(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Milano conserva ancora un patrimonio rarissimo: la Piazza d’Armi. Oltre 40 ettari di area naturale rinaturalizzata, biodiversità protetta e memoria storica, in una città tra le più inquinate d’Europa e con pochissimo verde pro capite.
Proprio per questo, nel 2019 il Ministero della cultura aveva imposto vincoli chiari: verde intoccabile e nuove edificazioni limitate e compatibili con gli edifici storici dei Magazzini di Baggio.
Il 5 maggio 2025, però, tutto cambia. Un nuovo decreto fa decadere il vincolo precedente e apre alla possibilità di costruire edifici alti fino a 24 metri, più del doppio rispetto ai limiti originari.
Un salto che rischia di stravolgere le prospettive, l’equilibrio paesaggistico, la tutela del valore ecosistemico dell’area verde e la relazione con gli edifici tutelati, senza che risulti un vero confronto pubblico con territorio e comunità.
Intanto il Comune di Milano ipotizza, attraverso un protocollo con Invimit, nuove funzioni urbane e impianti sportivi proprio sull’area verde, nonostante il divieto di edificazione imposto dal vincolo paesaggistico ancora vigente.
E solo ora si parla di verifica del rischio bellico, dopo anni di demolizioni, scavi profondi e movimentazione del suolo.
Chiediamo ad Alessandro Giuli: chi sta garantendo la tutela della Piazza d’Armi? Su quali basi tecniche è stato cancellato il vincolo del 2019? E non sarebbe doveroso fermarsi, aprire un confronto pubblico e chiarire se queste trasformazioni siano davvero compatibili con la tutela di uno dei più importanti spazi verdi e storici di Milano?
Il ministro ha garantito che non appena ci sarà un progetto del Comune lui si attiverà e che si impegna a seguire la vicenda da vicino, monitorando la progettualità del Comune di Milano, che deve essere compatibile con i vincoli vigenti e invalicabili.
Così la senatrice M5S Elena Sironi nel question time al Senato.
