Di Luca Franceschi
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Marco Cerreto, deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo in Commissione Agricoltura, interviene nel dibattito sul referendum relativo alla separazione delle carriere nella magistratura. Secondo il parlamentare, l’equilibrio attuale tra accusa e difesa presenta elementi di squilibrio che richiedono interventi strutturali per rafforzare l’indipendenza della giustizia italiana.
La posizione di Cerreto si inserisce in un percorso di riforma che ha radici profonde nella storia istituzionale italiana. La trasformazione del sistema giudiziario, iniziata con la riforma del processo penale promossa da Giuliano Vassalli, ha già cambiato l’impianto originario del Codice Rocco, trasportando l’ordinamento da un modello inquisitorio verso uno accusatorio. Con la separazione delle carriere, sostiene il deputato, si completa coerentemente questa evoluzione storica.
Il nodo della questione, secondo Cerreto, non è meramente simbolico o legato ai rapporti personali tra magistrati, bensì profondamente strutturale. Attualmente pubblico ministero e giudice condividono la medesima identità professionale: frequentano gli stessi percorsi formativi, appartengono allo stesso ordine professionale e si sviluppano all’interno del medesimo sistema di valutazione e carriera. Questa sovrapposizione genera preoccupazioni significative nella cittadinanza.
Il deputato precisa che questa analisi non implica l’esistenza di automatiche interferenze o comportamenti scorretti da parte dei magistrati. Il Governo, mediante questa riforma, intende anzi rafforzare la magistratura. Tuttavia, rimane il legittimo sospetto che l’accusa possa esercitare, anche indirettamente, forme di influenza su chi deve giudicare, specialmente quando si tratta di ex colleghi di corso, compagni di lavoro o appartenenti alle medesime correnti associative. Le valutazioni di carriera che avvengono all’interno dello stesso circuito amplificano questo dubbio diffuso tra i cittadini.
Il referendum rappresenta un’opportunità democratica per i cittadini di scegliere quale direzione dare al sistema giudiziario italiano. Chi ritiene che la giustizia funzioni adeguatamente nello status quo può astenersi dal votare affermativo. Chi invece crede sia necessario rafforzare la terzietà del giudice, rendere più netta la distinzione dei ruoli e allineare il sistema italiano ai modelli diffusi nel resto d’Europa, ha l’occasione concreta di esprimere questa volontà votando sì e promuovendo questa scelta presso altri cittadini. Cerreto ha formulato queste considerazioni durante il convegno “Referendum giustizia” che si è svolto nell’Aula Consiliare di Piedimonte Matese.
