Di Luca Franceschi
///
Sandro Ruotolo, componente della segreteria nazionale del Partito Democratico ed europarlamentare, interviene sulla tensione tra Donald Trump e Giorgia Meloni, sottolineando come lo scontro tra i due leader rappresenti qualcosa di ben più profondo di una semplice controversia diplomatica.
Al centro del conflitto vi sono le dichiarazioni di Trump contro il Papa, di fronte alle quali la Presidente del Consiglio italiana non ha potuto fare a meno di schierarsi e di esprimere solidarietà al Pontefice. Tuttavia, secondo Ruotolo, questo gesto da solo non appare sufficiente a rafforzare la posizione di Meloni sul piano interno.
L’analisi del deputato europeo punta invece l’attenzione su una frattura ben più significativa rispetto alle dinamiche della politica interna italiana. Per anni, sostiene Ruotolo, è stata descritta l’esistenza di un blocco compatto e monolitico della destra mondiale, formato da Trump, Viktor Orbán e la stessa Meloni, costruito su pilastri comuni quali il nazionalismo, il controllo dell’informazione e la riduzione degli spazi democratici. Quel blocco, prosegue l’analisi, sta oggi mostrando crepe evidenti che non possono essere ignorate.
Il primo segnale di incrinatura sarebbe stato rappresentato dalla sconfitta di Viktor Orbán alle elezioni ungheresi. La tensione tra Meloni e Trump costituisce il secondo indicatore di una possibile disgregazione di quella costruzione politica che era stata presentata come solida e destinata a durare nel tempo.
Ruotolo rimarca come la vera questione non riguardi tanto gli effetti positivi o negativi che questa tensione potrebbe avere sulla Presidente del Consiglio italiano, bensì se ci si trovi di fronte all’inizio della fine di quel modello politico che ha caratterizzato gli ultimi anni sulla scena internazionale.
Secondo l’europarlamentare, rimangono aperti interrogativi cruciali: se la rottura in corso tra Trump e Meloni rappresenti un conflitto temporaneo e risolvibile o se invece sia destinata a rivelarsi definitiva. Sarà necessario osservare se i rapporti potranno ricucirsi nel breve termine o se la distanza continuerà ad ampliarsi nel tempo.
Una certezza però esiste: il quadro internazionale sta effettivamente cambiando. E come storicamente accade, quando mutano gli equilibri globali, le conseguenze si riflettono inevitabilmente sulla politica interna dei singoli Paesi. Ciò risulta ancora più rilevante in una fase storica in cui l’economia mostra segni di rallentamento, crescono i rischi di recessione e aumentano le disuguaglianze sociali. In simili circostanze, conclude Ruotolo, nulla può essere dato per scontato, inclusa la solidità della legislatura in corso.
