Di Luca Franceschi
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Debora Serracchiani, responsabile Giustizia nella segreteria nazionale del Partito Democratico, ha lanciato una dura critica alle dichiarazioni rilasciate da Giorgia Meloni in occasione del dibattito sul referendum. Durante un intervento pubblicato su Instagram, la dirigente dem ha definito “di una gravità senza precedenti” le affermazioni della presidente del Consiglio, in particolare riguardo alle conseguenze che deriverebbero da un eventuale fallimento della consultazione referendaria.
Serracchiani ha stigmatizzato come “vergognoso” e “pesantissimo” il ricorso alla retorica secondo cui il mancato risultato favorevole al Sì comporterebbe la liberazione di criminali di natura sessuale. Ha sottolineato come queste affermazioni rappresentino un uso consapevole della paura a fini propagandistici, tanto più significativo considerando che, poche settimane prima, era stata la stessa Meloni a invocare la depoliticizzazione del referendum.
La componente dem ha rimarcato quello che definisce come uno schema ricorrente: l’attacco rivolto all’istituzione giudiziaria, la polarizzazione della comunità nazionale tra sostenitori e avversari. Ha inoltre fatto riferimento a un episodio specifico legato al rimpatrio di un individuo condannato per crimini gravi, ricordando come tale operazione sia stata effettuata con volo di Stato e abbia coinvolto direttamente la presidente del Consiglio insieme al ministro Nordio e alla sua capo di gabinetto.
Secondo Serracchiani, le azioni di Meloni evidenziano un approccio politico analogo a quello dell’alleato americano Donald Trump: delegittimazione dei magistrati, erosione della fiducia nelle istituzioni democratiche, trasformazione di ogni confronto pubblico in uno scontro. Tale modello di governo, a suo giudizio, rappresenta un esercizio del potere senza vincoli.
La responsabile Giustizia del Pd ha concluso affermando che tale visione contrasta radicalmente con il concetto di democrazia affidato alla Costituzione italiana. Per questo motivo ha invitato gli elettori a votare No nelle giornate del 22 e 23 marzo, in difesa dei principi costituzionali.
