Di Luca Franceschi
///
I parlamentari del Movimento 5 Stelle delle Commissioni bilancio, finanze e attività produttive di Camera e Senato denunciano quello che definiscono un “clamoroso fallimento” dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Secondo il M5S, le recenti decisioni su Patto di stabilità europeo e gas russo evidenziano la “liquefazione” del governo, dopo quella che viene descritta come una “batosta” arrivata con il referendum sulla giustizia.
La critica si concentra sulle contraddizioni emerse nelle ultime settimane. Da un lato, il ministro dell’Economia Giorgetti aveva inizialmente definito il Patto di stabilità un “buon compromesso”, addirittura “migliorativo” rispetto al precedente, per poi scoprirne l’effetto “drammaticamente paralizzante” sulla politica economica nazionale e richiederne la sospensione.
Dall’altro lato, emerge la questione energetica con il capo dell’Eni Descalzi che, secondo il M5S, chiede la riattivazione degli acquisti di gas russo a causa della crisi energetica. Una posizione che i pentastellati considerano in netto contrasto con quanto sostenuto negli ultimi quattro anni dal governo.
Il Movimento 5 Stelle ricorda come l’esecutivo abbia parlato per anni di “responsabilità”, di “rinnovata centralità del Governo con la Meloni”, di “necessità di diversificazione geografica delle fonti energetiche” e di diversificazione delle catene di approvvigionamento. Tuttavia, secondo i parlamentari M5S, di fronte alla crisi di Hormuz e ai primi problemi nelle forniture dal Qatar, si sarebbe tornati “al punto di partenza, ovvero alla Russia”.
I pentastellati sottolineano inoltre un aspetto spesso taciuto: l’Unione Europea in questi anni non ha mai completamente interrotto gli acquisti di gas russo, che ancora oggi soddisfa il 12-15% dei consumi europei, per un totale di 35-40 miliardi di metri cubi.
Particolarmente critica viene considerata la tempistica di queste ammissioni. Prima ancora che scattino i divieti europei di acquisto di gas russo – previsti per il primo gennaio 2027 per il gas naturale liquefatto e il 30 settembre 2027 per il gas via tubo – rappresentanti del governo e il vertice della principale società energetica italiana starebbero già ammettendo l’inadeguatezza delle scelte fatte finora.
Il M5S respinge in anticipo eventuali tentativi di interpretare questi sviluppi come una vittoria di Putin, invitando invece a concentrarsi su quello che considera il vero problema: un governo descritto come “irrilevante, dannoso, alla mercé dei venti internazionali” e privo di una chiara direzione politica.
La conclusione dei parlamentari pentastellati è particolarmente severa: dopo quattro anni di crescita economica sostanzialmente nulla, l’imminente stagnazione o recessione rappresenterebbe “la più evidente ceralacca” su un quadro di fallimento complessivo dell’azione di governo.
