(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Come denunciato in una conferenza stampa del 16 dicembre dall’Amministrazione Centrale Tibetana, lo scorso 6 dicembre 80 cittadini tibetani sono stati arrestati per aver tentato di opporsi ad attività estrattive nel villaggio di Kashi, nella contea di Sershul, nel Tibet orientale.
I locali si sono mobilitati dopo aver appreso che una società cinese stava conducendo attività illegali di estrazione dell’oro, esacerbando ulteriormente le annose tensioni tra i locali e i minatori cinesi.
Le autorità cinesi hanno isolato il villaggio di Kashi e fatto irruzione nelle case degli abitanti, per intimidire, sequestrare i cellulari, e compiere arresti.
Alcune delle persone arrestate sarebbero state poi trasportate nella contea di Sershul per essere interrogate.
Preoccupa il fatto che i familiari di almeno sette degli arrestati non abbiano ancora ottenuto informazioni sulla loro ubicazione e sulle loro condizioni.
Altri sono stati rilasciati soltanto dopo essere stati costretti a firmare una dichiarazione di impegno a non prendere più parte a proteste contro le attività minerarie e a non fornire informazioni sulla situazione al mondo esterno.
La dichiarazione afferma anche che i cittadini locali hanno picchiato i poliziotti e lavoratori cinesi senza un motivo valido.
Frizioni e incidenti nei pressi di cantieri per lo sviluppo infrastrutturale o per la costruzione di siti minerari sono molto frequenti in Tibet.
L’impatto ambientale di tali opere di sviluppo si manifesta con danni ecologici a laghi, fiumi, praterie e luoghi di grande valore culturale per i tibetani.
Si aggiunge agli abusi che stanno portando all’eradicazione della cultura e tradizione tibetana, da ultimo l’obbligo di iscrivere i bambini tibetani alle cosiddette “scuole residenziali” dove viene insegnato loro soltanto il mandarino; oppure la pretesa di Pechino di interferire nel processo di selezione del successore del Dalai Lama.
Lo dichiarano in una nota congiunta i senatori di Fratelli d’Italia Giulio Terzi e Andrea De Priamo.
