(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“Leggo con crescente preoccupazione gli ultimi dati forniti dalla Fondazione GIMBE che ha rilasciato una relazione critica sulle Liste di Attesa del Servizio sanitario nazionale, evidenziando che dopo 18 mesi dall’approvazione del Decreto Legge non ci sono miglioramenti concreti per i cittadini.
Nel 2025, sono state fornite quasi 57,8 milioni di prestazioni, ma la piattaforma di monitoraggio non fornisce dati chiari sulle cause dei ritardi e non distingue tra le prestazioni pubbliche e private.
Solo quattro dei sei decreti attuativi sono stati pubblicati, lasciando in sospeso importanti linee guida per la gestione delle attese.
La piattaforma attuale offre informazioni aggregate, senza fornire dettagli utili ai cittadini riguardo a tempi di attesa per regione o tipologia di prestazione.
Inoltre, il 30% delle prestazioni è erogato in intramoenia, evidenziando un sistema che costringe molti a spese personali o a rinunciare alle cure.
Ancora una volta GIMBE fotografa lo status quo del nostro SSN e sottolinea l’urgenza di interventi strutturali e riforme significative per garantire il diritto alla salute.
Peraltro i dati evidenziano non solo la disparità nell’accesso alle cure tra le diverse regioni del nostro Paese, ma un vero e proprio scollamento tra le promesse del Governo e la realtà che vivono quotidianamente i cittadini.
Non possiamo più accettare che oltre 143 miliardi di euro di finanziamenti statali non raggiungano gli obiettivi di equità sociale promessi, lasciando a molti l’amaro in bocca e, soprattutto, malati senza cure adeguate.
La disoccupazione di competenze e la ‘legge del favore’ nelle assunzioni continuano a perpetuare un sistema, già di per sé fragile, a discapito della salute pubblica.
Ciò si traduce in trasferimenti più che onerosi da Sud a Nord, un vero e proprio esodo sanitario, in cui centinaia di milioni di euro vengono spesi per cure che non dovrebbero essere un lusso, ma un diritto.
È imperativo non solo investire di più e gestire meglio le risorse, ma anche applicare l’articolo 120 della Costituzione per intervenire là dove la gestione locale non funziona.
Auspico che l’esecutivo ponga fine a un sistema che sta creando ulteriori disuguaglianze e rifletta nel costruire una sanità più equa e non a carattere privatistico”, ha dichiarato Vincenza Aloisio, senatrice del Movimento 5 Stelle.
