(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il Movimento 5 Stelle ritiene che alla ministra Santanché non possa essere riconosciuta l’insindacabilità parlamentare per la diffamazione che le contesta il signor Giuseppe Zeno. L’insindacabilità non può e non deve essere utilizzata come scudo individuale, tanto più per proteggere dichiarazioni che con l’esercizio del mandato non hanno nulla da spartire.
Ci ritroviamo per l’ennesima volta nella legislatura a doverci pronunciare su un procedimento aperto nei confronti della Ministra Santanché e anche stavolta osserviamo come la coerenza di questa maggioranza raggiunga l’apoteosi quando si parla di immunità. Anche in questo caso il centrodestra agisce con palesi strumentalizzazioni delle norme e delle istituzioni.
La relatrice propone di riconoscere l’insindacabilità adducendo delle motivazioni del tutto estranee alla corretta interpretazione delle norme e soprattutto strumentalizzando le sentenze della Corte Costituzionale. La stessa Consulta che la maggioranza e il governo ignorano sistematicamente quando formula giudizi incompatibili con le politiche e le ossessioni ideologiche del centrodestra.
Nel caso delle parole pronunciate da Santanchè contro Zeno, non siamo di fronte a una questione di libertà di espressione tout court, bensì al tentativo di estendere una prerogativa costituzionale oltre il suo ambito, per coprire affermazioni che nulla hanno a che vedere con l’attività parlamentare.
L’insindacabilità è una garanzia funzionale dell’istituzione volta a proteggere la libertà e l’autonomia del Parlamento, non un privilegio personale del singolo parlamentare. E ricordo che Santanché rappresenta una funzione pubblica di governo che deve essere adempiuta con disciplina ed onore, come impone la Costituzione.
Così la senatrice M5S Ada Lopreiato, capogruppo nella Giunta per le Immunità, nella dichiarazione di voto sul caso Santanchè.
