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FDI – FRATELLI D’ITALIA * CAMERA: «FEMMINICIDIO MESSINA. ALMICI (FDI), FARE CHIAREZZA MA DOLORE NON DIVENTI PROPAGANDA»

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12.45 - venerdì 13 marzo 2026

Di Luca Franceschi
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La morte di Daniela Zinnanti a Messina rappresenta una tragedia che tocca l’intera comunità e che richiede, innanzitutto, profondo rispetto verso la vittima e verso i suoi familiari. Si tratta di una donna che aveva presentato denuncia e che cercava di ottenere protezione dalle istituzioni. Proprio per questo motivo diventa imperativo accertare con massimo rigore quali siano stati i malfunzionamenti nei sistemi di controllo e di prevenzione che erano stati attivati. Qualora emergessero criticità nell’impiego o nella disponibilità dei dispositivi di monitoraggio elettronico, è fondamentale condurre una verifica completa e approfondita.

La Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, guidata da Martina Semenzato, ha già condotto audizioni e studi specifici riguardanti l’utilizzo dei braccialetti elettronici e dei vari strumenti di prevenzione a disposizione, coinvolgendo i magistrati, le forze dell’ordine e gli operatori che operano all’interno del sistema di protezione. Questo rappresenta il compito che le istituzioni devono svolgere: identificare le disfunzioni e consolidare le misure di tutela rivolte alle donne.

Proprio per tale ragione suscita preoccupazione quanto accaduto oggi a Messina, dove il movimento Non Una Di Meno ha appeso uno striscione recante la frase “femminicidio = omicidio di Stato”. Utilizzare una tragedia quale veicolo per messaggi ideologici non rappresenta un supporto alle vittime né contribuisce al miglioramento dei meccanismi di prevenzione.

L’esecutivo presieduto da Giorgia Meloni ha ampliato gli strumenti destinati alla protezione delle donne, mediante il rafforzamento delle disposizioni del Codice Rosso e mediante interventi sulla prevenzione e sul supporto alle vittime. I dati più attuali indicano una lieve diminuzione dei femminicidi: benché insufficiente, questo dato testimonia che l’approccio basato su azioni concrete rappresenta la strada corretta.

La lotta contro la violenza femminile necessita di normative robuste, controlli più rigorosi e soprattutto di una mentalità che privilegi il rispetto, un valore che deve essere coltivato sin dalle generazioni più giovani. Il dolore di una donna privata della vita non deve trasformarsi in strumento di comunicazione politica. Le vittime hanno diritto alla verità, al riconoscimento della loro dignità e alla responsabilità di coloro che hanno fallito nel proteggerle.

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