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ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE * MANGIATOIE INVERNALI: «L’ASSESSORE FAILONI CI ACCUSA DI “FAKE NEWS”, MA I DOCUMENTI DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO LO SMENTISCONO»

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09.51 - venerdì 13 febbraio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Mangiatoie invernali: l’Assessore Failoni accusa le associazioni di “fake news”, ma viene smentito dai documenti della stessa Provincia Autonoma di Trento. Le associazioni ambientaliste trentine rispondono direttamente alla PAT, e in particolare all’assessore Failoni, che in poche parole tramite un post su Facebook liquida le criticità, sottolineate da numerosi studi, sulla gestione del foraggiamento artificiale in Trentino come semplice propaganda: una posa evidentemente fallace, quantomeno perché quelle stesse criticità sono descritte proprio nel Piano Faunistico Provinciale 2025, strumento guida anche per il mondo venatorio.

Nel capitolo sul foraggiamento degli ungulati il Piano afferma l’opposto (su più punti!) di quanto scritto dall’assessore: riconosce che i siti di foraggiamento producono un effetto di richiamo con concentrazioni innaturali che possono generare stress e competizione e favorire trasmissione di malattie. Non solo: aggiunge che le mangiatoie possono agevolare la predazione del lupo (come ampiamente provato da studi scientifici anche recenti) e, soprattutto, che in contesti antropizzati la disponibilità costante di cibo può favorire l’avvicinamento dell’orso, aumentare la probabilità di interazione con l’uomo e persino alterare i cicli di ibernazione.

Per aggiungere ulteriore errore agli errori, il lupo viene usato come giustificazione per la presenza delle mangiatoie, come se il foraggiamento fosse un “aiuto” agli ungulati di fronte alla minaccia incombente di questo predatore. Ma il Piano nuovamente avverte che la presenza delle mangiatoie può agevolare il lupo nell’attività di predazione, concentrando gli animali in punti comodi con un effetto ulteriore di distorsione (perché riduce il ruolo selettivo del lupo verso gli individui più deboli: effetto articolato che tuttavia una istituzione pubblica dovrebbe essere in grado di spiegare senza abbandonarsi a facilonerie). Gli ungulati sono comunque presenti in Trentino con alte densità (nel 2024: capriolo 32.521; cervo 14.626; camoscio 32.454; muflone 468): in questo contesto lasciare al lupo fare il lupo sembra essere per la PAT una strategia curiosamente difficile da attuare.

Il Piano decisamente non “assolve” le mangiatoie: indica anzi che il foraggiamento è sconsigliato vicino alla viabilità pubblica e ai centri abitati. Inoltre stabilisce che, quando attivato, debba essere programmato con progetti triennali, e che inizi gradualmente a metà novembre: a caccia in piena apertura. Altro che “a caccia praticamente chiusa” (le chiusure avvengono a metà dicembre per camoscio, a fine dicembre per capriolo e cervo) come asserito nel post su Facebook.

In generale, continuare a difendere le mangiatoie come “tutela degli ungulati” sembra scorretto anche da un punto di vista economico: in Trentino le consistenze stimate degli animali sono come detto molto elevate, producendo importanti conflitti con l’agricoltura. I risarcimenti per danni da ungulati arrivano da anni a cifre importanti, attestandosi tra costi della prevenzione ed indennizzi a due milioni di euro in dieci anni. Costi che potrebbero essere ridotti lasciando ai predatori e a più naturali equilibri il loro ruolo.

Non sarà forse che rimuovere le mangiatoie è così difficile perché potrebbe contribuire a riequilibrare densità molto alte di ungulati senza sparare nemmeno un colpo di fucile?

Per tutto quanto sopra chiediamo alla Provincia Autonoma di Trento di rettificare dei concetti probabilmente scritti con troppa fretta, o quantomeno a dedicarsi ad un esercizio di coerenza: non si può invocare un Piano “scientifico e innovativo” al momento della sua pubblicazione e, allo stesso tempo, negare alla bisogna ciò che quel Piano scrive.

Se si sceglie di usare strumenti che il Piano Faunistico stesso descrive come potenzialmente forieri di malattie, densità innaturali, facilitazione della predazione e aumento del rischio di interazione con l’orso, allora l’onere della prova sta a chi li vuole applicare, non a chi chiede cautela.

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ENPA del Trentino Sezione di Rovereto LAV del Trentino
LIPU Delegazione Trentina
WWF Trentino Alto Adige – Südtirol

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