(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“Sappiamo benissimo che amministrare la giustizia è uno dei compiti più difficili in assoluto; tuttavia restiamo rispettosamente sbalorditi dalla recente sentenza di un giudice del Tribunale di Brescia che ha condannato l’imputato per atti sessuali con minori, derubricando in questo modo il reato rispetto alla richiesta iniziale di ‘violenza sessual’ ai danni di una bimba di 10 anni, rimasta incinta e poi indotta ad abortire.
Una vicenda di una gravità inaudita, se si pensa non solo all’età dei soggetti coinvolti (29 anni lui e 10 anni la bambina) ma anche al fatto che l’episodio si sia verificato all’interno di un centro di accoglienza per immigrati, che avrebbe dovuto in teoria offrire protezione alle persone ospitate, in particolare modo alle più fragili come appunto nel caso della bambina.
Poco importa ora la nazionalità delle persone coinvolte e, per contro, grande deve essere l’attenzione a fornire la tutela complessiva finora mancata alla bambina vittima di una così triste vicenda.
Resta l’amarezza per l’esito giudiziario inaccettabile di una storia che ha dell’incredibile, se non fosse per il fatto che è realmente accaduta con le sofferenze che ha inevitabilmente portato con se.
Può darsi che alla pubblicazione della sentenza emergano fatti che non conosciamo e contribuiscano a comprenderla e interpretarla diversamente.
Non riusciamo tuttavia a rassegnarci nel ridurla ad una questione strettamente giuridica: per noi il rapporto sessuale di un adulto con una bimba di 10 anni è sempre e comunque un atto di violenza, in cui la sopraffazione non lascia spazio ad alcun genere di consenso.
Un principio che va ben al di là del triste caso in questione, ma che deve essere di guida nel giudicare il comportamento di ogni adulto nei confronti di un minore”.
Così, in una nota, la senatrice di Fratelli d’Italia Paola Mancini.
