(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Una raccolta di testimonianze di donne italiane sulla loro condizione sociale e professionale, una polifonia di voci femminili trasmessa per la prima volta dalla Rai nel 1971, in cinque puntate a firma della giornalista e scrittrice Graziella Civiletti per la regia di Vincenzo Gamna.
“Storie di donne”, un’inchiesta raccontata da Giorgio Zanchini a “RAInchieste”, il programma Rai Cultura in onda giovedì 5 marzo alle 19.05 su Rai 5.
Sosteneva Civiletti che “la realtà parla da sola”, e soprattutto parlano da sole, con la loro voce, le protagoniste delle interviste: donne comuni che hanno accettato di raccontarsi di fronte alle telecamere senza intermediari.
Non c’è nessun dibattito o commento a corredo delle interviste: Civiletti lascia che siano le professioniste, le casalinghe, le madri, le figlie che ha raggiunto in tutto il Paese a tessere coi loro racconti un ritratto della condizione femminile nell’Italia degli anni Settanta.
Da questo coro di voci emerge l’immagine di un paese in trasformazione, ma ancora a due velocità: da una parte le città, con le fabbriche, le piazze femministe e le Università, dove le donne iniziano a rivendicare la libertà di autodeterminarsi e di avere pari salari e dignità; dall’altra, le aree rurali, dove le dinamiche patriarcali resistono tenaci e il tempo scorre ancora troppo lentamente.
Nonostante queste contraddizioni, si è ormai aperta la stagione che trasformerà per sempre il volto dell’Italia intera.
Civiletti ne dà in qualche modo conto, lasciando la parola a queste donne, ai loro sacrifici per la maternità o per la carriera, ai loro atti di ribellione e di rassegnazione.
“Storie di donne” anticipa di pochi anni quella che diventerà la grande “stagione delle riforme” dell’Italia repubblicana: un periodo di leggi che incidono profondamente sulla vita delle donne, in famiglia, come sul lavoro.
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