Di Luca Franceschi
///
Il Movimento 5 Stelle denuncia quella che definisce una forzatura della maggioranza nell’avvio dell’esame della legge elettorale. Secondo Alfonso Colucci, capogruppo pentastellato in commissione Affari Costituzionali alla Camera, l’iter legislativo inizia sotto pessimi auspici a causa di modifiche imposte unilateralmente dal centrodestra.
La critica principale riguarda l’ampliamento del perimetro della riforma, che dalla semplice elezione di deputati e senatori è stata estesa al voto degli italiani all’estero e al voto fuori sede. Una decisione presa, secondo il M5S, prima ancora di iniziare l’esame vero e proprio del testo, modificando di fatto una proposta su cui la maggioranza ha lavorato per mesi.
Particolare disappunto viene espresso per l’inclusione del voto fuori sede, definita “una presa in giro” dal rappresentante grillino. Il riferimento è al comportamento contraddittorio della maggioranza che, dopo aver svuotato le proposte di legge del Movimento sostituendole con una delega al governo ora ferma al Senato, aveva addirittura negato il diritto di voto ai fuori sede in occasione del referendum sulla giustizia.
Colucci sottolinea l’incertezza su quella che potrebbe rivelarsi “l’ennesima presa in giro” verso studenti, lavoratori e persone che per motivi di salute vivono lontano da casa e non riescono ad andare a votare, anche a causa dei costi del viaggio. Per questo motivo, il M5S ha preteso che rimanesse all’esame la propria proposta di legge a prima firma Pavanelli.
L’inclusione del voto all’estero viene interpretata come una mossa strategica del centrodestra per legittimare una revisione delle circoscrizioni estere, con l’obiettivo di conquistare gli otto seggi alla Camera e i quattro seggi al Senato che, nella prospettiva della nuova legge elettorale, risulteranno determinanti per ottenere la maggioranza.
Il capogruppo conclude la sua analisi evidenziando come il centrodestra perseveri in un comportamento definito “arrogante e prepotente”, non avendo apparentemente tratto insegnamento dalla sconfitta referendaria.
