(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“Il decreto Elezioni 2026 è stato presentato dal Governo come una risposta all’astensionismo, quando in realtà è solo una misura tampone, limitata nel tempo e priva di una visione organica. Allungare la finestra temporale del voto non restituisce fiducia ai cittadini, come dimostrano le ripetute deroghe degli ultimi anni.
L’astensione cresce perché cresce la distanza tra politica e persone. Aprire i seggi per qualche ora in più non invertirà una tendenza strutturale, che nasce dalla sfiducia verso la politica e dalla percezione diffusa che il voto non incida più sulle scelte reali.
Ma il limite grave di questo provvedimento è politico: in un decreto che dovrebbe favorire la partecipazione democratica, il Governo ignora ancora una volta il voto dei cittadini fuori sede. Parliamo di circa 5 milioni di studenti e lavoratori che vivono lontani dal comune di residenza e che spesso rinunciano a votare non per disinteresse, ma perché il sistema glielo rende difficile e costoso.
Un diritto di voto che dipende dal portafoglio o dal tempo a disposizione è una disuguaglianza inaccettabile. Garantire il voto ai fuori sede sarebbe una riforma vera, inclusiva e moderna.
Interventi tecnici e temporanei, come quelli pensati dal Governo, evitano il nodo centrale della partecipazione. Così non si rafforza la democrazia, se ne certifica solo la fragilità”.
Così in aula la deputata Carmela Auriemma, vicecapogruppo M5S alla Camera, durante la discussione generale sul dl Elezioni.
