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RETE 4 – ” QUARTA REPUBBLICA ” * « L’INTERVISTA A CLEMENTINA FORLEO SULLE RIVELAZIONI CONTENUTE NEL LIBRO ” IL SISTEMA ” DI ALESSANDO SALLUSTI CON LUCA PALAMARA »

Questa sera – in prima serata, su Retequattro – andrà in onda il colloquio che Clementina Forleo, attualmente Gip del tribunale di Roma, ha concesso a “Quarta Repubblica”, in merito alle rivelazioni sulla sua persona contenute ne “Il Sistema”, il libro-intervista di Alessandro Sallusti con Luca Palamara. Clementina Forleo nel 2007 era gip dell’inchiesta sulle scalate bancarie Unipol-BNL e aveva chiesto alle Camere l’autorizzazione a utilizzare le intercettazioni riguardanti alcuni parlamentari, tra i quali anche Piero Fassino e Massimo D’Alema.

A tal proposito, l’ex Presidente dell’Anm Luca Palamara ha dichiarato nel libro: “La procura di Milano non è quella di Catanzaro, è un monolite, un fortino delle correnti di sinistra, non espugnabile, neppure dall’Anm o dal Csm. Qualcuno sostiene sia un tempio, e nei templi non è ammessa l’eresia. L’eretica in questione è appunto Clementina Forleo, che da gip osa sfidare la procura sia la sinistra, nella primavera 2007 al governo. L’inchiesta è quella dei “Furbetti del quartierino” (…) La procura di Milano non la prende bene, il Pds neppure. Io capisco che non abbiamo scelta, al di là del merito tecnico-giuridico delle sue decisioni Clementina Forleo va rimossa, è un pericolo, e mi esprimo anche pubblicamente in tal senso, sia come Anm sia come capocorrente, dando indicazioni in tal senso ai miei uomini dentro il Csm, che infatti la trasferisce di peso al tribunale di Cremona”.

Clementina Forleo commenta così: «Quando ho letto queste parole, ho provato una grande amarezza e un indescrivibile senso di solitudine. In realtà ho sempre sospettato che la mia cacciata da Milano fosse stata dovuta a una sorta di compromesso, chiamiamolo così, tra un certo potere politico toccato da delicate indagini e certi vertici del potere giudiziario». Poi aggiunge: «Le dichiarazioni del dottor Palamara costituiscono prova di un’operazione che qualora dovesse essere corroborata da altre prove non esiterei a definire criminale. Ci tengo a dire che io sono stata sempre un giudice libero, un cane sciolto, io non sono né di sinistra né di destra, non penso di poter essere tacciata di essere di parte nel mio operare».

Sul fatto che “il sistema così come viene descritto” esista ancora, l’ex gip di Milano sostiene: «Il rischio c’è… Non vedo molti atti di dolore in giro, non vedo molte… diciamo redenzioni da parte degli interlocutori del dottor Palamara. Il sistema è stato descritto a caratteri cubitali nelle numerosissime chat, nei numerosissimi messaggi che dimostrano come il dottor Palamara non parlasse sicuramente da solo ma interloquisse con numerosissimi colleghi, alcuni con ruoli apicali nel potere giudiziario e ciò per spartirsi nomine, incarichi di ogni tipo ma anche per mandare segnali ai magistrati ritenuti scomodi, oltre che per mettere in difficoltà il potere politico in quel momento ritenuto ostile alla categoria».

Clementina Forleo esprime poi una speranza per il futuro: «Nell’interesse di tutti mi auguro che il dottor Palamara non resti il solo a pagare per questo scempio, lo voglio chiamare così. Per riacquistare credibilità chiediamo che i componenti del Consiglio Superiore siano eletti in base a candidature non controllate dalle correnti ma anche nell’interesse delle stesse parti politiche, qualunque sia il loro colore, onde evitare che le stesse, come si è visto in noti messaggi sempre estratti dal telefono del dottor Palamara, possano essere danneggiate dalla vicinanza di taluni vertici del potere giudiziario a forze politiche di segno opposto».

In merito al fatto che questo meccanismo possa distruggere la carriera di un magistrato, Forleo commenta: «Penso di sì, se non si ha la forza, la tenacia. Io devo dire grazie a chi mi ha difeso ma soprattutto ai miei genitori che non ci sono più e che mi hanno dato una forza di carattere che ha i suoi svantaggi ma ha anche avuto il vantaggio di farmi andare avanti a testa alta».

Infine, sulla sofferenza causata da questa vicenda, ammette: «Sì brucia molto. Forse brucia di più, non lo so».