(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Si dirama il seguente comunicato atteso l’interesse pubblico sussistente sui fatti,
consistente nel far conoscere la situazione di illegalità che continua a caratterizzare la
struttura carceraria La Dogaia di Prato.
L’inverarsi della recrudescenza criminosa pulviscolare in seno alla struttura
carceraria pratese.
Successivamente ai proficui interventi repressivi del giugno e del novembre 2025,
adottati su iniziativa di quest’ufficio, permane l’impiego illegale di telefoni cellulari e
lo smercio dello stupefacente e si perpetua la recrudescenza criminosa in seno alla
struttura La Dogaia di Prato, che ha trovato manifestazioni ulteriori rispetto alle
aggressioni del 22 dicembre 2025, del 16 gennaio 2026 e di sabato 24 gennaio 2026
(oggetto del comunicato del 26 gennaio 2026), dirette a colpire appartenenti alla polizia
penitenziaria, esposti alla violenza di più detenuti.
Nel quadro delle attività investigative in corso, infatti, sabato 31 gennaio 2026 è stato
individuato un detenuto di ventidue anni (di nazionalità italiana originario di Salerno,
presso la sezione Polo Scolastico), mentre utilizzava illegalmente un apparecchio
telefonico smartphone LG. Alla vista degli investigatori, questi si nascondeva in bagno
ove provvedeva a distruggerlo. Solo successivamente, l’apparecchio danneggiato
veniva recuperato privo di sim card e sottoposto a sequestro.
Giovedì 8 gennaio 2026 un detenuto marocchino, ristretto nel reparto media sicurezza,
aggrediva un agente di polizia penitenziaria che gli aveva impedito di utilizzare
l’ascensore, colpendolo con pugni e con un estintore, provocandogli lesioni – consistite
in un trauma cranico – giudicate guaribili, in prima battura in dieci giorni. L’agente
veniva trasportato in ambulanza al nosocomio di Prato.
Lunedì 12 gennaio 2026 un detenuto di nazionalità albanese di quarantatré anni, nel
tentativo di forzare l’apertura dello sbarramento della settima sezione di appartenenza
per entrare nell’atrio, provocava la frattura della mano di un agente della polizia
penitenziaria, con conseguente malattia giudicata guaribile in trenta giorni.
Lunedì 2 febbraio 2026, intorno alle ore 20,20, è stato rinvenuto uno smartphone privo
di scheda sim, di marca Redmi, presso gli spazi comuni del reparto Alta Sicurezza,
nelle scale in uso ai detenuti che dalla sezione conducono al piano terra. Lo stesso è
stato è stato parimenti sottoposto a sequestro.
Venerdi 6 febbraio 2026, intorno alle 16,50, un detenuto rumeno di ventisei anni, nel
reparto Media Sicurezza azionava un estintore verso il volto, in direzione degli occhi,
di un agente della polizia penitenziaria e lo colpiva con detto estintore, provocandogli
una lesione consistente in una malattia agli occhi, giudicata guaribile in sette giorni. Al
contempo danneggiava una telecamera colpendola sempre con l’estintore.
Sono poi, affiorati due episodi di violenza da parte di due detenuti, in pregiudizio di
due appartenenti al corpo della polizia penitenziaria. Uno verificatosi il 18 novembre
2025 all’atto di chiudere il blindo relativo alla cella ubicata nella sezione filtro, allorché
un detenuto tunisino di quarant’anni spingeva con forza un agente, facendolo rovinare
contro lo sbarramento e il muro, provocandogli lesioni personali giudicate guaribili in
dieci giorni. Altro da parte di un detenuto libico di venti anni, nei confronti del primo
dirigente comandante del carcere, consistito nella minaccia di ucciderlo, tentando di
colpirlo con un pugno e nello scagliare contro di lui un estintore.
Continua l’attività di compravendita dello stupefacente in seno al carcere.
E stata esercitata l’azione penale nei confronti di un ispettore superiore della polizia
penitenziaria, per il delitto di percosse ai danni di un detenuto presente nell’infermeria
centrale della Casa Circondariale di Prato “La Dogaia, commesso il 29 novembre 2025,
consistito nell’uso di violenza gratuita ai danni di quest’ultimo, estrinsecatasi nel
colpirlo con schiaffi assestati a mano aperta, rispettivamente dal basso verso l’alto e
dall’alto verso il basso, sferrati dopo aver indossato dei guanti di pelle nera e nonostante
il predetto detenuto fosse stato immobilizzato e reso inoffensivo da numerosi altri
agenti della polizia penitenziaria presenti sul posto.
La presunzione di non colpevolezza
Si rappresenta che la responsabilità dei soggetti indagati/imputati dovranno essere
vagliate nelle successive fasi dei procedimenti. In virtù della presunzione di non
colpevolezza, i medesimi potranno considerarsi colpevoli solo sulla base di una
sentenza passata in giudicato.
Il Procuratore della Repubblica
Luca Tescaroli
