(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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In seguito alla recente pubblicazione della graduatoria nazionale per l’accesso alle facoltà di Medicina, emergono dati allarmanti che mettono nuovamente in discussione l’efficacia della riforma adottata dal Ministro Bernini.
Con 22.688 studenti risultati idonei e solo 17.728 posti disponibili, ci troviamo di fronte a una situazione critica, che evidenzia una disparità inaccettabile tra idonei e posti reali.
Quasi 5.000 aspiranti medici, pur avendo superato i requisiti minimi, verranno costretti a orientarsi verso corsi affini, come Biotecnologie e Scienze Infermieristiche, lasciando molti di loro delusi e frustrati.
La denuncia dell’Unione degli Universitari parla chiaro: la riforma ha fallito nel garantire accesso equo alle facoltà mediche, escludendo di fatto circa 30.000 studenti.
La riforma, implementata con un sistema basato su un semestre aperto e tre esami filtro, non è stata adeguatamente corretta in corsa e le misure adottate sembrano non bastare.
In passato, con i test tradizionali, circa 80.000 candidati venivano esclusi, e ora, nonostante i nuovi meccanismi, ci troviamo di fronte a un altro flop.
Auspico che il Ministero ascolti il grido di allerta degli studenti e delle loro famiglie, rivedendo le modalità di accesso alle facoltà mediche.
La formazione di professionisti della salute non può essere un’eccezione per pochi, ma deve diventare un diritto per molti.
