Di Luca Franceschi
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Il Movimento 5 Stelle lancia un allarme sulla situazione economica italiana, denunciando l’incapacità del governo Meloni-Giorgetti di fronteggiare una crisi che sta investendo il Paese su più fronti.
Secondo i dati Istat relativi a gennaio 2026, il fatturato delle imprese ha registrato una contrazione dell’1% rispetto al medesimo periodo del 2025, sia in termini di valore che di volume. Il quadro si aggrava considerando che l’Italia sta attraversando il terzo anno consecutivo di declino della produzione industriale, come certificato dallo stesso Istituto nazionale di statistica.
L’inflazione è tornata a crescere significativamente nel marzo 2026, con particolare preoccupazione per i beni di prima necessità: carne, pesce, frutta e verdura fresca hanno fatto registrare un incremento del 4,4% su base annua. Ancora più marcato l’aumento dei costi energetici tra febbraio e marzo 2026, con i beni energetici regolamentati che hanno subito un rincaro dell’8,9% e quelli non regolamentati del 4,9%.
La crisi demografica rappresenta un ulteriore elemento critico, con l’Italia che ha toccato il record negativo di nascite: appena 355.000 nuovi nati nel 2025, in diminuzione del 3,9% rispetto all’anno precedente.
Le prospettive di crescita economica risultano altrettanto scoraggianti. L’OCSE ha stimato per l’Italia una crescita del PIL nel 2026 di appena lo 0,4%, relegando il Paese all’ultimo posto nel G20. Confindustria ha inoltre ipotizzato che, in caso di proseguimento del conflitto bellico per alcuni mesi, il Paese potrebbe entrare in recessione con un dato negativo fino al -0,7%.
Il clima di fiducia dei consumatori ha subito un crollo verticale, aggravato dalle crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente, creando un circolo vizioso che penalizza ulteriormente la ripresa economica.
Di fronte a questo scenario critico, il Movimento 5 Stelle critica duramente l’azione governativa, ritenuta inadeguata e limitata a tre decreti definiti “ridicoli” che non affrontano strutturalmente i problemi del Paese.
Il decreto bollette viene definito “nato morto” poiché basato sulla strategia fallimentare del rimborso dei costi ETS, materia di competenza europea. L’Unione Europea ha infatti respinto la richiesta italiana di sospendere il meccanismo ETS, vanificando l’impianto del provvedimento.
Il decreto carburanti, finanziato attraverso i consueti tagli lineari, ha ridotto le accise di 24 centesimi per soli 20 giorni. Tuttavia, questa misura è stata completamente neutralizzata dal contemporaneo aumento del prezzo del petrolio, con il gasolio che non è mai sceso sotto i 2 euro al litro.
Particolarmente grave viene giudicato il decreto fiscale che ha cancellato gli incentivi alle imprese previsti nell’ultima Manovra, penalizzando quelle aziende che, confidando nelle promesse statali, avevano effettuato investimenti nel quadro del programma Transizione 5.0. Questa decisione ha generato confusion e scompiglio nel settore produttivo nazionale.
I parlamentari del Movimento 5 Stelle evidenziano come tra i tre decreti esista “una sorta di incastro perverso” che dimostra la mancanza di volontà e capacità del governo di gestire una situazione ormai sfuggita al controllo, concludendo che l’attuale esecutivo non sia in grado di proseguire efficacemente il proprio mandato.
