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PRO VITA E FAMIGLIA * INTERVISTA A MARIO GIORDANO: «C’È UNA “CAPPA” CHE METTE FUORI GIOCO CHI ESPRIME OPINIONI DIVERGENTI SU ABORTO – EUTANASIA – GENDER»

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11.10 - sabato 28 marzo 2026

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Il giornalista denuncia un clima che attacca chi difende vita e famiglia, una censura sistemica, emersa soprattutto dopo i casi dei manifesti di Pro Vita & Famiglia. Al centro anche la richiesta di modificare una norma del Codice della Strada troppo vaga.

 

Il giornalista e conduttore televisivo Mario Giordano, intervistato da Pro Vita & Famiglia, analizza il clima di intimidazione culturale e politico che in Italia spesso colpisce chi non si allinea al pensiero progressista. E sulle 12 censure subìte dai manifesti di Pro Vita & Famiglia (SCOPRI QUI QUALI) da parte di amministrazioni comunali di sinistra non ha dubbi: «Non è un abuso occasionale, è un sistema. Perché difendere la famiglia e la vita rende le persone più libere e meno controllabili. Una cosa che fa paura». Anche per questo Pro Vita & Famiglia ormai da settimane, con la Campagna “E io Parlo!” e anche con una petizione ad hoc, chiede al Parlamento di modificare l’art. 23 comma 4-bis del Codice della Strada, una norma che con espressioni troppo vaghe come “stereotipi di genere”, “identità di genere” e “qualsiasi forma di pubblicità”, presta il fianco a una sistematica censura politica.

 

Giordano, da anni denuncia le storture del sistema, secondo lei in Italia la libertà d’espressione è ancora garantita a tutti, oppure esiste una censura selettiva che colpisce solo chi non si allinea al pensiero progressista?

«Non parlerei di censura preventiva ma di una “cappa” che sta progressivamente limitando la libertà di espressione per chi non si accoda al finto perbenismo del politicamente corretto. La “cappa” mette fuori gioco chiunque provi a esprimere opinioni divergenti su temi in cui dovrebbe essere garantita la massima libertà di opinione: pensiamo all’aborto, all’eutanasia, al gender o all’idea stessa di matrimonio e di famiglia. La “cappa” ti impedisce di parlare: o reciti come un pappagallo il credo del politicamente corretto o vieni espulso dal consesso civile, a volte anche fisicamente».

 

In un Paese che si dice democratico, come si spiega che alcune idee – perfettamente legittime e non offensive, ma spesso conservatrici – vengano sistematicamente etichettate come “discriminatorie” addirittura “fasciste” e “violente”?

«Si spiega perché il modo più facile per espellere qualcuno dal consesso civile è bollarlo come fascista o violento. La reductio ad Hitlerum è sempre molto efficace perché impedisce di entrare nel merito della discussione. Se io ho la forza (e il pensiero dominante ce l’ha per definizione) di far passare uno per criminale, da quel momento tutto ciò che dice perde valore».

 

Pro Vita & Famiglia negli ultimi anni ha subìto ben 12 censure dei propri manifesti da parte di amministrazioni comunali di sinistra: manifesti informativi, su temi etici, assolutamente non offensivi, che denunciavano l’utero in affitto, gli aborti eugenetici, il gender nelle scuole o i pericoli per le donne derivanti dalle pillole abortive. Come giudica questo fenomeno? È semplice abuso di potere amministrativo o è qualcosa di più sistemico e organizzato?

«No, è qualcosa di sistemico. Perché l’indebolimento della famiglia è funzionale alla manipolazione dei cervelli e alla trasformazione delle persone da soggetti pensanti a soggetti solo consumatori. Difendere la famiglia e la vita significa difendere le nostre radici, le nostre tradizioni, i valori che ci legano, e tutto ciò rende le persone più libere, più autonome e meno controllabili, meno influenzabili. È questo che fa paura».

 

Di fronte a 12 censure nei confronti di Pro Vita & Famiglia — un’associazione che esercita legittimamente la propria voce nel dibattito pubblico — lei cosa si aspetta che facciano le istituzioni, la magistratura e l’informazione? C’è ancora qualcuno disposto a difendere il diritto di parola anche per chi la pensa diversamente dal pensiero progressista?

«Mi aspetto poco, per la verità, per le ragioni che ho appena esposto. Ma qualcuno disposto a battersi c’è ancora. Per quello che posso cercherò di fare la mia parte…».

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