Di Luca Franceschi
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Una sentenza che lascia senza parole e che calpesta la memoria di chi è morto mentre lavorava. Con queste forti parole Rifondazione Comunista commenta la decisione del Tribunale di Treviso, che ha assolto gli imputati nel procedimento relativo alla morte sul lavoro di Mattia Battistetti. La dichiarazione è stata resa dalla co-segretaria trevigiana Lucia Tundo, dal co-segretario Stefano Mandelli e dal responsabile nazionale lavoro Paolo Benvegnù.
Secondo gli esponenti del partito, si tratta di una vera e propria sconfitta per chi ogni giorno si dedica alla lotta per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Rifondazione Comunista ricorda infatti le mobilitazioni e le iniziative che sono state portate avanti nel corso del tempo al fine di ottenere verità e giustizia non solo per il caso di Battistetti, ma anche per tutte le persone che muoiono quotidianamente a causa di precarietà, sfruttamento e perdita di diritti.
Un pensiero pieno di affetto e vicinanza viene rivolto alla famiglia di Mattia – Monica, Giuseppe, Anna e i nonni – che negli anni passati ha dimostrato una forza e una dignità straordinarie. La loro battaglia per la ricerca della giustizia è diventata la battaglia di tutti, simbolo di amore, coraggio e dedizione.
Per Rifondazione Comunista questa sentenza non rappresenta una conclusione, ma piuttosto la riapertura di una ferita e il rilancio della lotta. Gli esponenti riaffermano la necessità di introdurre il reato di omicidio sul lavoro e di procedere a una revisione delle norme che regolano il sistema degli appalti.
La significativa partecipazione di lavoratori e delegati sindacali che hanno presenziato in aula e al presidio organizzato davanti al tribunale rappresenta una conferma che la battaglia per un lavoro sicuro costituisce una battaglia di civiltà, concludono gli esponenti di Rifondazione Comunista.
