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DAVIDE BASSI (VICEPRESIDENTE UNIVERSITÀ SVIZZERA ITALIANA) * COVID – TRENTINO: « QUANTE MORTI EVITATE SE INVECE DI NASCONDERE LA PORTATA DELLA CIRCOLAZIONE VIRALE, AVESSIMO ADOTTATO MISURE PER MITIGARE I DANNI? »

LINK BLOG BASSI * Oggi abbiamo saputo, sia pure in modo informale, che durante lo scorso mese di novembre il Trentino ha sottratto oltre 13.000 contagi dalle statistiche ufficiali. Il numero è abbastanza vicino alle stime grossolane che avevo fatto in questo blog.

Per due mesi ci hanno raccontato che “gli ospedali si erano riempiti perché i trentini ultra settantenni erano un po’ troppo scapestrati e invece di starsene a casa, andavano in giro e si contagiavano”. Una bugia, purtroppo una delle tante. Gli anziani si ammalavano perché il virus circolava a livelli altissimi, tripli rispetto a quelli ufficiali. E se anche se ne stavano chiusi in casa, il virus prima o poi arrivava, portato inconsapevolmente da figli o nipoti.

Dal 3 dicembre in poi, la Provincia Autonoma di Trento costretta da precise disposizioni nazionali ha incominicato a rendere noti i dati completi dei contagi durante le sue conferenze stampa serali. Peccato che abbia sfacciatamente continuato a non fare i tamponi molecolari di conferma così come era prescritto dalla normativa nazionale fino allo scorso 8 gennaio. Addirittura, giocando sapientemente sui ritardi, da inizio gennaio in poi ha fatto scendere il livello dei nuovi contagi settimanali comunicati all’Istituto Superiore di Sanità a livelli incredibilmente bassi.

Stupisce che il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità non abbiano esercitato i necessari controlli sui dati inviati dal Trentino. Eppure sapevano, ma hanno fatto finta di niente. Perché? Questo ce lo domandiamo in molti.

Per rinfrescare la memoria a chi gioca sulle parole, continua a negare l’evidenza e si trastulla con la favoletta della zona gialla/quasi bianca, riporto qui di seguito il grafico relativo ai contagi settimanali del Trentino così come risultano dalle diverse fonti. La linea nera, corrisponde ai dati inviati dal Trentino all’Istituto Superiore di Sanità, quelli sulla base dei quali è stato assegnato il livello di rischio del Trentino: