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PRC – PARTITO RIFONDAZIONE COMUNISTA: «SCIOPERO GIORNALISTI, LA SOLIDARIETÀ DI RIFONDAZIONE COMUNISTA»

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12.00 - venerdì 27 marzo 2026

Di Luca Franceschi
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Ancora una volta il mondo della stampa italiana si trova di fronte a una vertenza sindacale importante. Le giornaliste e i giornalisti sono costretti a scendere in piazza per reclamare il rinnovo di un contratto di lavoro rimasto scaduto da oltre un decennio. La mobilitazione tocca tutte le maggiori città italiane, con uno sciopero che si ripeterà il 16 aprile.

Al centro della protesta vi è il comportamento degli editori dei giornali, che secondo quanto comunicato dalla Federazione della stampa, beneficiano di risorse milionarie provenienti dal Governo. Nonostante questa dotazione finanziaria significativa, questi editori non solo si rifiutano di rinnovare il contratto, giustificandosi con affermazioni relative a “privilegi ormai insostenibili”, ma non investono nelle loro aziende e nelle redazioni. Anzi, perseguono strategie esplicite per incoraggiare gli esodi dei giornalisti attraverso prepensionamenti anticipati a 62 anni, preferendo invece l’assunzione di collaboratori a partita iva che risultano sottopagati.

Questa dinamica produce conseguenze profonde: le redazioni si svuotano, si disperde il patrimonio professionale accumulato, la formazione di nuove competenze viene trascurata e lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici aumenta considerevolmente.

Il meccanismo si autoalimenta secondo una logica perversa. L’aumento del lavoro precario e nero si accompagna a una progressiva erosione dell’autonomia e dell’indipendenza dei giornalisti, compromettendo così la libertà di informare e di essere informati. L’esito complessivo è il rafforzamento del controllo sull’informazione e sulla comunicazione.

Questo controllo tende a manifestarsi attraverso strumenti sempre più diretti, come il dossieraggio, come dimostrato dalla recente vicenda riguardante le pressioni esercitate dal Presidente della Regione Liguria Marco Bucci nei confronti della direzione e della redazione del Secolo XIX.

Un ulteriore aspetto di questa questione emerge dal trasferimento della proprietà di testate editoriali a imprenditori stranieri. La Repubblica è stata ceduta a Theodore Kyriako, proprietario del grande impero mediatico greco Antenna Group, personaggio legato a interessi nel settore navale e nel trasporto petrolifero, con collegamento a Donald Trump e rapporti con il Fondo Sovrano Saudita attraverso Antenna Media srl.

Con il trasferimento del quotidiano è passato l’intero gruppo editoriale Gedi, comprendente Radio Capital, Radio Deejay, Radio m2o, Huffington Post, National Geographic Italia, Limes e la concessionaria pubblicitaria Manzoni. Una cessione che non ha garantito nulla in termini di livelli occupazionali, di orientamento editoriale e di collocazione geopolitica della testata.

Antenna Media srl si prepara inoltre a operare nei settori della produzione di documentari, cinema, musica, eventi e podcast. Non si tratta dunque solamente di controllo dell’informazione, ma anche e soprattutto di controllo della produzione culturale e audiovisiva, chiudendo ulteriormente il cerchio della concentrazione.

La lotta delle giornaliste e dei giornalisti trova piena solidarietà nel movimento che si batte per i diritti dei lavoratori. Tale battaglia però trascende gli interessi specifici della categoria e investe l’intera collettività, toccando il diritto fondamentale di ogni persona di accedere agli strumenti informativi e conoscitivi necessari per sviluppare un pensiero critico e autonomo.

Gli eventi bellici degli ultimi anni e il genocidio del popolo palestinese hanno evidenziato con drammatica chiarezza l’importanza cruciale delle informazioni e delle immagini nel formare la percezione pubblica dei fatti. Quando quelle informazioni e quelle immagini scompaiono dal dibattito mediatico, è il popolo palestinese stesso e la sua tragedia a scomparire dalla consapevolezza collettiva.

Per queste ragioni, la partecipazione alla manifestazione nazionale di Roma contro le guerre e i poteri che le alimentano rappresenta un impegno inscindibile dalla lotta per la libertà di stampa e dall’autodeterminazione professionale dei giornalisti.

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