(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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ASUIT – BLOCCO DEI SOFTWARE DI LABORATORIO E CUP. SOLO L’ENNESIMO CASO DI GRAVI DISSERVIZI INFORMATICI: QUALCUNO PENSA DI PRENDERSENE LA RESPONSABILITÀ?
Premesso che:
la scorsa settimana il software di gestione del laboratorio analisi di tutta l’ASUIT è andato in crash completo per due giornate, dopo aver dato problemi per alcune ore già nei giorni precedenti. Bloccati quindi sia i prelievi negli ambulatori, che negli ospedali, dove si sono potuti eseguire solo i prelievi urgenti, con gravi disagi per i pazienti e per il personale, che ancora una volta ha dovuto tamponare i disservizi generati da altri, con centinaia di cittadini che si erano presentati per il prelievo rinviati a domicilio e il sovraccarico di lavoro che il personale sanitario e amministrativo dovrà gestire questa settimana per recuperare i prelievi arretrati. Un blocco per così tante ore del software di laboratorio non ha precedenti almeno negli ultimi anni. Si è poi saputo che la notte tra venerdì e sabato scorso il sistema è di nuovo andato fuori uso per qualche ora;
come già evidenziato dal sottoscritto con l’interrogazione n. 1422/XVII del 3 gennaio scorso, i problemi informatici più gravi si sono però verificati con l’aggiornamento del software fornito da GPI per la gestione del CUP. Tra i problemi gravissimi che sono stati segnalati vi sono: la difficoltà di “apertura” delle agende (segreterie che impostano giornate di aperture di ambulatorio che poi in TreC o al CUP non risultano), “overbooking” (doppie prenotazioni nella stessa fascia oraria), appuntamenti per ambulatori che nessuno ha mai aperto (anche con medici pensionati o in sedi in cui quella prestazione non si effettua), impossibilità di fissare prestazioni di secondo livello (prenotate direttamente dalle segreterie che spesso sono ricorse alle vecchie agende cartacee), farraginosità inaccettabile delle diverse operazioni.
Il risultato è il sovraccarico e la frustrazione del personale delle segreterie e soprattutto l’impossibilità per l’utenza di prenotare prestazioni, con racconti di ambulatori – anche per urgenze RAO – aperti per un’intera mattina con solo uno o due pazienti, perché gli altri non sono riusciti a prenotare e quindi, come risultato, migliaia di prestazioni che si stanno accumulando per il futuro in cui ripartirà a regime il sistema (altro che smaltimento delle liste di attesa!);
prima dei problemi a questi software, negli anni scorsi vi erano già stati grossi problemi informatici. Prima con il nuovo software SAP per gli ordinativi della farmacia e dei presidi medicali nei reparti, che invece di rappresentare un avanzamento ha reso più complesso effettuare gli ordini, senza grossi vantaggi; poi il nuovo sistema informativo ospedaliero (SIO) per la cartella clinica informatizzata introdotto per ora solo nei PS, che ha portato a iniziali blocchi e rallentamenti nei triage e che non pare adeguato alle esigenze di una moderna cartella clinica e a un’interfaccia user friendly come si pretenderebbe nel 2025; infine anche il blocco del sistema di prenotazione dei prelievi legato, pare, più a problemi informatici di codifica del nuovo nomenclatore con l’anno 2025, che a problemi del software in sé, ma che ha comunque rallentato di molto i prelievi per oltre un mese, tema sollevato con le interrogazioni del sottoscritto n. 724 e 783/XVII di gennaio e febbraio 2025.
Considerato che:
quanto sta accadendo non può essere archiviato per l’ennesima volta come semplice problema informatico estemporaneo. Si tratta, piuttosto, dell’ennesima dimostrazione della vulnerabilità dei sistemi informatici dell’ASUIT che si inserisce in una serie allarmante di interruzioni e malfunzionamenti. Il problema pare quindi reale, di natura strutturale, anche se continua a essere ignorato e liquidato – come fatto in questi giorni da assessore e vertici ASUIT – come un disservizio di responsabilità della ditta produttrice del software, per quanto ovviamente parte in causa della questione;
il SIO, assieme al software di laboratorio e ai sistemi informativi della radiologia, è uno dei sistemi più critici che supporta i processi sanitari. Anche l’ex dirigente di APSS, ing. Valter Dapor, massimo esperto del tema, ha rilevato, in una lettera al quotidiano l’Adige del 4 gennaio scorso che il nuovo SIO introdotto nei PS è assolutamente carente nel generare file CDA (Clinical Document Architecture), file “interni” che permettono la codifica di singoli dati rendendoli leggibili dai diversi sistemi, che dovrebbero rispondere a standard nazionali per poter essere inseriti nel fascicolo sanitario elettronico (FSE). Se il problema sia nella generazione del file nel SIO o nell’esportazione nel rinnovato sistema TreC non si sa, ma il problema esiste ed è responsabilità sì di chi produce i software, ma soprattutto di chi dovrebbe sovrintendere alla loro introduzione in sistemi complessi e delicati come quelli sanitari;
la cartella clinica del Pronto Soccorso costituisce comunque solo il primo tassello di una più ampia e delicata sostituzione dell’intero SIO, finanziata dal PNRR, e destinata a estendersi a ambienti cruciali quali i reparti, le terapie intensive e il laboratorio. L’esito complessivo di questa transizione, allo stato attuale e visti i precedenti, resta fortemente incerto e per ora c’è da affidarsi solo alla provvidenza, visti i precedenti;
le recenti scelte del Dipartimento Tecnologia in materia di “innovazione informatica” sono state accelerate dalla necessità di rispettare le scadenze degli investimenti PNRR senza un attento governo dei processi e così i sistemi informativi, invece di supportare i processi sanitari, pare che paradossalmente ne stiano compromettendo l’efficacia, con potenziali ricadute sulla qualità delle cure e sulla sicurezza dei pazienti. Ad esempio pare che il nuovo SIO del PS sia stato implementato senza un rigoroso collaudo certificato da parte del fornitore e dell’utenza finale (non pare nemmeno sia il primo caso per un software), nonostante fosse esplicitamente previsto dal bando di gara.
Il risultato di questa fretta nell’introduzione del nuovo SIO è una regressione funzionale rispetto al precedente sistema, prodotto internamente venti anni fa;
anche il nuovo programma del CUP si presuppone sia stato implementato frettolosamente, quando l’aggiornamento software non era stato ancora testato a dovere (ed è stata effettuata solo una blanda formazione al personale amministrativo), altrimenti non si giustificherebbero le parole dell’assessore Tonina che chiede un mese (!!) di tempo perché GPI possa porre rimedio ai malfunzionamenti: il problema palesemnte non è dunque un bug del sistema, ma evidentemente proprio un problema all’architettura che il committente non ha presidiato a monte e in fase di verifica. Il risultato del mancato governo dell’apparato informatico è sotto gli occhi di tutti.
Premesso altresì che:
il Dipartimento Tecnologie di ASUIT è diretto da circa tre anni dal dottore in pedagogia – come risulta da C.V. su sito aziendale – Alessandro Bazziga, dirigente in comando dalla Provincia Autonoma di Trento. Il Dipartimento, incardinato sotto la Direzione Amministrativa del Consiglio di direzione, partecipa al Comitato di direzione aziendale e gestisce importantissime articolazioni per la sanità di oggi: il Servizio politiche per l’amministrazione digitale, il Servizio soluzioni sanità digitale e il Servizio operazioni e infrastrutture IT. Al vertice di un dipartimento così complesso, dove il core business è l’informatica, constatiamo che non è siede chi possiede una formazione di base in campo tecnico – ingegneristico di settore;
negli ultimi anni pare che la situazione dei sistemi informativi aziendali sia andata progressivamente deteriorandosi, si dice a seguito di carenze organizzative e gestionali
con processi sempre più frammentati, priorità appiattite, riduzione del controllo operativo e conseguente demotivazione del personale che lavora nel Dipartimento;
risulta altresì evidente, all’esito di come stanno andando le cose, l’accumulo indiscriminato di progetti di ampia portata avviati senza una reale valutazione delle risorse disponibili né della concreta sostenibilità. Si tratta di investimenti per decine di milioni di euro, in gran parte finanziati con fondi PNRR, posti sulle spalle del già compresso personale interno;
gli esiti sono sotto gli occhi di tutti: il nuovo SIO in PS invece di essere un upgrading è peggiorativo rispetto al sistema precedente, mentre TreC e CUP continuano a rivelarsi instabili e poco affidabili, nonostante gli ingenti costi sostenuti. A ciò si aggiunge l’annunciata introduzione del nuovo SIAT, sistema territoriale per l’area sociosanitaria, nonostante l’attuale piattaforma (@home, certamente migliorabile come tutti i sistemi) funzioni correttamente e sia verosimilmente l’unica a non aver mai generato disservizi. Per di più è stata prospettata un’ulteriore revisione dei sistemi informatici di radiologia, altro pilastro fondamentale insieme al laboratorio;
il Dipartimento Tecnologie pare quindi operare di fatto senza una strategia definita, né un piano operativo strutturato: pare si proceda per tamponare emergenze e senza una visione complessiva o meglio con obiettivi legati più alla necessità dell’annuncio e della spesa di fondi che hanno vincoli temporali stringenti (PNRR) che alla risoluzione di problemi reali e al miglioramento del servizio per utenti e personale;
in passato in APSS pare esistesse nel Dipartimento Tecnologie una sorta di Project Management Office che sosteneva la pianificazione, il governo e il controllo dei progetti, ma pare sia stato smantellato dall’attuale dirigenza;
le conseguenze di questo scarso presidio paiono sistematiche: prestazioni in costante peggioramento – e lo si è visto -, interruzioni ricorrenti, supporto ai processi clinici sempre meno efficace, applicativi di qualità insufficiente e spesso non rispondenti ai requisiti minimi di usabilità, interoperabilità e sicurezza. Il sistema di laboratorio rappresenta un caso emblematico: noto per la sua cronica fragilità e per i continui interventi tampone, ha richiesto due giornate intere per il ripristino quando è andato in crash, un tempo inaccettabile per qualsiasi software che ambisca a definirsi moderno, pagato ogni anno centinaia di migliaia di euro. Un sistema mantenuto in vita per inerzia gestionale, con livelli di rischio elevatissimi;
pare che manchi persino una struttura interna dedicata alla sicurezza informatica e che non vi siano presìdi, responsabilità chiaramente definite né competenze adeguate per la gestione degli incidenti e dei fermi critici. Se fosse così sarebbe una lacuna gravissima, soprattutto alla luce dell’entrata in vigore di specifiche leggi nazionali ed europee. Quanto alla tutela dei dati clinici e alla privacy dei pazienti, pare vi sia il rischio di accessi non autorizzati, visto che vi sono fornitori con accesso a dati sensibili senza formali autorizzazioni.
Considerato infine che:
attribuire le responsabilità esclusivamente al fornitore dei software che stanno dando problemi è una semplificazione, visto che il problema sembra sistemico e legato alla mancanza di una programmazione, di una supervisione e di una regia interna;
il rischio è che l’implementazione frettolosa di cambiamenti, i continui rimpalli di responsabilità all’interno di ASUIT e il clima di forte tensione che si immagina aleggi tra gli operatori tecnici informatici renda anche la parte tecnica non sanitaria dell’Azienda poco appetibile professionalmente;
la questione centrale, tuttavia, resta un’altra: come si pretende che medici, infermieri e operatori sanitari assumano decisioni rapide e corrette, talvolta decisive per la vita dei pazienti, se gli strumenti informatici messi loro a disposizione sono poco affidabili, privi delle informazioni essenziali (si pensi ai file CDA), poco user friendly, difficilmente interoperabili? Con quale leggerezza si può parlare di “innovazione digitale” quando vengono meno i presupposti minimi per una presa in carico clinica adeguata? Quale sicurezza viene realmente data ai dati sanitari?;
diventa quindi inevitabile porre l’attenzione sulle responsabilità complessive della dirigenza, e non solo del Dipartimento Tecnologie, ma di chi nel Consiglio di Direzione, nel quale è incardinato, per anni non ha presidiato e per questo non si è accorto del progressivo deterioramento dei sistemi informativi aziendali. Continuare a presentare ogni episodio di disservizi informatici come isolato significa negare l’evidenza dei fatti.
Tutto ciò premesso si interroga la Giunta provinciale per sapere
1. se sia al corrente dello stato complessivo in cui versano i sistemi informatici dell’ASUIT;
2. per quale motivo la Direzione Generale di ASUIT (ex APSS) abbia nominato a capo del Dipartimento Tecnologie un dirigente in comando dalla PAT con formazione di base in ambito umanistico, poco coerente con il profilo altamente tecnico necessario a governare un ambito così complesso e in forte sviluppo come quello dell’informatica e della digitalizzazione;
3. quali progettualità PNRR inerenti la M6C2 riguardanti il miglioramento dei servizi informativi e degli strumenti digitali (investimento 1.3.1, 1.3.2) sono state attivate in ASUIT (ex APSS) e a che punto di implementazione sono arrivati;
4. con quali strumenti di programmazione, valutazione e controllo si stanno presidiando l’implementazione di nuovi sistemi informatici e quale manutenzione viene garantita nel tempo;
5. quali altre progettualità informatiche sono state messe in atto, oltre a quelle finanziate dal PNRR (l’aggiornamento CUP ha altri canali di finanziamento?) e, nel caso ne siano state messe in atto altre, per quale ragione si è deciso di implementarle in un momento di tale sovraccarico;
6. quale la dotazione di personale tecnico che si occupa dei sistemi informatici nel Dipartimento Tecnologie, di cosa si occupa, come garantisce il coordinamento tra le diverse ditte alle quali si appaltano i software;
7. se in ASUIT esiste una struttura specificatamente dedicata alla sicurezza informatica e se no per quali ragioni;
8. se è vero che i fornitori dei software non sempre sottoscrivono formale autorizzazione per i dati sensibili (sanitari!) con il rischio di accessi non autorizzati;
9. se è vero che il nuovo SIO sia stato implementato nei PS senza collaudo certificato del fornitore e dell’utenza finale e se questo era previsto o meno nel bando di affidamento;
10. quali i tempi previsti per l’implementazione del nuovo SIO in tutti i reparti e servizi dell’ASUIT e se questi terranno più conto delle scadenze PNRR o di un’implementazione governata che non complichi la vita dei professionisti e garantisca completezza e sicurezza dei dati dei pazienti;
11. se davvero si pensa di andare a modificare in tempi brevi altri sistemi informativi (quello della radiologia e dell’assistenza domiciliare, quest’ultimo previsto nel PNRR) prima che si siano risolti i problemi informatici in atto e che si sia rivisto il governo dell’informatica aziendale;
12. in che tempi si pensa di risolvere i gravi problemi del software per il CUP (ci si augura che non ci si immagini davvero 1 mese) e chi si assumerà la responsabilità di oltre un mese (minimo) di pesanti disagi: se oltre a GPI (quali penali previste nel contratto?) anche i vertici aziendali, visto che questo disservizio informatico pare far parte di un più ampio “deterioramento” complessivo dei sistemi informativi aziendali;
13. che impatto avrà questa interruzione sull’accumularsi di ritardi nelle liste di attesa, visto che già qualche giorno fa si parlava sulla stampa di oltre 5000 visite cumulate e che il link per verificare i tempi di attesa medi delle 8 settimane precedenti presente sul sito di APSS “tempi effettivi di attesa” non rinvia più a questi dati, ma collega a TreC (ennesimo problema informatico…?!).
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Paolo Zanella
Francesca Parolari
Consiglio Provincia autonoma Trento (Pd del Trentino)
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