Una teca contenente i resti dell’auto della scorta del giudice Giovanni Falcone è stata inaugurata nello spazio antistante il Palazzo della Regione di Trento. L’evento, dal titolo “Una vita per la legalità”, ha riunito studenti, cittadinanza e istituzioni in un momento di riflessione e confronto sulla memoria e l’impegno civile, promosso dall’Assessore provinciale all’istruzione e cultura Francesca Gerosa in collaborazione con l’ITT Buonarroti di Trento.
Il presidente della Provincia Maurizio Fugatti ha ricordato i drammatici fatti del 23 maggio 1992, sottolineando come incontri di questo tipo servano a mantenere viva la memoria del sacrificio di Falcone e dei tre uomini della sua scorta, rafforzando l’impegno di ciascuno per la legalità e l’impegno civico.
Secondo l’assessore Gerosa, l’evento rappresenta un’occasione che va oltre un semplice momento pubblico: “È un’occasione di memoria, ma soprattutto di consapevolezza e responsabilità collettiva. La strage di Capaci ha colpito lo Stato, la fiducia dei cittadini, l’idea stessa di giustizia, ma da quella ferita è nata una reazione civile forte che ancora oggi ci chiama a una scelta: non restare indifferenti”.
Particolarmente intensa la testimonianza di Tina Montinaro, moglie del caposcorta di Giovanni Falcone Antonio Montinaro, che ha condiviso con il pubblico il valore della memoria e la propria storia personale. Con parole dirette e profondamente umane, ha raccontato il dolore di una vita spezzata dopo appena cinque anni di matrimonio, ma anche la scelta coraggiosa di restare a Palermo e di trasformare il proprio dolore in testimonianza pubblica. “Quando giro l’Italia e vedo tanta vicinanza, il cuore si riempie e mi sento meno sola” ha dichiarato Montinaro, aggiungendo che suo marito “ha messo la sua vita a disposizione di un grande magistrato. Aveva un grande senso del dovere, quel senso del dovere che dovremmo avere tutti”.
Montinaro ha invitato a guardare oltre la retorica degli “eroi”, ricordando che erano semplicemente uomini che hanno fatto il loro dovere. Ha poi rivolto un appello diretto ai giovani presenti in sala, sottolineando che la strage di Capaci appartiene all’Italia intera e che spetta loro il compito di cambiare le cose, decidendo da che parte stare: dalla parte della legalità. “Fare memoria significa anche andare avanti mettendosi in gioco. Non bisogna aspettare che siano gli altri a muoversi. Ognuno deve metterci qualcosa di proprio, se vuole il cambiamento. Chi si gira dall’altra parte è colpevole. Libertà e legalità sono un binomio importante” ha concluso.
L’assessore Gerosa ha rivolto un passaggio particolarmente sentito ai giovani: “La memoria, da sola, non basta: deve diventare impegno quotidiano. A voi ragazze e ragazzi spetta una responsabilità grande, ma anche una straordinaria opportunità: costruire una società diversa, attraverso scelte concrete, nel rifiuto dell’omertà e delle scorciatoie. Essere liberi oggi significa avere il coraggio di essere onesti e di non voltarsi dall’altra parte. È così che la memoria diventa futuro”.
Il difensore civico Sandro Raimondi, già procuratore della Repubblica di Trento, ha richiamato l’attenzione sulla trasformazione della criminalità contemporanea e sull’importanza dell’impegno concreto. Ha evidenziato come le nuove forme di criminalità, dal riciclaggio attraverso le criptovalute alle movimentazioni di denaro che sfuggono alle banche centrali, richiedono consapevolezza civica e sociale. “È finito il tempo del dire: occorre il tempo del fare” ha sottolineato Raimondi, lanciando un appello alla responsabilità dei giovani e della società nel fornire loro strumenti di coscienza morale e civile, anche attraverso l’uso istruttivo dei social media.

