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BANCA D’ITALIA * BOLLETTINO ECONOMICO BCE: «TASSI FERMI AL 2,00% / INFLAZIONE FINO AL 3,1% / PIL 0,9% NEL 2026» (PDF)

Scritto da
10.00 - giovedì 2 aprile 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Quadro generale

Nella riunione del 19 marzo 2026 il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere

invariati i tre tassi di interesse di riferimento della BCE. Il Consiglio è determinato ad

assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine.

Il conflitto in Medio Oriente ha reso le prospettive notevolmente più incerte,

generando rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica.

Il conflitto avrà un impatto rilevante sull’inflazione a breve termine per effetto dei

rincari dei beni energetici. Le implicazioni a medio termine dipenderanno

dall’intensità e dalla durata della guerra, nonché dal modo in cui le quotazioni dei

beni energetici influenzeranno i prezzi al consumo e l’economia.

 

Il Consiglio direttivo si trova in una posizione favorevole per affrontare tale

incertezza. Negli ultimi trimestri l’inflazione si è collocata intorno all’obiettivo del 2 per

cento, le aspettative di inflazione a più lungo termine risultano saldamente ancorate

e l’economia ha evidenziato una buona capacità di tenuta. Le informazioni che si

renderanno disponibili nel prossimo periodo consentiranno al Consiglio direttivo di

valutare l’impatto del conflitto sulle prospettive di inflazione e sui rischi a esse

associati.

Il Consiglio direttivo segue attentamente la situazione e il suo approccio

guidato dai dati contribuirà alla definizione di una politica monetaria adeguata.

Le nuove proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate dagli esperti

della BCE a marzo 2026 includono, in via eccezionale, le informazioni disponibili fino

all’11 marzo, una data di aggiornamento posticipata rispetto al consueto. Nello

scenario di base si stima che l’inflazione complessiva si attesterà in media al 2,6 per

cento nel 2026, al 2,0 nel 2027 e al 2,1 nel 2028. Rispetto alle proiezioni

macroeconomiche per l’area dell’euro condotte nello scorso dicembre dagli esperti

dell’Eurosistema, l’inflazione è stata rivista verso l’alto, specialmente per il 2026, in

ragione dell’incremento dei prezzi dell’energia causato dalla guerra in Medio Oriente.

Secondo gli esperti l’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si

collocherebbe in media al 2,3 per cento nel 2026, al 2,2 nel 2027 e al 2,1 nel 2028.

Tale dato è superiore anche rispetto agli andamenti delineati nelle proiezioni di

dicembre 2025, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia che

incide sull’inflazione al netto dei beni energetici e alimentari. Gli esperti prevedono

una crescita economica pari in media allo 0,9 per cento nel 2026, all’1,3 nel 2027 e

all’1,4 nel 2028. Ciò implica una revisione verso il basso, in particolare per il 2026,

che rispecchia gli effetti a livello mondiale della guerra sui mercati delle materie

prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia. Al tempo stesso, il basso livello di

disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato e la spesa pubblica per

difesa e infrastrutture dovrebbero continuare a sostenere la crescita.

BCE Bollettino economico, numero 2 / 2026 – Andamenti economici, finanziari e monetari

Quadro generale 3 3In linea con l’impegno previsto dalla strategia di politica monetaria del Consiglio

direttivo di integrare rischi e incertezze nel processo decisionale, gli esperti hanno

analizzato come la guerra in Medio Oriente potrebbe incidere su crescita economica

e inflazione, sulla scorta di alcuni scenari alternativi formulati a titolo illustrativo. Tali

scenari sono inclusi nelle proiezioni di marzo 2026, disponibili sul sito Internet della

BCE. Secondo l’analisi di scenario, un’interruzione prolungata delle forniture di

petrolio e gas comporterebbe un’inflazione più alta e una crescita più bassa rispetto

ai livelli dello scenario di base delle proiezioni. Le implicazioni per l’inflazione a

medio termine dipendono in misura determinante dall’entità degli effetti indiretti e di

secondo impatto di uno shock energetico più forte e persistente.

Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, il Consiglio direttivo

seguirà un approccio guidato dai dati secondo il quale le decisioni vengono adottate

di volta in volta a ogni riunione. In particolare, le decisioni sui tassi di interesse

saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse

associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica

dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria.

Il Consiglio direttivo non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi.

 

Attività economica

Nel quarto trimestre del 2025 l’economia è cresciuta dello 0,2 per cento, trainata dal

rafforzamento della domanda interna. Le famiglie hanno aumentato la spesa in

seguito all’incremento dei redditi reali e al permanere del tasso di disoccupazione su

livelli prossimi ai minimi storici. Si è intensificata l’attività di costruzione e di

ristrutturazione di abitazioni e le imprese hanno aumentato gli investimenti, in

particolare negli ambiti di ricerca e sviluppo, software e basi di dati. La crescita non

ha più risentito delle esportazioni nette, come nei due trimestri precedenti, ed è stata

sostenuta principalmente dai servizi.

Gli esperti continuano a considerare i consumi privati come il principale motore della

crescita nel medio periodo. Anche gli investimenti dovrebbero seguitare ad

aumentare, in considerazione della maggior spesa pubblica per difesa e

infrastrutture e degli investimenti crescenti delle imprese nelle nuove tecnologie

digitali. Il contesto esterno continua a presentare sfide, anche alla luce delle mutevoli

politiche commerciali su scala mondiale.

 

La guerra in Medio Oriente causa turbative nei mercati delle materie prime e grava

sui redditi reali e sul clima di fiducia. Ciò ha determinato una revisione verso il basso

dei consumi e degli investimenti nello scenario di base delle proiezioni, in particolare

per il 2026. Tale scenario prevede una crescita annua del PIL in termini reali dello

0,9 per cento nel 2026, dell’1,3 nel 2027 e dell’1,4 nel 2028. Rispetto alle proiezioni

dello scorso dicembre, l’espansione del PIL è stata rivista al ribasso di 0,3 punti

percentuali per il 2026 e di 0,1 per il 2027, a causa dell’intensificarsi del conflitto in

Medio Oriente, mentre per il 2028 rimane invariata. L’impatto sarebbe ancora più

pronunciato negli scenari alternativi, caratterizzati da uno shock energetico più grave

e prolungato.

 

Lo scenario di base delle proiezioni degli esperti è subordinato all’andamento dei

prezzi dei contratti future per le materie prime energetiche alla data di ultimo

aggiornamento dell’11 marzo 2026. Di conseguenza, tale scenario prevede un

aumento dell’inflazione che graverà sul potere di acquisto, sulla spesa per consumi

e, quindi, sulla crescita del PIL, soprattutto nel breve periodo. Tale rallentamento

dovrebbe essere di natura temporanea, a condizione che si verifichi una diminuzione

piuttosto rapida delle quotazioni dei beni energetici, evidenziata dai prezzi impliciti

nei contratti future per le materie prime energetiche, e dei margini di incertezza. Nel

medio periodo la domanda interna, sospinta dalla tenuta del mercato del lavoro e

dalla spesa pubblica per infrastrutture e difesa, dovrebbe confermarsi la principale

determinante della crescita dell’area dell’euro, specialmente in Germania. Sul

versante esterno, sebbene si preveda una ripresa delle esportazioni sulla scia del

miglioramento della domanda estera, è probabile che l’area dell’euro registri una

perdurante perdita di quote di mercato a livello mondiale, date le persistenti sfide per

la competitività, alcune delle quali di natura strutturale. Ciò malgrado il fatto che i

dazi sulle esportazioni verso gli Stati Uniti siano lievemente inferiori rispetto a quelli

in vigore all’epoca dell’esercizio previsivo di dicembre 2025.

Il Consiglio direttivo ha sottolineato l’urgente necessità di rafforzare l’economia

dell’area dell’euro, preservando al tempo stesso la solidità delle finanze pubbliche.

Qualsiasi manovra di bilancio in risposta allo shock sui prezzi dei beni energetici

dovrebbe essere temporanea, mirata e modulata. L’attuale crisi energetica rende

evidente la necessità di ridurre ulteriormente la dipendenza dai combustibili fossili.

Il completamento dell’unione dei risparmi e degli investimenti è d’importanza cruciale

per finanziare l’innovazione e sostenere le transizioni ecologica e digitale. L’euro

digitale e la tokenizzazione della moneta di banca centrale all’ingrosso

accresceranno l’autonomia strategica, la competitività e l’integrazione finanziaria in

Europa, promuovendo inoltre l’innovazione nei pagamenti. È pertanto fondamentale

adottare in tempi rapidi il regolamento relativo all’istituzione dell’euro digitale.

La semplificazione e l’armonizzazione delle regole all’interno del mercato unico

dell’UE contribuiranno ad accelerare la crescita delle imprese europee.

 

Inflazione

L’inflazione complessiva nell’area dell’euro, misurata dall’indice armonizzato dei

prezzi al consumo (IACP), è aumentata all’1,9 per cento a febbraio, dall’1,7 di

gennaio. I prezzi dei beni energetici sono stati inferiori del 3,1 per cento rispetto al

febbraio precedente, dopo essere stati inferiori del 4,0 per cento a gennaio 2026.

L’inflazione dei beni alimentari è scesa leggermente al 2,5 per cento. Per contro,

a febbraio l’inflazione al netto dei beni energetici e alimentari è stata pari al 2,4 per

cento, in aumento rispetto al 2,2 di gennaio. Tale incremento ha riflesso l’inflazione

dei beni, passata dallo 0,4 allo 0,7 per cento, e quella dei servizi, in rialzo al 3,4 per

cento dal 3,2.

 

Le misure dell’inflazione di fondo hanno subito lievi variazioni negli ultimi mesi e

restano coerenti con l’obiettivo del 2 per cento a medio termine del Consiglio

direttivo. Nel quarto trimestre del 2025 gli utili societari hanno segnato un’ulteriore

ripresa, mentre il costo del lavoro per unità di prodotto è cresciuto a un ritmo simile a

quello del trimestre precedente. L’espansione del costo del lavoro per dipendente si

è ridotta al 3,7 per cento, dal 4,0 del terzo trimestre. La crescita delle retribuzioni

contrattuali e gli indicatori prospettici, quali l’indice salariale della BCE e gli esiti delle

indagini sulle aspettative relative ai salari, suggeriscono un’ulteriore attenuazione

delle pressioni sul costo del lavoro durante il 2026, che dovrebbe sostenere il ritorno

dell’inflazione all’obiettivo.

 

Il rialzo dei prezzi dei beni energetici causato dalla guerra in Medio Oriente spingerà

l’inflazione al di sopra del 2 per cento nel breve periodo. In particolare, si prevede

che l’inflazione registri un brusco rialzo al 3,1 per cento nel secondo trimestre del

2026, sospinta dall’impennata dei prezzi dei beni energetici conseguente al conflitto,

cui farebbe seguito un calo al 2,8 per cento nel terzo trimestre a seguito della

flessione delle quotazioni delle materie prime energetiche implicita nei prezzi dei

contratti future.

Lo scenario di base delle proiezioni indica che l’inflazione dei beni

energetici si collocherebbe in territorio negativo nel 2027, principalmente a causa di

effetti base al ribasso sull’energia, per poi aumentare considerevolmente nel 2028

per effetto della prevista attuazione del nuovo sistema dell’UE per lo scambio di

quote di emissione (ETS2), con un impatto al rialzo di 0,2 punti percentuali

sull’inflazione complessiva. Per quanto riguarda la componente dei beni alimentari,

l’inflazione dovrebbe aumentare a partire dalla fine del 2026, in quanto le pressioni

sui costi derivanti dall’impennata delle quotazioni energetiche si trasmetteranno ai

prezzi al consumo dei beni alimentari, e poi ridursi nel 2028. L’inflazione misurata

sullo IAPC al netto dei beni energetici e alimentari (HICPX) dovrebbe diminuire

dal 2,4 per cento del 2025, collocandosi al 2,1 nel 2028.

Sebbene tale inflazione risenta delle pressioni sui costi derivanti dai rincari dei beni energetici,

questo effetto

sarebbe attenuato da un lieve allentamento delle pressioni sul costo del lavoro, dal

passato apprezzamento dell’euro e dalla penetrazione delle importazioni dalla Cina.

Nel complesso, lo scenario di base delle proiezioni indica un’inflazione misurata sullo

IAPC in aumento dal 2,1 per cento nel 2025 al 2,6 nel 2026, cui farà seguito un calo

al 2,0 per cento nel 2027, seguito da un lieve aumento al 2,1 nel 2028. La crescita

salariale registrerà una moderazione nei prossimi anni, ancorché a un ritmo più lento

di quanto anticipato nelle precedenti proiezioni, a seguito di alcuni effetti di

compensazione dell’inflazione connessi allo shock sui prezzi dei beni energetici.

Rispetto alle proiezioni dello scorso dicembre, le prospettive per l’inflazione

complessiva misurata sullo IAPC hanno subito una revisione al rialzo di 0,7 punti

percentuali per il 2026, principalmente riconducibile alla componente energetica;

sono state riviste al rialzo di 0,2 punti percentuali per il 2027 e di 0,1 per il 2028,

in quanto le pressioni sui costi derivanti dai rincari dei beni energetici si trasmettono

all’inflazione calcolata sull’HICPX e a quella relativa alla componente alimentare,

mentre la componente energetica è stata invece rivista lievemente al ribasso.

 

Negli scenari alternativi, caratterizzati da uno shock energetico più grave e

prolungato, le revisioni al rialzo dell’inflazione sarebbero ancora più pronunciate.

I prezzi più elevati dei beni energetici possono indurre, ove persistenti, un

incremento generalizzato dell’inflazione attraverso gli effetti indiretti e di secondo

impatto, determinando una situazione che richiede un attento monitoraggio. Finora,

se da un lato le aspettative di inflazione sui mercati finanziari sono aumentate in

modo significativo negli orizzonti temporali più brevi, dall’altro gran parte delle misure

delle aspettative di inflazione a più lungo termine si attesta intorno al 2 per cento,

favorendo la stabilizzazione dell’inflazione intorno all’obiettivo fissato dal Consiglio

direttivo.

 

 

Valutazione dei rischi

I rischi per le prospettive di crescita sono orientati al ribasso, soprattutto nel breve

termine. La guerra in Medio Oriente rappresenta un rischio al ribasso per l’economia

dell’area dell’euro, inasprendo un contesto politico mondiale già mutevole. Il protrarsi

del conflitto potrebbe far aumentare ulteriormente i prezzi dei beni energetici per un

periodo più lungo rispetto alle attese correnti, oltre che pesare sul clima di fiducia.

Tali fattori eroderebbero i redditi e accentuerebbero la riluttanza delle imprese e

delle famiglie nei confronti di investimenti e consumi. Un deterioramento del clima di

fiducia nei mercati finanziari mondiali potrebbe frenare ulteriormente la domanda.

Ulteriori tensioni nel commercio internazionale potrebbero causare l’interruzione

delle catene di approvvigionamento, ridurre le esportazioni e indebolire consumi e

investimenti.

Altre tensioni geopolitiche, in particolare la guerra ingiustificata della

Russia contro l’Ucraina, rimangono fra le principali fonti di incertezza. Per contro,

la crescita potrebbe risultare superiore se le ripercussioni economiche del conflitto in

Medio Oriente si rivelassero di più breve durata rispetto alle attese correnti. Inoltre,

la spesa programmata per difesa e infrastrutture, le riforme volte a migliorare la

produttività e l’adozione di nuove tecnologie da parte delle imprese dell’area

dell’euro potrebbero determinare una crescita superiore alle previsioni. Nuovi accordi

commerciali e una maggiore integrazione del mercato unico potrebbero inoltre

stimolare la crescita oltre le attuali aspettative.

 

I rischi per le prospettive di inflazione sono orientati al rialzo, soprattutto nel breve

termine. Il protrarsi della guerra in Medio Oriente potrebbe comportare un rincaro dei

beni energetici più accentuato e duraturo di quanto atteso attualmente, spingendo a

un ulteriore rialzo l’inflazione dell’area dell’euro. Tale aumento potrebbe risultare più

marcato e persistente se le aspettative di inflazione e la crescita salariale

aumentassero di riflesso, se l’incremento dei prezzi dei beni energetici dovesse

trasmettersi all’inflazione al netto della componente energetica in misura maggiore di

quanto ipotizzato nello scenario di base, oppure se il conflitto provocasse turbative

più generalizzate delle catene di approvvigionamento mondiali. Le attuali tensioni

commerciali potrebbero inoltre determinare una maggiore frammentazione delle

catene di approvvigionamento mondiali, limitare l’offerta delle materie prime critiche

e inasprire i vincoli di capacità produttiva nell’economia dell’area dell’euro.

 

Per contro, l’inflazione potrebbe risultare inferiore se le ripercussioni economiche della

guerra in Medio Oriente si rivelassero di più breve durata oppure se gli effetti indiretti

e di secondo impatto si dimostrassero meno pronunciati rispetto alle attese correnti.

Inoltre, l’inflazione potrebbe essere inferiore se, per effetto dei dazi, la domanda di

esportazioni dell’area dell’euro si riducesse più di quanto atteso e se i paesi con

eccesso di capacità produttiva aumentassero ulteriormente le loro esportazioni verso

l’area. Mercati finanziari più volatili con scarsa propensione al rischio potrebbero

gravare sulla domanda e ridurre quindi anche l’inflazione.

 

La guerra in Medio Oriente ha avuto un forte impatto sui mercati finanziari mondiali.

Dall’ultima riunione di politica monetaria del Consiglio direttivo del 5 febbraio 2026 le

condizioni finanziarie complessive hanno registrato un inasprimento. I mercati

azionari hanno registrato una flessione e i tassi di interesse di mercato nell’area

dell’euro, specialmente quelli a breve termine, sono aumentati considerevolmente.

A gennaio i tassi dei prestiti bancari alle imprese e il costo dell’emissione di titoli di

debito sul mercato si sono mantenuti al 3,6 per cento, mentre il tasso di interesse

medio sui nuovi mutui ipotecari è salito lievemente al 3,4 per cento. I prestiti bancari

alle imprese sono cresciuti sui dodici mesi del 2,8 per cento a gennaio, rispetto al 3,0

di dicembre 2025. Tuttavia, ciò è stato compensato dalla maggiore emissione di

obbligazioni societarie, che hanno registrato un tasso di incremento sui dodici mesi

del 4,0 per cento, a fronte del 3,5 di dicembre. I mutui ipotecari sono cresciuti del

3,0 per cento, livello invariato da dicembre.

 

 

Decisioni di politica monetaria

I tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di

rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale sono stati

mantenuti invariati, rispettivamente al 2,00, al 2,15 e al 2,40 per cento.

I portafogli del programma di acquisto di attività e del programma di acquisto per

l’emergenza pandemica si stanno riducendo a un ritmo misurato e prevedibile, in

quanto l’Eurosistema non reinveste più il capitale rimborsato sui titoli in scadenza.

 

 

Conclusioni

Nella riunione del 19 marzo 2026 il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere

invariati i tre tassi di interesse di riferimento della BCE. Il Consiglio direttivo è

determinato ad assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2 per cento a

medio termine. Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato seguirà un

approccio guidato dai dati, secondo il quale le decisioni vengono adottate di volta in

volta a ogni riunione. Le decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di interesse

saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse

associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica

dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria.

Il Consiglio direttivo non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi.

In ogni caso, il Consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti gli strumenti di cui

dispone nell’ambito del proprio mandato per assicurare che l’inflazione si stabilizzi

durevolmente sull’obiettivo di medio termine e per preservare l’ordinato

funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria.

 

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