(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Coordinamento Giovani ACLI Trentine. Fuori sede esclusi dal voto del 22 e 23 marzo: una falla nella democrazia. Tra poche settimane, le italiane e gli italiani saranno chiamati a votare sul referendum costituzionale in materia di giustizia (più precisamente, di ordinamento giudiziario). Un momento importante per la nostra vita democratica, forse il più alto esercizio diretto del
potere dei cittadini.
Eppure, ancora una volta, migliaia di persone rischiano di essere escluse. Studenti e lavoratori fuori sede non potranno votare nel luogo in cui si trovano. Per esercitare questo diritto saranno costretti a rientrare nel proprio comune: chi potrà farlo compirà il proprio dovere civico, ma chi non potrà farlo per motivi economici o di lavoro sarà privato di un diritto fondamentale.
Nel 2026 questa situazione appare incomprensibile. In un Paese dove la mobilità è la norma, soprattutto per i giovani, lo Stato continua a ignorare una realtà evidente. Il paradosso è chiaro: i cittadini italiani all’estero possono votare per corrispondenza e hanno una propria rappresentanza parlamentare, ma lo stesso diritto non è garantito a chi vive temporaneamente in un’altra città sul suolo italiano.
Il voto non dovrebbe dipendere dalla possibilità economica o logistica di tornare a casa. Per questo esortiamo le istituzioni, già dalle prossime tornate elettorali, a compiere un atto di civiltà e responsabilità, introducendo strumenti che permettano anche ai fuori sede di votare: un passo necessario per una democrazia più inclusiva e davvero capace di guardare al futuro, e quindi ai giovani.
