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FONDAZIONE PEZCOLLER * ARTE: «PRESENTATO A TRENTO IL VOLUME “PALAZZO BORTOLAZZI LARCHER FOGAZZARO”, UN VIAGGIO TRA STORIA E GENEROSITÀ CIVILE»

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14.40 - venerdì 20 febbraio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Palazzo Bortolazzi Larcher Fogazzaro, un viaggio tra storia, arte e generosità civile. Presentato a Trento il volume “Palazzo Bortolazzi Larcher Fogazzaro” realizzato dallo storico dell’arte Michelangelo Lupo per la Fondazione Pezcoller: un viaggio tra storia, arte e generosità civile. Il testo svela tesori preziosi custoditi tra le mura della storica residenza nel cuore di Trento.

Enzo Galligioni: «Questo Palazzo rappresenta un simbolo straordinario della comunità trentina».
Oggi, venerdì 20 alle ore 18, il volume sarà presentato alla cittadinanza nella “Sala S.O.S.A.T.” del Palazzo.

È stato presentato nell’incontro con la stampa, nella sede della Fondazione Pezcoller in via Malpaga a Trento, il nuovo volume dedicato a Palazzo Bortolazzi Larcher Fogazzaro edito da De Luca Editori d’Arte, alla presenza del curatore, l’architetto e storico dell’arte Michelangelo Lupo, della presidente regionale del Fai trentino Luciana de Pretis (ente proprietario dell’Aula del Simonino, facente parte del palazzo) e del presidente della Fondazione Pezcoller Enzo Galligioni.

L’opera documenta non solo il recente e meticoloso restauro del complesso (diventato anche la sede della Fondazione), ma ricostruisce secoli di vicende architettoniche e umane di uno dei simboli più significativi del rinascimento e barocco trentino.

 

Un simbolo di rinascita urbana

Il volume nasce in concomitanza con un importante progetto di recupero promosso dalla Fondazione Pezcoller, attuale proprietaria della maggior parte dell’immobile, a seguito del lascito testamentario di Marina Larcher Fogazzaro nel 2018 alla Fondazione, al Coro Sosat e al Fai.

Enzo Galligioni, presidente della Fondazione Pezcoller, evidenzia come il palazzo sia oggi «un simbolo straordinario della comunità trentina, dove la generosità di una donatrice visionaria si fonde con il supporto delle istituzioni pubbliche». La Fondazione, impegnata nella ricerca oncologica internazionale, ha saputo trasformare questa eredità in uno spazio d’incontro per la scienza e la cittadinanza.

«Quando lo abbiamo ricevuto – ha affermato Galligioni – era in buone condizioni al suo interno, ma con evidenti segni di degrado al suo esterno, soprattutto nelle facciate e negli infissi.
Il nostro primo obiettivo, pertanto, è stato quello di riportarlo al suo antico splendore, con il restauro non solo dell’edificio, ma anche della sua storia, attraverso questo volume che documenta i principali lavori eseguiti ed i suoi tesori storico artistici, ricostruiti, recuperati e raccontati con la passione e la straordinaria abilità dall’architetto Lupo.
Tutto questo è stato possibile grazie al sostegno della comunità trentina, attraverso un generoso contributo della Provincia autonoma di Trento, e all’apporto dello studio Dedalus dell’architetto Bronzini che ha curato il progetto e diretto i lavori, con le la supervisione della Sovrintendenza ai beni culturali e di numerose imprese tutte trentine, e ovviamente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Pezcoller.
Secoli di arte e scoperte inedite nel cuore di Trento

L’architetto Michelangelo Lupo ha realizzato un’opera monumentale che ricostruisce la complessa stratificazione storica e artistica di Palazzo Larcher Fogazzaro. Attraverso una ricerca archivistica e iconografica meticolosa, il libro getta nuova luce su vicende che spaziano dall’epoca romana fino al Novecento.

 

Dalle mura romane al fasto barocco

L’indagine dell’architetto Lupo parte dalle fondamenta: il palazzo sorge infatti a ridosso delle antiche mura romane orientali della città. La struttura attuale è il risultato di una progressiva aggregazione di “cellule gotiche” preesistenti, culminata alla fine del Seicento sotto la spinta della famiglia Bortolazzi. Grazie a matrimoni strategici e alla scalata sociale, i Bortolazzi trasformarono diverse proprietà (già appartenute alle famiglie Alessandrini, Roveletti e Wolkenstein) in una residenza nobiliare di altissimo profilo.

 

Le scoperte: il “mistero” di Leone X e i legami con il Cles

Tra le rivelazioni più significative del volume spicca l’analisi di un soffitto rinascimentale decorato con 52 ritratti, tra cui quello del Cardinale Bernardo Cles e, sorprendentemente, di Papa Leone X. Lupo ne spiega la presenza inedita attraverso i legami tra lo scultore Domenico Aimo detto Il Varignana (attivo a Trento per il Cles) e i disegni romani della statua frontale del pontefice in Santa Maria in Aracoeli.
Altrettanto rilevante è il ritrovamento di un affresco della scuola del Fogolino nel cortile interno, testimonianza dei legami artistici tra i proprietari del palazzo e quelli del vicino Palazzo Mirana.

Il Settecento e i grandi maestri lombardi ed emiliani

Il libro documenta la ricchezza degli interni, impreziositi dagli stucchi dei maestri lombardi (i Visetti e gli Aliprandi) e dai grandi cicli pittorici che ritraggono gli dei dell’Olimpo. Ampio spazio è dedicato alla figura di Ludovico Bortolazzi, committente dei celebri affreschi quadraturisti della sala oggi occupata dalla SOSAT, opera di un illustre pittore modenese attivo anche a Villa Margone e Villa dell’Acquaviva.
Nuove attribuzioni: dai Giganti veneziani all’altare del Simonino

Il volume riscrive anche la paternità di importanti elementi scultorei:

• I Telamoni (Giganti): Le ricerche hanno permesso di attribuire i due colossali giganti all’ingresso (attualmente presso l’area ristorante) alla scuola del veneziano Orazio Marinali, grazie al confronto con disegni d’epoca ritrovati a Bassano.

• La Cappella del Simonino: Lo studio rivela una correlazione tra l’altare marmoreo della cappella e i disegni di Jacopo Antonio Tozzo, frate carmelitano attivo a Milano.
Dall’Ottocento alla modernità

L’autore, infine, indaga sulle vicende e sulle trasformazioni del palazzo tra ‘800 e ‘900, quando le sale stuccate del piano terreno, all’angolo tra via Oriola e la piazza delle “Beccherie” ospitarono prima il “Caffè Bigliardo” o “Caffè Nuovo”, poi furono trasformate “ad uso negozio” e successivamente, nel 1914, date ai “Magazzini Riuniti” e quindi, nel 1940, alla “bottega del Vino” delle Cantine Cavazzani.
«Questo volume non è solo una cronaca di pietre e pitture, ma un viaggio tra le persone e gli artisti che hanno reso Trento una capitale culturale», ha dichiarato l’architetto Lupo. L’opera è arricchita da una vastissima bibliografia e un indice dei nomi che ne facilita la consultazione scientifica.

 

Chi è l’autore del volume Michelangelo Lupo

Michelangelo Lupo è un architetto e storico dell’arte di primo piano, la cui carriera è dedicata all’indagine e alla valorizzazione della cultura artistica e architettonica del territorio trentino. Attraverso una vasta produzione saggistica, ha documentato l’evoluzione dei principali monumenti e delle collezioni d’arte della regione.
La sua attività editoriale spazia dallo studio del patrimonio storico-artistico alla documentazione di prestigiosi edifici civili e religiosi: ha approfondito la storia del Castello del Buonconsiglio, curando studi sul Magno Palazzo, è autore di volumi fondamentali su edifici simbolo di Trento e Rovereto, tra cui Palazzo Tabarelli, Palazzo Trentini, Palazzo Geremia e il Teatro Zandonai.
Tra i suoi contributi più recenti figurano le ricerche su Villa Margon, analizzata sia per i cicli affrescati dedicati a Carlo V sia in studi documentari aggiornati al 2023.

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