Mozioni di Süd-Tiroler Freiheit e Partito Democratico.
Bernhard Zimmerhofer (Süd-Tiroler Freiheit) ha presentato questa mattina in Consiglio provinciale la mozione n. 349/25: Riorganizzazione del settore sportivo nella nostra provincia (presentata dai conss. Zimmerhofer, Knoll, Atz e Rabensteiner il 21/11/2025), con la quale chiedeva di invitare la Giunta 1. a sostenere attivamente la creazione di federazioni sportive indipendenti per la nostra provincia; 2. a intervenire in sede statale e a livello bilaterale per adottare tutte le misure necessarie affinché gli atleti della nostra provincia possano gareggiare in modo autonomo e portando i propri colori in eventi sportivi italiani e internazionali, così come fanno altri Paesi senza sovranità politica; 3. a coordinarsi strettamente all’interno della regione europea del Tirolo in caso di competizioni internazionali e a svolgerle congiuntamente per quanto possibile.
“Abbiamo le strutture necessarie e le competenze per organizzare eventi sportivi”, ha sottolineato il proponente, evidenziando anche l’alta percentuale di medaglie ottenute in eventi internazionali da atleti sudtirolesi.
Ha inoltre portato gli esempi delle rappresentative di Curacao e delle isole Faroe, ed evidenziato che il mondo dello sport della provincia va radicalmente riorganizzato: “La provincia di Bolzano deve poter partecipare autonomamente alle competizioni sportive internazionali e con i nostri colori, così come già avviene per altri Paesi senza sovranità politica”.
Quanto proposto è attuabile in tanti punti, ha condiviso Jürgen Wirth Anderlan (JWA Wirth Anderlan), e soprattutto finanziabile, con un bilancio di 8 miliardi.
In quanto alle infrastrutture, ci sono esempi di collaborazione, per esempio relativamente al Liechtenstein: l’Alto Adige potrebbe collaborare con l’Austria.
Ha quindi sostenuto la proposta.
Sandro Repetto (Partito Democratico) ha ritenuto che l’ambito sportivo rappresenti per sua natura uno spazio di incontro: invece, qui si cerca di alzare muri.
Bisogna evitare, stante anche la situazione mondiale attuale, di fomentare divisioni identitarie.
Ha ricordato la recente iniziativa al teatro Cristallo a Bolzano, dove atleti sudtirolesi hanno espresso posizioni opposte a quelle rappresentate nella mozione, nella quale oltretutto manca una valutazione concreta dei costi.
Attualmente, ha aggiunto, grazie alle istituzioni militari è possibile finanziare gli sport.
Anche gli esempi stranieri citati non sono del tutto coerenti, mentre il caso “Visit Tirol” dimostra quanto l’uso continuo dello specchietto retrovisore rischi di incrinare un modello basato sul dialogo e non sulla contrapposizione.
Dai banchi dei consiglieri, l’ass. Marco Galateo ha detto che la manifestazione al Cristallo era solo la prima di un percorso, finanziato dalla Cultura italiana, dal titolo “Storie italiane”, per raccontare la storia dello sport della provincia degli ultimi 25 anni: una manifestazione con atleti del territorio italiani, tedeschi e ladini.
Si tratta di un documentario e di una mostra itinerante sul territorio, con la partecipazione della fondazione MiCo.
Lo sport dovrebbe essere strumento di unione, ha aggiunto; sostenendo che nessuno degli sportivi locali si è sentito violato nella propria identità indossando i colori nazionali.
Tante sono le squadre gestite da Forze Armate che consentono in tutta la nazione, qui anche con lo sforzo della Provincia, di far competere gli atleti italiani, e quindi anche altoatesini e sudtirolesi, in manifestazioni internazionali.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freheit), cofirmatario, ha detto che ogni regime nazionalista si vede da come tratta lo sport.
Ha ricordato il caso dell’atleta sudtirolese costretto a dimostrare che sapeva cantare l’inno di Mameli, e le manifestazioni sportive vengono ospitate nel “Forum Mussolini”, cosa che sarebbe impossibile in Germania: e la sinistra sta zitta, “non vi vergognate?”.
Il tricolore non è la bandiera dei sudtirolesi: se ci sono sportivi che volontariamente vogliono gareggiare per l’Italia che lo facciano, ma è diritto della minoranza non presentarsi come tale.
Qui sarebbe utile la doppia cittadinanza, che consentirebbe di scegliere.
Ha poi ricordato le critiche all‘atleta che si era espressa solo in ladino, e il manifesto solo in italiano all’apertura della linea in Val Pusteria, senza che nessuno si lamentasse.
Bisogna invece parlare di questo tema.
Harald Stauder (SVP) ha chiarito che molto di quanto proposto non era giuridicamente sostenibile; per esempio, bastava vedere lo Statuto della UEFA, questa possibilità non c’è più, sono considerati solo gli stati riconosciuti dall’ONU.
Se i proponentivogliono, possono intervenire presso UEFA e FIFA perché cambino gli statuti.
Ci vuole inoltre la disponibilità dello Stato ad autorizzare, come nei casi citati dagli stessi proponenti.
Viaggiando, ci si renderebbe conto che la situazione in provincia di Bolzano è buona rispetto ad altri territori.
ha invitato a non diffondere speranze inutili, dicendosi però chiaramente contrario alle offese su internet agli atleti locali.
Dai banchi dei consiglieri, l’ass. Christian Bianchi ha invitato a non usare i temi dell’autonomia “per prendere a sprangate lo sport”.
Gli interventi di oggi dimostrano che non è in ballo l’interesse per gli atleti o la loro carriera, ma che ci è chiusi in un ragionamento politico che non considera le esigenze degli atleti.
Di ritorno dalla Turchia dove il figlio aveva rappresentato la nazionale italiana, ha rilevato che tutti vestono con orgoglio la maglia dlela nazionale perché sanno cosa c’è dietro, compreso il sacrificio di tantissime persone a livello organizzativo: servono delle Federazioni, dei gruppi militari, un apparato organizzativo di livello.
Ha considerato inoltre che lo sport non è solo sci: nelle Olimpiadi ci sono 300 specialità, di cui tantissime di squadra: l’Alto Adige è in grado di rappresentarli, e di fornire tutti gli impianti sportivi? Si toglierebbe agli atleti la possibilità di essere presenti a certe competizioni.
Alex Ploner (team K) ha evidenziato che la mozione riportava il sogno della Süd-Tiroler Freiheit, e che i sognatori hanno anche cambiato il mondo, ma importante è il risveglio: Stauder ha giá detto qual è il problema della mozione.
Manca inoltre la voce degli atleti: preferiscono partecipare ai giochi olimpici o, per esempio, agli Island games?
Le isole Faroe hanno un campionato loro, bisognerebbe fare lo stesso in Alto Adige – ma la popolazione lo vuole?
La mozione non crea ponti, ma separa ulteriormente, usando a questo scopo lo sport.
Ovviamente, non va bene la “shitstorm” contro gli atleti che parlano nella loro madrelingua, e anche i colleghi italiani dovrebbero intervenire quanto questo succede.
Secondo Waltraud Deeg (SVP), lo sport svolge un ruolo importante e la Provincia lo sostenga attivamente, con finanziamenti e impianti: altrove in Europa non è così.
Lo sport dovrebbe essere un ponte, invece si vuole dividere, strumentalizzando il tema per scoiu politici.
Bisogna intervenire in caso di inaccettabili attacchi nazionalisti: anche i colleghi di lingua italiana devono avere una posizione chiara.
Anche la consigliera ha segnalato che mancavano i presupposti giuridici.
Lo sport dovrebbe unire, ha detto Myriam Atz (Süd-Tiroler Freiheit), cofirmataria, aggiungendo che se da un lato si parla di Europa unita, dall’altra ci si aggrappa a questi nazionalismi nello sport.
Bisogna oltrepassare i vecchi sistemi nazionalisti, far suonare la sveglia e andare avanti.
Non bisogna essere costretti ad appartenere alla rappresentativa di un determinato Stato, e questo fin da bambini: una strumentalizzazione che riguarda anche le gare delle professioni.
In un’Europa democratica, bisognerebbe poter scegliere.
Bisogna eliminare i confini nello sport ma anche nelle teste.
Anna Scarafoni (Fratelli d’Italia) si è detta in imbarazzo, davanti a un gruppo di visitatori dalla Pusteria presenti nelle tribune: questi avevano votato qualcuno che li rappresentasse per risolvere problemi, mentre per una mattina ascoltavano un dibattito surreale, che nulla ha a che fare con la realtà quotidiana.
La situazione richiamava la commedia dell’arte, in cui i personaggi erano sempre gli stessi.
Quanto proposto era fuori dalla storia e non aveva nulla a che fare con le realtà cittadine: si perdeva mezza giornata per un’assurdità.
Hannes Rabensteiner (Süd-Tiroler Freiheit), cofirmatario, ha detto che quanto sostenuto da Scarafoni suona bene, ma dà l’impressione che qui si parli solo di sciocchezza, invece per molti si tratta di un problema.
Solo gli italiani hanno un problema con questo: infatti, intervengono solo quando si parla di italianità, altrimenti sono al bar.
Ora invece vogliono dimostrare che si impegnano tanto.
Parlare di visioni viene ridicolizzato, così come vengono ridicolizzati i cittadini sudtirolesi cui viene chiesto di dimostrare la loro italianità.
In Germania non è un problema se gli atleti portano al traguardo anche la bandiera della Baviera: se ciò accadesse in Italia, sarebbe uno scandalo.
Lo stesso FC Südtirol porta il tricolore con sé, sempre perché bisogna dimostrare l’italianità.
Madeleine Rohrer (Gruppo verde) ha ricordato le sue esperienze sportive: non era mai stato un problema il fatto che parlasse un’altra lingua.
Nel kayak ci sono in provincia atleti eccezionali, che hanno partecipato ad eventi sportivi anche per squadre di Austria o Germania.
Gli atleti dovrebbero essere valutati sulla base dei propri risultati, e non dell’accento o della conoscenza dell’inno nazionale: bisogna essere orgogliosi di persone che lavorano per ottenere simili risultati.
Ha chiesto votazione separata del punto 3.
Andreas Leiter Reber (Freie Fraktion) ha detto che è giusto valutare in primis il risultato sportivo, ma non va bene far finta che lo sport non sia strumentalizzato a fini nazionalisti.
A questo scopo basta vedere i commenti nei social media, per lo più di altoatesini di lingua italiana.
Consiglieri e consigliere sono moltiplicatori: quelli di lingua italiana dovrebbero contrastare queste situazioni; invece, nessuno dice nulla, né da sinistra né da destra.
Forse per discipline minori, come l’arrampicata, è possibile una partecipazione comune.
Myriam Atz (STF) ha contestato l’affermazione di Scarafoni secondo cui il Consiglio si occupa di questioni irrisorie: “Noi ci occupiamo di tanti temi importanti”.
Renate Holzeisen (Vita), intervenendo in italiano, ha detto di non ritenere che ci fosse nulla di scandaloso nel contenuto della mozione, e che quanto era stato eletto da Leiter Reber era realtà.
Lei non avrebbe problemi, da sportiva, a gareggiare per la bandiera nazionale, ma ci sono altre sensibilità: dà fastidio, in particolare, vedere le reazioni dei concittadini italiani, che subisce persino lei quando è presente sui media nazionali di lingua italiana.
Della problematica di questa reazione istintiva dovrebbero occuparsi i consiglieri italiani.
Ègiusto comunque discutere del tema.
Dai banchi dei consiglieri, l’ass. Philipp Achammer ha chiarito che la maggior parte degli sportivi vorrebbero praticare sport e basta, senza che qualcuno dica loro come si devono sentire.
Questo accade da un lato e dall’altro, anche quando uno dice che “si sente italiano”, e poi nasce la pressione sui social media.
Lo sport deve essere tale, non bisogna prescrivere a nessuno come si deve sentire.
Va valutata la prestazione sportiva, non i sentimenti.
In quanto ai temi, ogni gruppo deve poter proporre quelli che vuole.
Ha ricordato poi le gare come World skills dove c’è una rappresentativa sudtirolese, e non per costrizione.
L’ass. Peter Brunner ha detto che la discussione mostrava che lo sport non sempre crea ponti, a volte erige muri.
Alle competizioni internazionali sono sempre rappresentative nazionali a partecipare,come previsto da IOC e CONI, anche se ci sono eccezioni storiche, tra cui Galles, Isole Faroe, Scozia.
Ha sostenuto che da parte degli atleti, i rapporti con la Federazione degli sport invernali alle Olimpiadi del 2018 e del 2022 non erano stati criticati presso le sedi ufficiali, come indicato nella mozione, e ricordato la partecipazione autonoma a eventi come quelli promossi dall’Arge Alp.
A volte è anche lo sponsor a manifestare le proprie priorità, la rappresentativa nazionale invece porta sulle magliette lo stemma nazionale.
Ha quindi fatto riferimento a diverse competizioni internazionali, anche per persone con disabilità.
Zimmerhofer ha evidenziato che tutti gli italiani presenti erano intervenuti, mentre in altri ambiti non era così.
Repetto aveva parlato di volontà di separazione, ma partecipare agli eventi internazionali come Südtirol sarebbe un progetto di integrazione.
Galateo aveva fatto riferimento al parere degli atleti, ma da un sondaggio passato era emerso che gli atleti non erano contenti della situazione; inoltre, quale atleta delle Forze dell’ordine potrebbe dire liberamente che vorrebbe fare parte della rappresentativa Südtirol?
Quando Bianchi era sindaco di Laives, gli alunni dovevano cantare l’inno italiano, ha ricordato Zimmerhofer, imputando poi a Stauder di cercare pretesti.
Ha quindi risposto agli altri interventi.
Messa in votazione per parti separate, la mozione è stata respinta: le premesse, il punto 1. e il punto 2. ciascuno con 7 sì, 25 no e 1 astensione, il 3. con 15 sì e 18 no.
Sandro Repetto (Partito Democratico) ha quindi presentato la mozione n. 367/26: Sperimentazione di strumenti di traduzione vocale assistita da intelligenza artificiale in ambito sanitario allo scopo di impegnare la Giunta provinciale 1 . ad attivare una sperimentazione su base volontaria dell’utilizzo di cuffie dotate di sistemi di traduzione vocale simultanea basati su intelligenza artificiale, coinvolgendo un campione adeguato di medici ospedalieri e medici di medicina generale; 2. a provvedere all’acquisto di un numero adeguato di dispositivi, garantendo il rispetto degli standard richiesti in ambito sanitario, incluse le procedure di igienizzazione e sterilizzazione; 3. a definire, in accordo con le strutture sanitarie competenti, le modalità operative di utilizzo, con particolare attenzione alla tutela della privacy, alla sicurezza dei dati e al consenso informato dei pazienti; 4. a prevedere una valutazione strutturata degli esiti della sperimentazione, analizzando l’impatto sulla qualità della comunicazione medico-paziente e sull’efficacia delle prestazioni sanitarie; 5. a realizzare la sperimentazione in collaborazione con EURAC Research e NOI Techpark, al fine di garantire un accompagnamento scientifico e tecnologico adeguato; 6. a riferire al Consiglio provinciale, al termine della sperimentazione, sugli esiti e sulle eventuali prospettive di estensione dell’iniziativa.
Non si tratta, ha ribadito più volte Repetto, di togliere l’obbligatorietà della certificazione linguistica, che resta un pilastro del modello altoatesino di convivenza e di tutela delle minoranze.
L’obiettivo è piuttosto quello di affiancare strumenti tecnologici di supporto che possano agevolare la comunicazione immediata, in particolare nella relazione tra medico o medica e paziente, consentendo alle persone di esprimersi nella propria lingua madre ed essere comprese anche da chi non è madrelingua.
Una sperimentazione controllata e su base volontaria consentirebbe di valutare in modo oggettivo benefici, limiti e criticità organizzative di tali strumenti, senza incidere sulla qualità del servizio sanitario né sui requisiti linguistici previsti dalla normativa vigente.
ha ribadito che si tratterebbe di una sperimentazione, su base volontaria, per dare una risposta concreta a un bisogno del territorio.
Anche a fronte della carenza di personale, bisogna intervenire con strumenti non ordinari, affinché non si sia costretti a scegliere tra tutela della salute e uso della lingua.
Franz Ploner (Team K) ha chiarito che la traduzione tramite AI sarebbe uno sgravio, anche a fronte di pazienti di lingue diverse e di personale dall’estero.
Tuttavia, soluzioni innovative richiedono precisione: bisogna mettere a disposizione gli strumenti, che devono essere di facile uso, ma soprattutto bisogna rispettare la normativa, in particolare relativamente alla privacy.
I dispositivi non possono archiviare i dati dei pazienti, tantomeno su smartphone.
Ha chiesto una votazione separata delle parti del dispositivo.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha detto che la proposta pare bella, ma di fatto si rinuncia aöl fatto che il personale degli ospedali parlasse tedesco, perché di fatto è di questo che si tratta, mentre chi parla italiano non ha quasi mai il problema di non poter parlare nella propria madrelingua.
Questo vale anche per i medici di medicina generale.
Come reagirebbero gli italiani se ora si proponesse la rinuncia all’uso della lingua italiana in tutti i settori, in cambio di un dispositivo di traduzione simultanea?
I dispositivi di traduzione, inoltre, si basano sulla lingua standard, e non comprendono il dialetto.
Chi risponderebbe in caso di terapia sbagliata o errori?
Paul Köllensperger (Team K) ha detto che non si tratta di limitare il diritto alla madrelingua, come esplicitamente detto.
Bisogna tuttavia riconoscere la necessità di considerare soluzioni tecniche: ci sono dispositivi di AI specializzati in ambito medico, e potrebbero certamente dare un aiuto, anche per l’inserimento vocale dei dati in diverse lingue.
Prima o poi, questa innovazione arriverà: meglio occuparsene subito.
Zeno Oberkofler (Gruppo verde) ha ringraziato Repetto per aver portato il tema in Consiglio, e ricordato altre proposte fatte in merito, per esempio un patentino specifico per il linguaggio medico (Team K) o investire in interpreti specializzati in linguaggio sanitario (Gruppo verde): di tutto questo bisogna parlare, non si può continuare a ignorare il problema dle personale nella sanità pubblica.
Altrimenti, si continuerà a perdere personale sanitario nel pubblico a favore del privato.
Bisogna continuare a curare la tutela della madrelingua, ma anche affrontare il tema della carenza di personale e riflettere sulle possibili soluzioni.
Va comunque considerata la delicata questione dei dati e la tutela della privacy.
Jürgen Wirth Anderlan (JWA Wirth Anderlan) ha chiesto come funzionerebbe nella pratica, considerando che il colloquio è la parte più importante della cura: chi è più anziano fa fatica a comprendere.
Nelle premesse della mozione si dice che non si vuole mettere in discussione il sistema del patentino, ma di fatto verrebbe indebolito il diritto alla madrelingua tedesca.
Hannes Rabensteiner (Süd-Tiroler Freiheit) ha detto che di per sé la proposta sembra interessante, e ricordato le proprie proposte presentate a dicembre.
Va detto che la cura e la guarigione iniziano già a partire dal colloquio, quindi dalla comprensione reciproca, ma è scandaloso che si debba utilizzare l’AI per parlarsi e comprendersi.
Questa andrebbe certamente bene per traduzioni scritte, ma nei rapporti interpersonali è importante che ci sia personale che parla tedesco.
A questo proposito aveva giá chiesto una maggiore collaborazionecon Innsbruck.
Myriam Atz (Süd-Tiroler Freiheit) ha detto, in merito alla questione privacy, che banche e assicurazioni non possono utilizzare l’AI proprio a tutela dei dati.
Quelli della sanità sono sensibili, e in nessun modo devono finire online.
Altro sarebbe un sistema per traduzioni interne.
Se in futuro in Azienda sanitaria ci fossero interpreti fisse specializzate, questa sarebbe una possibilità; quando si tratta della salute, le informazioni vanno trasmesse in modo molto sensibile, e non è questo il caso della AI.
La consigliera ha poi riferito di tempi molto lunghi per ottenere un referto tradotto nella madrelingua tedesca.
La replica avverrà nel pomeriggio.
I lavori del Consiglio provinciale riprendono alle 14.30
