(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Nei giorni scorsi sono stati consegnati in Provincia gli attestati ai nuovi cacciatori ed esperti accompagnatori, ribadendo la retorica del “vivere la montagna con la consapevolezza e l’ orgoglio di rappresentare le tradizioni del nostro territorio”. 164 nuovi cacciatori, 51 esperti accompagnatori, 24 nuove donne cacciatrici e 4 per l’affiancamento sul territorio. Tutte e tutti impegnati “a mantenere gli equilibri ambientali e a far vivere le nostre tradizioni”. A colpi di fucile. Vorrei qui ribadire che non tutte le cosiddette tradizioni meritano di essere reiterate nel tempo. E che in tempi di guerra santificare l’ uso delle armi e di una pratica violenta come la caccia sia poco educante e poco edificante.
La montagna, evocata spesso a sproposito, viene vissuta in modo responsabile e mantenuta viva grazie a quanti se ne occupano mantenendo vive le tradizioni di cura, a coloro che instaurano con gli animali relazioni di mutuo rispetto, ritenendoli parte del Creato al nostro fianco. La natura infatti è perfettamente in grado di mantenere i propri equilibrii tra le specie che si confrontano e affrontano senza bisogno di interventi umani che spesso questi equilibri li alterano. È così dalla notte dei tempi. Quindi trovo fuori luogo appellarsi a questa presunta salvaguardia dei territori montani, santificando una pratica che nella nostra società non ha più senso, considerata persino alla stregua di sport!, dato che non viviamo più di caccia e raccolta. Di ben altra gestione responsabile avrebbero bisogno le montagne.
Più attenzione al consumo di suolo, all’abbattimento di boschi, alla trasformazione in luna park, grazie ad attività improprie, alla cura delle specie arboree autoctone. Mentre assistiamo sempre più alla motorizzazione e all’ asfaltatura di sentieri. Dovremmo impegnarci a salvaguardare corsi d’ acqua e torrenti come il Vanoi, che scorre a fianco di una discarica, a incentivare un turismo dolce, pluristagionale e non aggressivo dei territori, a creare luoghi deputati al silenzio, rispettosi dei selvatici che li abitano. Rispetto anche di coloro che la montagna la amano, la vivono, la camminano, la percorrono, la salgono senza la pretesa di possederla e di sottometterla a regole antropiche che snaturano e sconvolgono habitat preziosi da consegnare alle nuove generazioni affinché ne possano godere. In pace.
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Lucia Coppola, consigliera provinciale di Alleanza Verdi e Sinistra.
