(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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La violenza digitale di genere non è un problema marginale né una ‘brutta abitudine’ dei social, ma una forma di violenza vera, quotidiana, sistemica. Insulti sessisti, revenge porn, stalking online, deepfake pornografici distruggono vite mentre lo Stato troppo spesso arriva tardi.
Con la nostra mozione, a prima firma Morfino, chiediamo al Governo un cambio di passo netto perché servono regole all’altezza del tempo che viviamo. Va adeguata la normativa italiana a quella europea, servono procedure rapide e obbligatorie per la rimozione dei contenuti illeciti, canali di segnalazione semplici e sicuri, un punto unico di contatto presso Agcom, strumenti tecnologici per bloccare la diffusione di immagini e video non consensuali.
E ancora, la formazione obbligatoria per magistrati e forze dell’ordine, e l’istituzione di un Fondo nazionale per la prevenzione e l’educazione digitale. Non si tratta di fare concessioni, ma di far valere diritti e intraprendere una battaglia culturale contro il sessismo, la normalizzazione dell’odio, l’idea che il corpo e la voce delle donne siano a disposizione.
Per questo chiediamo l’educazione affettiva e digitale nelle scuole con strumenti di supporto stabili. La maggioranza la voti convintamente e senza esitazioni. Restare ambigui, su questo tema, significa scegliere di non stare dalla parte delle vittime.
Così in aula la deputata Carmela Auriemma, vicecapogruppo M5S alla Camera, durante la discussione generale sulla mozione del M5S per il contrasto alla violenza digitale di genere.
