponibili e l’utilizzo degli strumenti di politica della casa: attrarre professionisti significa non solo valorizzare la formazione, ma anche garantire condizioni concrete di vita, soprattutto nei territori più periferici.

Biada: professione difficile, va sostenuta anche economicamente

Daniele Biada (Fratelli d’Italia) ha espresso un sostegno convinto al disegno di legge, riconoscendo che, pur non risolvendo il problema, rappresenta un passo utile per affrontare la carenza di personale sanitario. Ha sottolineato come il tema riguardi tutti: la sanità accompagna ogni persona dalla nascita e lungo tutta la vita, ed è quindi un servizio fondamentale. Il dibattito è stato ampio e utile per comprendere meglio una realtà complessa, anche da parte di chi non ha competenze dirette ma esperienza personale o familiare. Biada ha riconosciuto la qualità e la dedizione dei professionisti sanitari, evidenziando però anche le difficoltà della professione: turni impegnativi, lavoro nei festivi e responsabilità elevate, aspetti che oggi rendono meno attrattiva la scelta per i giovani. Ha sottolineato l’importanza di sostenere queste professioni anche economicamente e durante il percorso formativo, come forma di riconoscimento per chi sceglie consapevolmente un lavoro impegnativo ma essenziale. Infine, ha posta una criticità: la necessità che le misure non siano temporanee ma strutturali, per evitare interventi “spot” e garantire continuità nel tempo.

Bosin: senza valorizzazione il sistema non regge

La consigliera Maria Bosin (Patt) ha espresso un ringraziamento ai proponenti, sottolineando come il percorso svolto abbia rappresentato un passaggio importante nell’evidenziare una significativa capacità di collaborazione e condivisione su un tema particolarmente sentito. In qualità di presidente di Commissione, ha rilevato come, anche grazie al supporto dell’assessore e della struttura, si sia giunti a un risultato positivo, costruito in modo condiviso. Entrando nel merito generale, ha riconosciuto il valore della professione sanitaria, evidenziando come essa venga spesso vissuta come una vera e propria missione, ma ha al contempo sottolineato la necessità di garantire un adeguato riconoscimento economico a figure che operano senza vincoli di orario e in condizioni innegabilmente impegnative. Bosin ha quindi richiamato l’attenzione sulla carenza di personale infermieristico, che interessa in particolare alcuni territori e che incide direttamente sul funzionamento dei reparti ospedalieri, compromettendo più in generale l’intero percorso di cura e il lavoro delle strutture sanitarie. Ha posto infine l’accento sulla necessità di promuovere la professione tra i giovani, interrogandosi però sull’efficacia degli strumenti attuali: per incentivare nuove vocazioni è fondamentale individuare figure adeguate e competenti, in grado di trasmettere in modo autentico il valore e le caratteristiche di questo percorso professionale. In tal senso, Bosin ha auspicato la definizione di un percorso condiviso con l’assessorato e l’azienda sanitaria, che possa coinvolgere anche i territori e i sindaci, così da costruire iniziative concrete e realmente efficaci di sensibilizzazione.

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