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REGIONE EMILIA-ROMAGNA * :«SANITÀ, INDAGINE SU MALATTIE INFETTIVE ALL’OSPEDALE DI RAVENNA. DE PASCALE: VICINANZA AI PROFESSIONISTI»

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18.00 - sabato 14 febbraio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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**SANITÀ. INDAGINE MALATTIE INFETTIVE OSPEDALE DI RAVENNA, DE PASCALE: “CONOSCO UNO PER UNO I REPARTI E I VOLTI DI QUELL’OSPEDALE E SO BENE QUALI SENTIMENTI STANNO ATTRAVERSANDO I PROFESSIONISTI E LE PROFESSIONISTE DEL SANTA MARIA DELLE CROCI. A CIASCUNO DI LORO VA LA MIA PIENA VICINANZA E QUELLA DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA”**

Il presidente: “I professionisti e le professioniste che lavorano nel Servizio sanitario regionale dell’Emilia-Romagna devono sapere che, anche davanti a legittime attività di indagine, la loro Regione e la loro comunità hanno fiducia in loro fino a che non venga provato il contrario. Vengono invece attaccati da una delle massime autorità del Paese senza nemmeno un rinvio a giudizio”

“Tutta la comunità medica dell’Emilia-Romagna è profondamente scossa dall’indagine aperta dalla Procura di Ravenna, nei confronti di sei medici del reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale di Ravenna.

Per quasi 9 anni sono stato Sindaco della città, compresi gli anni del Covid, conosco uno per uno i reparti e i volti di quell’ospedale e so bene quali sentimenti stanno attraversando i professionisti e le professioniste del Santa Maria delle Croci.

A ciascuno di loro va il mio abbraccio e la vicinanza piena della Regione Emilia-Romagna”.

Così il presidente della Regione, Michele de Pascale, sulla vicenda che vede coinvolti alcuni dirigenti medici del reparto di Malattie infettive di Ravenna.

“In tutta la mia esperienza politica ho sempre avuto assoluto rispetto per l’autonomia delle Procure e preteso altrettanto rispetto per la presunzione di innocenza degli indagati e degli imputati- prosegue il presidente-.

In questo momento, l’unica cosa certa è che ci sono sei medici, innocenti fino a prova contraria, accusati di aver falsificato delle diagnosi e, senza nemmeno una richiesta di rinvio a giudizio, già attaccati pubblicamente da una delle massime autorità del Paese.

I professionisti e le professioniste che lavorano nel Servizio sanitario regionale dell’Emilia-Romagna devono sapere che, anche davanti a legittime attività di indagine, la loro Regione e la loro comunità hanno fiducia in loro fino a che non venga provato il contrario”.

“Detto questo, uscendo dal loro caso specifico, dalla loro presunzione di innocenza, e dal carattere personale di qualsiasi eventuale responsabilità penale- sottolinea de Pascale-, il problema per paradosso è ancora più complesso, perché in linea generale, oggi la normativa italiana e le direttive ministeriali, peraltro in larga parte non modificate da questo Governo, scaricano sui medici delle Ausl italiane una responsabilità enorme, quella di stabilire o meno l’idoneità all’invio al Cpr per malattie infettive o psichiatriche, peraltro in assenza di linee guida sanitarie chiare e condivise a livello nazionale”.

“Di fatto, la politica, tutta vorrei essere chiaro, non si assume le proprie responsabilità- chiude de Pascale- e lascia i problemi, umanitari, sanitari e di sicurezza, sulle spalle di medici, forze dell’ordine e magistrati”.

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