(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il coraggio di scegliere il futuro, non di bruciarlo. Lettera aperta ai membri di EGATO e del Consiglio delle Autonomie Locali (CAL).
Spettabile Presidente, gentili Sindaci e membri del Consiglio
In qualità di amministratori e decisori pubblici, vi trovate oggi di fronte a un bivio storico. La scelta sulla chiusura del ciclo dei rifiuti in Trentino non è una mera questione tecnica, né tantomeno una formalità burocratica da ratificare. È una decisione che ipotecherà, per una parte significativa, il futuro economico, ambientale e sociale della nostra Provincia per gli anni a venire.
Vi scriviamo perché il dibattito attuale rischia di essere viziato da una narrazione di “emergenza” che non trova riscontro nei fatti e che spinge verso soluzioni obsolete, ignorando le alternative che la tecnologia OGGI ci offre.
L’inganno dell’emergenza e la storia dei bandi deserti
Si parla di inceneritore come unica soluzione “urgente” benché la storia ci insegni altro. Da anni si discute di questo impianto e come ricordano le cronache e le inchieste, i tentativi passati sono naufragati non per opposizione ideologica bensì per mancanza di sostenibilità economica: i bandi sono andati deserti perché il mercato stesso ha bocciato l’opera. Costruire un inceneritore richiede molto denaro e tempi lunghi, non è una risposta all’emergenza di oggi, ma un cantiere infinito per il domani.
I numeri non mentono: manca la materia prima
Il Trentino vanta da anni una raccolta differenziata superiore all’80%. Costruire un inceneritore oggi significa realizzare un “monolite rigido” che, per ripagarsi, avrà bisogno di bruciare quantità costanti di rifiuti per decenni. Se i trentini sono virtuosi e i rifiuti diminuiscono, cosa bruceremo? Saremo costretti a importare rifiuti da fuori o a fermare il progresso della differenziata (come già avviene in provincia di Bolzano) per “nutrire” il forno? Distruggere materie prime in un momento in cui l’economia circolare ne ha sempre più necessità è un paradosso antieconomico e antietico.
Un suicidio economico: costi occulti e “Carbon Tax”
Si dice che l’inceneritore convenga. È vero?
Stiamo per investire centinaia di milioni in un’opera che diventerà presto uno Stranded Asset, ovvero un investimento che nasce vecchio.
Non solo: stando a quanto attualmente programmato, dal 2028 gli inceneritori entreranno nel sistema europeo ETS (Emission Trading System), il che comporterà potenzialmente che ogni tonnellata di CO2 emessa sarà tassata. Questo farà esplodere le tariffe, rendendo la TARI più costosa per i cittadini.
Il Trentino oggi gode di costi di gestione rifiuti tra i più bassi; perché realizzare un impianto che li farà lievitare?
La reputazione del Trentino e la vera sostenibilità
Si dice che l’inceneritore chiuderà il ciclo dei rifiuti. È vero?
Su una produzione stimata di 60.000-80.000 tonnellate annue di materiali, l’impianto produrrebbe tra le 20.000 e le 25.000 tonnellate di scorie, pari a circa 1/3 della massa iniziale. Queste scorie, cariche di metalli pesanti e altamente tossiche, richiedono lo smaltimento in discariche speciali fuori provincia, spostando il problema ambientale anziché risolverlo e creando ulteriori oneri in termini economici e di salute per la collettività.
Costruire un inceneritore in uno qualsiasi dei nostri territori sarebbe un colpo all’immagine del Trentino.
Chiudere davvero il ciclo. In tre mosse
Cambiare prospettiva: da “bruciare materie prime” al “generare profitto e lavoro”
Non siamo costretti a scegliere tra discarica e inceneritore: oggi esistono soluzioni alternative attivabili in pochi mesi.
Prima mossa: ottimizzare il sistema di raccolta differenziata sia sotto il profilo della qualità/quantità che della praticità per i cittadini può produrre come effetto non solo la riduzione dei volumi del secco residuo, ma anche l’ulteriore abbassamento dei costi.
Seconda mossa: sfruttare la continua evoluzione tecnologica per avviare con coraggio un “Modello Modulare”, appoggiandosi ad imprese già presenti da anni in provincia, in cui ogni tipologia di materiale seguirebbe una sua filiera dedicata, per essere recuperato, rilavorato e trasformato al fine di ottenere materia prima/seconda da reimmettere nel ciclo economico. Bisogna però concepire i “rifiuti” come materiali di una sorta di nuova “miniera urbana” in grado di creare un valore di mercato, anziché un costo di smaltimento.
Un esempio? Il tessile sanitario costituisce circa il 25% del secco non riciclabile. Esistono già in Trentino aziende che lo recuperano. Perché non coinvolgerle?
Terza mossa: potenziare il centro di Marco per il trattamento biomeccanico dei materiali, attualmente lasciato inspiegabilmente depotenziato. Questo permetterebbe di estrarre quanto è possibile in termini di materie prime (umido, carta, metalli, ..), trasformando il resto in materiale inerte con diversi utilizzi possibili.
Il ruolo di Egato e del CAL: Decisori, non Notai
A voi, membri di Egato, chiediamo di non essere semplici notai che ratificano decisioni prese: il vostro mandato è tecnico e di ricerca, oltre che politico: avete la possibilità di valutare davvero tutte le opzioni, compreso il trattamento meccanico-biologico potenziato e il recupero di materiali.
Al CAL, che rappresenta tutte le anime territoriali e politiche del Trentino, chiediamo di far sentire la propria voce: l’inceneritore è una risposta sbagliata a una domanda mal posta.
Vi invitiamo a prendervi il tempo per aprire una seria riflessione che valuti davvero tutte le alternative attualmente realizzabili, per una gestione etica che tenga insieme le tematiche ambientali, la salute dei cittadini e l’economia del territorio.
Il Trentino punti all’eccellenza anche in questo campo, dimostrando che oggi dai rifiuti, che generano problematiche se gestiti senza visione, si può arrivare ai “rifi-utili”, che generano nuovi materiali, economia e lavoro, nel rispetto dell’ambiente e dei residenti. Distinti saluti.
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