(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il Partito Autonomista Trentino Tirolese respinge con decisione le posizioni espresse dagli esponenti di Fratelli d’Italia sulla figura di Clara Marchetto, posizioni che continuano a proporre una lettura fuorviante e ideologica di una vicenda storica che appartiene a pieno titolo alla storia dell’autonomismo trentino.
Il tentativo di dipingere Clara Marchetto come figura “anti italiana” rivela una concezione dell’identità che non appartiene a questa terra. Qui l’autonomia non è mai stata una minaccia, ma una risposta democratica a un nazionalismo che ha prodotto violenza, repressione e cancellazione delle identità locali. Se per Fratelli d’Italia questa è una colpa, allora il problema non è Clara Marchetto.
Il PATT conferma senza ambiguità il proprio sostegno alla scelta di riabilitare la figura di Clara Marchetto. Non si tratta di una celebrazione acritica, ma del riconoscimento politico e istituzionale di una donna che ha rappresentato una stagione fondamentale dell’autonomismo trentino, fondata sulla convinzione che l’autogoverno dei territori sia preferibile al centralismo statale.
L’autonomismo integrale di Clara Marchetto nasce in un contesto storico segnato da una dittatura illiberale e dalla guerra, e come tutte le biografie di quel periodo porta con sé complessità e tensioni. Ma concentrare il dibattito esclusivamente su singoli passaggi giudiziari, senza considerarne il contesto e il significato politico complessivo, significa eludere il vero nodo della vicenda.
In questo senso, risultano particolarmente utili e autorevoli le considerazioni di Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo Storico del Trentino, che ha chiarito come il focus storico non debba essere la ricerca di una presunta “purezza” biografica, bensì il fatto che una rappresentante democraticamente eletta venne tenuta lontana dal Consiglio regionale per una precisa contrapposizione politica, in particolare da parte della Democrazia Cristiana, che vedeva nel Partito Popolare Trentino Tirolese e nel suo autonomismo una presenza scomoda. 
Il clamore mediatico alimentato in questi giorni attorno a una vicenda storica ampiamente studiata e già sedimentata appare quindi sproporzionato e rivela una difficoltà, da parte di Fratelli d’Italia, nel confrontarsi serenamente con una tradizione autonomista che non nasce all’interno di una visione nazionalista dello Stato.
Non può sfuggire come in Italia esistano innumerevoli intitolazioni dedicate a figure storiche caratterizzate da ombre ben più rilevanti di quelle attribuite a Clara Marchetto. Eppure, solo quando si parla di una donna che ha incarnato un autonomismo radicato nell’identità tirolese del Trentino, questa complessità diventa improvvisamente un ostacolo insormontabile.
È inoltre singolare che, per una vicenda profondamente legata alla storia e all’identità del Trentino, si sia ritenuto necessario l’intervento di esponenti politici nazionali e persino istituzionali esterni al nostro territorio. Un fatto che solleva interrogativi sulla reale autonomia di giudizio riconosciuta ai livelli locali di Fratelli d’Italia.
Per il PATT, la vicenda ha già trovato una risposta politica chiara e democratica: la mozione è stata approvata a larghissima maggioranza dal Consiglio regionale, con un consenso trasversale che ha isolato Fratelli d’Italia. Questo dato pesa più di qualsiasi polemica successiva.
La presenza del PATT al governo provinciale nasce proprio dalla volontà di garantire una visione autenticamente autonomista, capace di impedire che letture centraliste o estranee alla cultura di questa terra possano condizionare le istituzioni dell’autonomia. Ed è su questo terreno che continuiamo a misurare la nostra responsabilità politica.
Il PATT continuerà a difendere l’autonomia del Trentino, la sua storia e la sua identità, senza semplificazioni e senza arretramenti.
Il PATT continuerà a stare dove è sempre stato:
dalla parte dell’autogoverno,
dalla parte della storia,
dalla parte del Trentino.
